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Riina jr: "Non giudico Falcone e Borsellino.
L'arresto di mio padre? Non lo condivido..."

Vespa e il figlio di Riina
Vespa e il figlio di Riina
8 Minuti di Lettura
Mercoledì 6 Aprile 2016, 16:39 - Ultimo aggiornamento: 21:20

Salvo Riina, figlio di Totò Riina, parla per la prima volta in televisione: e l'intervista a Padova di Bruno Vespa, che sarà trasmessa questa sera alle 23.15 a Porta a Porta su Raiuno, ha già provocato diverse reazioni, con le associazioni delle vittime della mafia, la Commissione parlamentare di Vigilanza e la Commissione Antimafia già sul piede di guerra. Bufera dunque sul servizio pubblico Rai, dopo che già lo scorso anno Vespa finì nell'occhio del ciclone per l'intervista ad alcuni membri della famiglia Casamonica.

Riina - annuncia la scaletta del programma - ricorda i sedici anni accanto al padre latitante, l'immagine di Totò Riina dinanzi al televisore che trasmetteva le stragi di Capaci e via D'Amelio, i silenzi in una famiglia che sapeva e non parlava. Salvo Riina si rifiuta di rispondere alle domande di Vespa su Falcone e Borsellino. Nessuna presa di distanza dai molti delitti del padre, nonostante i ripetuti inviti del giornalista. L'intervista sarà commentata in studio da Antonio Emanuele Schifani, figlio di uno degli agenti della scorta di Falcone, da Giuseppe Enrico Di Trapani del Comitato 'Addiopizzò, da Luigi Li Gotti, difensore di Buscetta e di Brusca e dal giornalista Felice Cavallaro.

In apertura di puntata avrebbe dovuto esserci Pier Luigi Bersani, che però non sarà questa sera ospite di 'Porta a Porta'. Il forfait dell'ex segretario Pd è dovuto, come era stato fatto trapelare poco meno di un'ora fa, all'annunciata intervista del figlio di Totò Riina al programma di Bruno Vespa. La trasmissione quindi avrà inizio direttamente con l'intervista a Salvo Riina.

PENTITI «Solo in Italia succede ciò. In tanti altri Paesi democratici non succede che un pentito che dice di aver commesso centinaia di omicidi non fa neanche un giorno di carcere. Poi accusano le persone, le mandano in carcere poi tornano a fare quello che facevano prima. Si poteva scegliere di fa scontare un minimo delle cose che avevano fatto». Lo afferma Salvo Riina, figlio di Totò Riina, nell'intervista a Bruno Vespa a Porta a Porta. «I pentiti sono stati sicuramente usati dallo Stato, si poteva fare un'altra scelta con loro», spiega nell'intervista il figlio di Totò Riina. «Non si accusano le persone solo per un tornaconto, ci sarà sempre un giorno in cui dovrai pentirti davanti a Dio», aggiunge. 

CAPACI «Noi solitamente uscivamo con la nostra compagnia e sentimmo un sacco di ambulanze, spesso se ne sentivano, ma questa volta c'era un viavai di ambulanze e auto della polizia che andavano verso Capaci. Ci dissero che avevano ucciso Giovanni Falcone. Restammo tutti ammutoliti, poi tornammo a casa e c'era mio padre che guardava il tg. Non mi venne mai il sospetto che mio padre era dietro gli attentati», afferma Salvo Riina, il figlio di Totò Riina, ricordando i momenti successivi alla strage di Capaci, del 23 maggio 1992 nel corso dell'intervista a Porta a Porta. «Io non giudico Falcone e Borsellino. Qualsiasi cosa io dico sarebbe strumentalizzata. Se io esterno un parere su queste persone viene strumentalizzato, io ho sempre rispetto per i morti, per tutti».

"AMO MIO PADRE" «Per me lo Stato è l'entità in cui vivo, questo per me è lo Stato. Io rispetto lo Stato, l'ho sempre rispettato, magari non condivido determinate leggi o sentenze. Se condivido l'arresto di mio padre? No, perché è mio padre. A me hanno tolto mio padre», ha detto Riina jr rispondendo a Bruno Vespa che gli chiede cosa sia per lui lo Stato e cosa pensasse rispetto alla condanna di Riina. «Perché io amo lui e la mia famiglia, non tocca a me giudicare le azioni della mia famiglia, io giudico ciò che mi hanno trasmesso, i valori, il rispetto. Se io oggi sono la persona che sono lo devo ai miei genitori», risponde poi a Vespa che chiedeva perché, nel suo libro, manchi qualsiasi parola di dissenso rispetto al capo dei capi della mafia. «Molti penseranno che è un libro reticente ma io ho voluto scrivere ciò che è stata effettivamente la vita all'interno della mia famiglia. I rimproveri non toccano a me. Non tocca a me giudicare, ci sono stati giudici e sentenze, non li condivido ma mi sta bene».

COS'E' LA MAFIA? La mafia cos'è? «Non me lo sono mai chiesto, non so cosa sia. Oggi la mafia può essere tutto e nulla. Omicidi e traffico di droga non sono soltanto della mafia». Lo afferma, nell'intervista a Bruno Vespa a Porta a Porta, Salvo Riina, il figlio di Totò Riina. Riina, raccontando della sua vita, parla di «un'infanzia molto serena, perché a casa nostra non ci hanno mai trasmesso determinate problematiche che potevano vivere i miei genitori». E a Vespa che gli chiede se si è mai chiesto perché non andasse a scuola, Salvo Riina replica: «Per noi non era normale ma non ci siamo mai chiesti perché non ce le facevano queste domande, eravamo una sorta di famiglia diversa, abbiamo sempre vissuto un pò questa vita diversa dagli altri. L'arresto mio padre è stato uno spartito». «C'era - prosegue - una sorta di tacito accordo familiare, noi eravamo bambini particolari, il nostro contesto era diverso, abbiamo vissuto anche in maniera piacevole, nella sua complessità è stato come dire un gioco». 
 

VESPA CONFERMA: ANDRA' IN ONDA Non è bastata la levata di scudi di buona parte del Parlamento, né l'intervento del presidente del Senato e della Commissione Antimafia, tanto meno la protesta dei parenti delle vittime o delle associazioni per la lotta alla criminalità. Bruno Vespa ha difeso fino in fondo la scelta di mandare in onda questa sera a Porta a Porta l'intervista al figlio di Totò Riina, condannato anche lui per associazione mafiosa, che ha appena pubblicato un libro in cui parla del rapporto con il padre e della sua vita familiare. «Per combattere la mafia, che tuttora è potente e gode di protezione diffusa, bisogna conoscerla», ha spiegato il giornalista prima di lanciare l'intervista. «Amo mio padre e la mia famiglia, non tocca a me giudicare le azioni della mia famiglia», ha detto, tra l'altro Riina jr.

Dopo una giornata di tensioni e contatti, il dg Antonio Campo Dall'Orto, che aveva scelto di dare forfait ad un incontro al Festival di Giornalismo di Perugia per seguire il caso, ha confermato la stima al conduttore e dato l'ok alla trasmissione. La Rai ha precisato però che domani andrà in onda una puntata dedicata alla lotta alla mafia «per offrire un ulteriore punto di vista contrapposto a quello offerto dal figlio di Riina» con ospiti il ministro dell'Interno Angelino Alfano e il presidente dell'Autorità anticorruzione Raffaele Cantone. Secondo Viale Mazzini si tratta di «polemiche preventive» da parte di chi non ha visto l'intervista, che Vespa conduce «senza sconti».

Alle prime polemiche, emerse ieri sera, i vertici della tv pubblica hanno subito capito che bisognava evitare il bis del polverone seguito all'ospitata dei Casamonica a Porta a Porta. Per questo il direttore dell'offerta informativa Carlo Verdelli ha voluto esaminare già ieri l'intervista, dando poi il suo via libera, anche perché era corredata da un dibattito sull'argomento. Dopo un confronto con il direttore di Rai1 Andrea Fabiano, il dg ha deciso quindi di approvare l'idea di una puntata successiva sulla lotta alla mafia per riequilibrare i punti di vista. Una posizione che però non è piaciuta a molti, nel Pd e non solo, perché accrediterebbe la tesi che «sulla mafia ci sarebbero punti di vista contrapposti che hanno diritto, entrambi, ad essere rappresentati».

Tante e dure le prese di posizione: a partire da quella del presidente del Senato Pietro Grasso che ha annunciato di non voler vedere la trasmissione, passando dal presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, che ha accusato Vespa di «negazionismo della mafia». Per non parlare delle proteste di Maria Falcone, sorella del giudice, e Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, o della Fondazione Caponnetto e di Don Ciotti. L'ex segretario Pd, Pierluigi Bersani, ha deciso di disertare la prima parte del programma che lo vedeva ospite, costringendo gli autori della trasmissione ad optare per un approfondimento sul caso Regeni. Proprio dai dem è partito il fuoco di fila contro la trasmissione, ma critiche sono arrivate anche da M5S, Sinistra Italiana, verdiniani. Oltre che dalla Federazione Nazionale della Stampa.

A difendere Vespa i centristi, di Ncd e Ap, e Forza Italia, che hanno ricordato agli esponenti del centrosinistra il loro silenzio in occasione delle celebri interviste a Ciancimino jr da parte di Michele Santoro. Del caso si è discusso in Commissione di Vigilanza, dove verrà presto ascoltato Fabiano per «fare trasparenza», come chiesto dal presidente della bicamerale, Roberto Fico. L'esponente M5S ha inoltre proposto un atto di indirizzo per regolare la presenza degli ospiti nei talk show, che sarà presto messo all'ordine del giorno. «Negare la sua presenza o la sua intervista a 'Porta a portà mi sembra una sciocchezza sinceramente», ha spiegato Tina Ceccarelli, la responsabile della cooperativa padovana Diogene presso la quale Salvatore Rina sta scontando il periodo di libertà vigilata.

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