Welfare, Gran Bretagna: i fondi da tasse, servizi e privati

Mercoledì 30 Settembre 2020 di Cristina Marconi

Il welfare britannico, fiore all’occhiello delle politiche pubbliche di un Paese che già nel Cinquecento aveva una “Legge sui poveri” e nel 1942 si è dato l’obiettivo di assistere tutti i suoi cittadini “dalla culla alla tomba”, rappresenta ogni anno circa il 24 per cento della spesa totale del governo ed è finanziato principalmente attraverso le entrate fiscali.  In termini di percentuale, il Regno Unito spende meno di altri Paesi come Francia, Italia e Germania, ma la crescita della spesa nel corso degli anni ha fatto sì che nel 2014 si mettesse un tetto, il cosiddetto “welfare cap”, su alcuni capitoli di spesa. Se si somma anche il mastodontico sistema della sanità, si arriva a due terzi della spesa.  Nel 2017 il costo di pensioni di anzianità, assegni di invalidità, sussidi per la disoccupazione, per le abitazioni, assegni famigliari, integrazioni del reddito, sgravi fiscali e altri benefits è stato di 264 miliardi di sterline, una cifra che equivale a 290 miliardi di euro circa.  La spesa per il servizio sanitario nazionale, l’Nhs, che impiega un cittadino britannico su 17, è di 214,4 miliardi di sterline all’anno, di cui 166,7 miliardi a carico del governo.  Il resto viene finanziato dai cittadini con l’acquisto di beni e servizi, dalle assicurazioni, dalle donazioni e dalle iniziative caritatevoli dei privati.  Su tutte queste voci di spesa incombe da sempre la minaccia di tagli e di privatizzazioni, che però come si è visto con la promessa mendace di poter trasferire tutti i fondi destinati a Bruxelles alla sanità con la Brexit, sono sempre meno popolari anche tra l’elettorato conservatore, anziano e bisognoso di cure.
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Ultimo aggiornamento: 1 Ottobre, 10:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA