Welfare, modello Francia: detrazioni e pensioni: 800 miliardi sul tavolo

Mercoledì 30 Settembre 2020 di Francesca Pierantozzi
Ci sono cifre che i francesi esibiscono come trofei: il loro tasso di fecondità, per esempio, 1,88 figli per donna (secondo solo alla cattolica Irlanda), il tasso di occupazione femminile, 67,6 per cento, anche questo tra i più alti del continente, e poi 800 miliardi di euro, il bilancio della loro Previdenza Sociale, la Sécurité Sociale, il primo nell’Unione. Sono solo alcuni numeri che danno l’idea dell’importanza, non solo economica, dell’Etat Providence, come i francesi chiamano il welfare: una nozione nata cara già ai tempi della Rivoluzione, quando l’idea di proteggere la famiglia fu espropriata alla Chiesa, radicata nella storia politica, che sia la gauche o la destra gollista. Anche Emmanuel Macron, pure non sospettato di facili tendenze socialdemocratiche, è alla poderosa macchina dello Stato provvidenza che ha fatto ricorso per arginare l’ondata socio-economica della crisi sanitaria, stanziando già dallo scorso aprile 110 miliardi di aiuti a famiglie e imprese, 15 miliardi in più per la sanità (tra maschere, tamponi e premi al personale sanitario) e osando di far sprofondare in rosso i conti con un disavanzo storico di 44,4 miliardi. La famiglia (rivista e corretta nel corso delle epoche e che oggi comprende genitori single, coppie gay, di fatto e ricomposte) è uno dei pilastri del welfare francese. Soltanto nel 2015 François Hollande ha trovato il coraggio di correggere uno dei fondamenti della politica familiare di Francia che prevedeva l’erogazione di generosi assegni familiari a partire dal secondo figlio uguali per tutti, senza distinzione di reddito. C’è voluto un presidente socialista per intaccare il sacrosanto criterio “universalista” applicato alla famiglia e molto caro ai gollisti: dal 2015, una famiglia con due figli che guadagna più di 6.085 euro al mese (netti) ha visto dimezzare i suoi assegni familiari.

LA FORMULA

Lo Stato “Providence” continua comunque a restare uno dei più generosi d’Europa nei confronti delle famiglie. Non soltanto grazie agli aiuti diretti (gli assegni in base al numero dei figli, i sostegni ai redditi più bassi, ai genitori single o i sussidi per le spese di alloggio), ma anche e soprattutto grazie agli aiuti indiretti, in particolare uno: la detrazione fiscale calcolata grazie al famigerato “quoziente familiare”. Introdotto nel 1946, sancisce il principio di un’aliquota fiscale calcolata anche in funzione della taglia e della configurazione della famiglia: più figli si hanno, meno tasse si pagano. Se la famiglia resta un pilastro, anche simbolico, del welfare francese, la prima voce della Sécurité Sociale è rappresentata dalle pensioni, che da sole valgono 339,6 miliardi di euro, ovvero il 46 per cento di un bilancio complessivo della Previdenza che ormai sfiora gli 800 miliardi di euro (tra prestazioni erogate e spese di funzionamento) ovvero il 31,7 per cento del Pil. In Europa nessuno fa di più. Sul podio dei paesi più generosi, dopo la Francia, ci sono la Danimarca (che al welfare dedica il 30,8 per cento del suo Pil) e la Finlandia (30,1 per cento). Oltre alle Pensioni e alla Famiglia, la Sécurité Sociale ha altre quattro “filiere”: la Sanità (261,1 miliardi), l’occupazione (44,3 miliardi, soprattutto in sussidi di disoccupazione), la lotta alla povertà e contro l’esclusione (23,9 miliardi), la politica della casa (17,2 miliardi, in costante diminuzione) e, da appena un mese, anche il sostegno agli anziani, con un bilancio che dovrà essere definito nei prossimi mesi, in particolare per lottare contro la perdita di autonomia dei senior ed evitare che l’assistenza ricada interamente sulle famiglie. Le cifre parlano di circa 10 milioni di over 75 che nel 2040 avranno bisogno di assistenza, il doppio rispetto a oggi. Un rapporto parlamentare del 2019 stima in 9 miliardi di euro l’anno la cifra da aggiungere, a partire dal 2030, ai 30 miliardi già destinati alla terza età. Per finanziare l’intero dispositivo previdenziale e sociale, (dal 1959 a oggi il bilancio del welfare è più che raddoppiato in proporzione alla ricchezza nazionale, passando dal 15 al 31,7 del Pil) la Francia ricorre ai contributi provenienti dalle retribuzioni (lavoratori e datori di lavoro) e a tasse ad hoc, come la Cgs, la Contribuzione sociale generalizzata.



I CONTI

Dopo dieci anni di costante risanamento dei conti (il 2019 aveva registrato un’eccedenza di quasi 9 miliardi nel bilancio della Sécurité Sociale), la crisi sanitaria ha di nuovo scavato nel tradizionale buco della previdenza sociale francese. A giugno, quando è stato deciso di aggiungere la branca senior al dispositivo, il Governo ha approvato anche uno spettacolare aumento di 136 miliardi ai debiti della previdenza. Polverizzato il precedente record negativo, raggiunto nel 2010 quando per contrastare gli effetti della crisi economica, il rosso dei conti della Sécurité Sociale aveva sfiorato i 28 miliardi. «Sono cifre molto preoccupanti» ha commentato a giugno l’allora ministro dei Conti Pubblici Gérald Darmanin, diventato nel frattempo ministro dell’Interno. Per cercare di arginare le derive, l’esecutivo ha messo in campo da qualche mese un battaglione di 4 mila agenti pubblici incaricati di dare la caccia alle frodi. Due rapporti resi noti a inizio settembre, uno dell’Assemblée Nationale e un altro della Corte dei Conti, sottolineano l’inefficacia dei controlli. Secondo cifre non ufficiali, ma fatte proprie dagli organismi locali incaricati di erogare le prestazioni, soltanto per i sussidi alle famiglie le frodi costerebbero allo Stato quasi 2 miliardi e mezzo di euro l’anno. In tutto, le valutazioni più estremiste considerano che la previdenza sociale francese patisca frodi (tra evasione dei contributi e prestazioni indebitamente percepite) fino a 25 miliardi di euro.
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Ultimo aggiornamento: 1 Ottobre, 10:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA