Napoli, dimesso dal pronto soccorso muore d'infarto: gli eredi risarciti con 800mila euro

Martedì 7 Febbraio 2017

NAPOLI - L'Asl di Napoli è stata condannata a risarcire gli eredi di un uomo morto per un infarto a 63 anni nel 2011 dopo essere stato dimesso rapidamente dal pronto soccorso dell'ospedale Loreto Mare di Napoli. Il Tribunale di Napoli-VIII Sezione civile ha stabilito il maxi risarcimento in quasi 800 mila euro.

A dare notizia della sentenza è l'associazione Giusta Causa, alla quale si sono rivolti i familiari di A.M. subito dopo la sua morte per vedere riconosciute in sede civile le loro ragioni. Secondo quanto ricostruito, la sera del 2 gennaio 2011 il paziente viene portato in ambulanza con un opprimente dolore toracico al pronto soccorso dell'ospedale napoletano. Dopo solo 2 ore, nonostante un elettrocardiogramma anomalo, ne viene decisa la dimissione con una generica diagnosi di dolore toracico. Non vengono ripetuti, riferisce l'associazione, gli esami enzimatici fondamentali per l'accertamento di un infarto in atto. A.M. torna a casa, ma è costretto poche ore dopo a richiamare il 118. Scatta il trasferimento d'urgenza al II Policlinico di Napoli, ma il quadro cardiaco è ormai irreversibilmente compromesso e l'uomo muore il 3 gennaio 2011.

Nella sentenza si parla di «plurimi episodi di negligenza» dei sanitari dell'ospedale Loreto Mare, continua l'associazione, che spiega: se si fossero effettuati tutti i dovuti accertamenti, magari trattenendo - come da protocolli e da linee guida - qualche ora in più il paziente, si sarebbe, con estrema verosimiglianza, individuato e poi trattato l'infarto in atto. La pronuncia di oggi arriva dopo anni di battaglia legale. Del caso si è occupato un pool di consulenti, guidati e coordinati dal medico-legale Francesco Nobili. Una storia che, commenta l'associazione, evidenzia «ancora una volta come le plurime negligenze riscontrate nei pronto soccorso nazionali, e campani in particolare, se non urgentemente affrontate e corrette, portino, anche a distanza di anni, a un ulteriore e gravoso esborso economico a carico del sistema sanitario nazionale, così come il risarcimento disposto oggi testimonia appieno».

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