Landini: "Erosione di diritti anche
per colpa del Pd". La Cgil si dissocia

Lunedì 16 Marzo 2015 di Alessandra Severini
Maurizio Landini (LaPresse)
ROMA - «Io e i lavoratori il paese lo vogliamo cambiare più di Renzi». Il leader della Fiom Maurizio Landini difende così il lancio della sua “coalizione sociale” che a sinistra ha creato tanto gelo e imbarazzo.



«Non voglio fare un partito né uscire dal sindacato – torna a ripetere il segretario delle tute blu - ma il sindacato deve essere un soggetto politico, deve discutere alla pari. Chi è in mala fede tenta di descrivere questa iniziativa dentro la logica politica di adesso». L'obiettivo della sfida lanciata da Landini è fermare «l'erosione di diritti» a cui «anche il Partito democratico» avrebbe contribuito.



Ma in realtà l'attivismo di Landini non piace all'ala bersaniana del Pd né alla Cgil. Landini ha detto che la sua iniziativa «sta dentro la strategia della Cgil» e che Susanna Camusso ne è informata. Ma solo dopo poche ore è arrivata la smentita secca da corso Italia: «Né il segretario generale della Cgil né la Segreteria della Cgil, sono stati informati della riunione della Fiom in cui si è discusso della formazione di una “coalizione sociale” e, tanto meno, ha espresso appoggio a quel progetto». Anche l'ala bersaniana prende le distanze dalla Fiom e nell'assemblea convocata per il 21 marzo dal titolo “A sinistra nel Pd” saranno presenti esponenti della Cgil e di Sel ma nessun invito sarebbe stato indirizzato a Landini. Intanto nelle primarie del centrosinistra per la candidatura a sindaco di Venezia, vince Felice Casson (55,6%).



Nel centrodestra sembra invece ormai cosa fatta l'alleanza tra Forza Italia e Lega in Veneto a sostegno della candidatura di Luca Zaia. Porte chiuse invece a Ncd. «Alfano è il nulla», attacca Salvini. Il processo Ruby intanto fa ancora discutere. In difesa del pm Ilda Boccassini si è pronunciato il procuratore capo di Milano, Bruti Liberati: «E' stata attaccata spesso in modo vergognoso». Il capo della procura sostiene che l'indagine era “doverosa” e smentisce che siano stati sprecati soldi pubblici: «E' stato un procedimento che ha visto in campo forze estremamente limitate della procura, è stato fatto con una piccola squadra di polizia giudiziaria, il numero di intercettazioni telefoniche è stato limitatissimo quanto una piccola indagine per spaccio di stupefacenti di periferia per un costo totale di 66 mila euro». Ultimo aggiornamento: 11:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA