De Girolamo: «Vittima di un complotto». Il Pd: restano ombre, ma valuti il premier

Sabato 18 Gennaio 2014 di Claudio Marincola

​ Contro di me un complotto. Nunzia De Girolamo, ministro delle Politiche agricole ha puntato su un concetto semplice: la vittima, di una vicenda che sarebbe riduttivo definire kafkiana, non la Asl di Benevento, tantomeno la Sanit sannita alle prese con l’ennesima truffa. La vittima è lei, il ministro che «a leggere i giornali» sembra sotto inchiesta mentre non è «nemmeno indagata». La De Girolamo lo dice in un’Aula semideserta parlando 45 minuti con due sole interruzioni per bere un sorso d’acqua. Doveva fugare i dubbi sollevati dalle 27 ore di intercettazioni abusive. Rispondere alle interpellanze «urgenti» presentate dal Pd.

ZONE D’OMBRA

Le è riuscito solo in parte. Anche se alla fine anziché chiedere, come qualcuno si aspettava, le dimissioni tout court, il Pd ha preso tempo; sfumato l’aggressività iniziale; ribadito la presenza di «zone d’ombra e motivi di perplessità da approfondire». Così che a fare la voce grossa sono stati soprattutto i 5Stelle, i principali accusatori - assenti in massa anche loro - che hanno l’alibi di aver presentato una mozione di sfiducia. Ncd la difende a spada tratta. Sel chiede le dimissioni. Scelta civica non la sfiducia ma la segretaria, Stefania Giannini le chiede se per caso ora «non si senta a disagio». Che è un po’ come sfiduciarla. «Valuti lei se fare un passo indietro può essere utile al governo, che tra l’altro ha di fronte impegni molto rilevanti», dice a Radio Anch’io, Dario Nardella, uno dei renziani doc. Vuol dire che il Pd ora ha cose più importati a cui pensare, che la vicenda potrebbe perde energia strada facendo visti gli scenari. «Sarà Letta a valutare», taglia corto Gianni Cuperlo. Nel deserto di Montecitorio colpisce l’assenza del governo e del presidente del Consiglio Letta. Dei ministri sono presenti solo Alfano, che va via subito per partecipare al Cdm, Lupi e Quagliariello. L’unico sguardo benevolo le arriva dal Nuovo centrodestra, gli unici ad applaudirla, visto che anche il marito, il presidente della commissione Bilancio Francesco Boccia (Pd) sceglie di mantenere un contegno neutro.

NON FACCIO NOMI

«Il mio riserbo dei primi giorni, da alcuni scambiato per imbarazzo, è stato in realtà dettato dal rispetto che ho per il lavoro che la magistratura sta svolgendo e per il quale nutro una considerazione quasi sacra nella certezza che la giustizia e la verità trionfano sempre», ha esordito il ministro. Difficile parlare, restare freddi nei giorni della bufera mentre il perimetro delle affermazioni «pesanti» s’allargava. «Il bar e l’ospedale non hanno mai ricevuto su mia pressione nessun controllo dalla Asl, la mia era solo una battuta». Il linguaggio colorito? «È ovvio che uno nel privato della sua dimora possa lasciarsi andare ad affermazioni che non avrebbe fatto altrove». É l’ arringa di chi si è sentita sotto attacco, messa al tappeto da una mossa di judo. «Non è il caso di fare nomi, non faccio il magistrato, sono un politico», lei dice. E ancora: «Chi sa ed è venuto da me a denunciare o raccontare fatti, cose, circostanze, nomi che a volte a me stessa sembravano surreali, abbia il coraggio di parlare e di cambiare le cose. Chi conosce la verità non si sottragga».

LA DIFESA

La teoria del complotto. Il lucido disegno portato avanti in questi mesi da chi ha fatto di tutto per incastrarla, per inserirla nell’elenco dei «sospettati». E di conseguenza l’appello persino accorato «a non confondere le vittime con i carnefici». La voce le si incrina solo quando il ministro, da ex amazzone berlusconiana, si cala nella parte della mamma, «mia figlia deve poter andare a testa alta». Dicevamo del Pd affatto convinto delle sue spiegazioni. «Per situazioni molto meno rilevanti la Idem si è dimessa», fa la sua equazione il dem Andrea De Maria. Mentre Cuperlo lascia che a decidere sia Letta suggerendogli però il finale, perché «c’è una dimensione della politica che non si può scaricare su quella giudiziaria«. E allora? «Un gesto del ministro le consentirebbe di difendere la sua onorabilità». Un gesto che lei non farà.

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