Welfare sanità, pubblico e privato uniti per riformare il sistema

Mercoledì 30 Settembre 2020 di Marco Barbieri
Il nuovo Welfare ricomincia dalla sanità. Anche prima dell’emergenza sanitaria Covid-19, si sa, «la salute viene prima di tutto». Lo si verifica da anni, oltre il buon senso proverbiale, con la spesa out of pocket degli italiani che è schizzata oltre i 40 miliardi (anche se la parte intercettata dalle compagnie assicurative vale meno di 2 miliardi di euro, cui si aggiungono le somme intermediate da fondi, casse e mutue). La copertura assicurativa – sul fronte della sanità integrativa – coinvolge ormai più di 13 milioni di cittadini, per lo più attraverso polizze collettive aziendali. Di questi il 46% è legato ai fondi sanitari integrativi. Seguono i fondi in autogestione e le casse professionali, rispettivamente con il 24% e il 16% degli aderenti. Infine, polizze individuali e mutue raggiungono solo il 12% e il 3% del bacino di utenza. «All’interno del sistema di welfare, la sanità ha subito uno stress test immediato e necessita di un potenziamento per tutelare la salute dei cittadini e garantire l’omogeneità di risposta su tutto il territorio nazionale». Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute per l’emergenza Covid-19, rappresentante italiano dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) ha ricordato più volte in queste settimane che la pandemia si è scatenata in un momento in cui la sanità italiana era stata ampiamente indebolita da un decennio di mancati investimenti, «ma ha dimostrato di avere una capacità di reazione importante che ha portato al raddoppio delle terapie intensive disponibili in appena due mesi. Avevamo 5.000 letti in Italia per 60 milioni di abitanti, contro i 28 mila della Germania per 80 milioni di abitanti. Ecco perché la Germania non ha mai avuto problemi di saturazione».


L’occasione Mes

Ora davanti a noi, secondo Ricciardi, c’è una grande occasione: spendere bene i finanziamenti – pari a circa 37 miliardi di euro in arrivo con il Mes – per potenziare il sistema sanitario e recuperare il gap degli ultimi dieci anni. «Abbiamo nuove risorse, ma ancora una vecchia governance con il potere di spesa in mano alle Regioni, io spero che questa opportunità non vada persa», ha sottolineato Ricciardi. Non si può parlare di post pandemia senza una riforma profonda del sistema sanitario che dovrebbe seguire tre direttrici: innanzitutto negli ospedali devono essere mantenuti stabilmente differenziati i percorsi Covid-19 e non Covid-19 per dare al sistema la possibilità di rispondere a tutte le altre malattie, per esempio le patologie croniche, così tanto trascurate nei mesi dell’emergenza. In secondo luogo, dovremo ripensare il rapporto tra medici di medicina generale e il Sistema sanitario nazionale, potenziando anche la tecnologia dove serve. Infine, terzo punto: dobbiamo puntare sul rafforzamento della medicina territoriale che è il primo soccorso dei cittadini. A partire dal 2010, la sanità italiana è stata colpita da una seria operazione di spending review: in 3 anni sono stati tagliati oltre 3 miliardi di euro in contributi al Ssn. Successivamente, questa spesa ha ricominciato a crescere e oggi vale poco più di 115 miliardi di euro. Uno dei costi più bassi di tutta Europa. Un Sistema sanitario nazionale, che dopo tanti anni di definanziamento, domani potrebbe godere di nuove e importanti risorse, non potrà comunque fare a meno del contributo della sanità integrativa offerta dall’industria delle assicurazioni.

Le assicurazioni

«Le aziende hanno avuto un ruolo determinante nell’evoluzione del modello di welfare integrativo sul fronte della salute – commenta Giovanna Gigliotti, ad di UniSalute, la compagnia del Gruppo Unipol, leader nel mercato della sanità integrativa – hanno reso possibile una copertura sanitaria aggiuntiva a chi non se la sarebbe potuta permettere». Il ruolo sociale delle compagnie di assicurazione si manifesta anche nel ventaglio di prestazioni che si affiancano a quelle statali, per assicurare visite specialistiche in tempi ragionevoli e soprattutto per offrire opportunità alternative rispetto all’offerta del Ssn. «L’attività assicurativa è sociale per definizione, anche se spesso lo si dimentica. Assicurare – commenta Gigliotti - significa trasferire i rischi della comunità in capo a un operatore in grado di gestirli riducendo gli effetti economici degli eventi avversi. In questo senso la protezione delle persone, delle aziende e dei loro beni ha un valore etico importante, soprattutto quando, come accade per il Gruppo Unipol, si aggiunge un’attenzione estrema alla gestione degli asset sulla base di politiche di sostenibilità che riguardano il rispetto dell’ambiente, dei lavoratori e della propria clientela. Grazie anche a questo nuovo contesto le compagnie di assicurazione possono cogliere una grande opportunità, e possono ancora di più continuare ad esercitare la loro funzione di protezione delle persone: lo stress test dovuto al Covid-19 ha imposto a tutti noi la necessità di raccogliere immediatamente le istanze di sicurezza e protezione espresse dai nostri clienti e di offrire quindi soluzioni tempestive e innovative».

L’arretrato

Senza il contributo della sanità privata non sarà possibile recuperare l’enorme arretrato che si è accumulato tra marzo e maggio scorso. L’epidemia ha comportato la sospensione di oltre 12,5 milioni di esami diagnostici, 20,4 milioni di esami del sangue, quasi 14 milioni di visite specialistiche e oltre 600mila ricoveri (secondo i dati Cerms, Università Cattaneo). Un arretrato colossale, che ha visto l’avvio di un celere smaltimento già dall’estate: «In luglio e agosto abbiamo erogato prestazioni in misura superiore a quella dello scorso anno», commenta l’ad di Unisalute, avviando così un percorso di normalizzazione nel Paese, sul fronte sanitario. «Chiave di volta di questo processo di riavvicinamento dei cittadini con il sistema pubblico-privato della salute è l’innovazione e quindi la digitalizzazione - continua Gigliotti – che finirà per rendere un beneficio al Ssn. Una tappa fondamentale è lo sviluppo della telemedicina, che viene proposta con le nostre polizze, con l’opportunità del video-consulto garantito entro 72 ore, con la possibilità di “uploadare” referti e documenti per renderli disponibili al medico in video. Siamo di fronte a una evoluzione del rapporto medico-paziente che è sicuramente senza ritorno nelle scelte di UniSalute». Anche questo fa parte del ruolo sociale che le compagnie di assicurazione svolgono sul fronte della salute. Ruolo che si rafforza nella capacità di connettere stabilmente le risorse del Terzo Settore nel circuito della sanità integrativa. «Abbiamo oltre 30mila soggetti convenzionati che provengono dal mondo della cooperazione sociale, in grado di offrire servizi di assoluta qualità verificata, dal fisioterapista alla badante spiega Gigliotti – un ventaglio di servizi alla persona che diventano valore aggiunto nella nostra proposizione».
  Ultimo aggiornamento: 1 Ottobre, 10:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA