"Il caporeparto voleva dargli una promozione":
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"Il caporeparto voleva dargli una promozione": Massimo Donatini ha ucciso per nulla
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Mercoledì 8 Aprile 2015, 12:25 - Ultimo aggiornamento: 9 Aprile, 09:27

LUCCA - Massimo Donatini non stava per essere licenziato, doveva semplicemente tenere un corso di aggiornamento professionale. Ma per lui quello era l'inizio della fine della sua carriera. Ha ucciso per nulla, quindi, perché Francesco Sodini, il suo caporeparto, non aveva mai preso in considerazione l'idea di licenziarlo. Quel corso serviva in vista di una futura promozione. Eppure lui lo ha freddato con 13 colpi di pistola.

L'OMICIDIO: 'AVEVO PAURA DI ESSERE LICENZIATO' All'alba ha percorso a piedi quasi otto chilometri, per essere puntuale alle 7 del mattino davanti al suo caporeparto, lo ha ucciso con tredici colpi sparati dalla pistola rubata al padre il giorno prima, poi si è messo di nuovo a correre, altri tre chilometri, per raggiungere il comando provinciale dei carabinieri. Davanti ai militari si è scaricato: 'Temevo di essere licenziato, questa è la pistola con cui ho ucciso'. È racchiusa in questo film la lucida follia di Massimo Donatini, 43 anni, caldaista irreprensibile in una cartiera del gruppo Lucart a Porcari di Lucca, che stamani ha teso un agguato al suo capo, Francesco Sodini, 52 anni, in una fredda mattina di aprile, mentre l'uomo era appena uscito di casa, in un quartiere residenziale di Lucca, e come d'abitudine si stava dirigendo verso la sua auto per andare al lavoro. Alla finestra dell'appartamento, la moglie, terrorizzata, ha assistito alla scena, prima che anche altri testimoni avvertissero polizia e ambulanza.

L'operaio, descritto dai colleghi come serio e coscienzioso, ha fatto piombare due famiglie nella tragedia, quella del suo capo reparto, ma anche la propria. Sodini, che aveva un fratello ispettore di polizia alla questura di Lucca, oltre alla moglie, lascia due figli ventenni.Donatini abita invece a Camigliano, frazione di Capannori, con la moglie e un figlio di 3 anni. Poco distante da lui vive anche il padre: è a lui che l'operaio ha rubato la pistola usata per uccidere, una Glock calibro 9x21, denunciata regolarmente e custodita in un armadio blindato, insieme ad altri fucili da caccia. Convinto a mettere a segno la sua personale vendetta forse, come dice lui, per essere stato messo in cattiva luce tanto da temere il licenziamento, Donatini, che probabilmente non aveva grande esperienza con un'arma, il giorno prima, così avrebbe raccontato ai carabinieri, ha anche provato quella pistola in un campo.

Francesco Sodini lavorava alla Lucart da oltre 30 anni, durante i quali, «si era sempre distinto per dedizione, competenza, correttezza e serietà», dice l'amministratore delegato del gruppo cartario Massimo Pasquini. «Siamo tutti sconvolti per l'assurdità di quello che è accaduto ed increduli per le persone che ne sono state coinvolte - afferma in una nota diffusa alcune ore dopo l'omicidio -. Mai, in nessun modo, erano emersi in azienda elementi che potessero far presumere un'esplosione di violenza da parte di un operaio modello, anche lui nostro collaboratore da oltre 25 anni. Nessuna ipotesi di riduzione di personale lo aveva visto coinvolto né lo avrebbe coinvolto in futuro». Le stesse parole vengono ripetute anche dai rappresentanti sindacali e da chi ha lavorato gomito a gomito con l'operaio e il caporeparto. «È un fatto inspiegabile», afferma Federico Fontanini, della Cisl, che aggiunge: «I compagni di lavoro non sono a conoscenza di eventuali screzi e non sanno darsi una spiegazione, parlano di due persone normali». «Quanto accaduto, per quel che ci risulta è inspiegabile e non riconducibile a motivi di lavoro», dicono i sindacalisti Cgil.

L'operaio, che nel pomeriggio è stato ascoltato nel carcere di Lucca, continua a dare la sua fredda versione, dicendo di aver avuto screzi con Sodini, dissidi ai quali tuttavia gli inquirenti continuano a non trovare conferme. Anche il sindaco di Porcari, Alberto Baccini, è disorientato: «Non so che dire, siamo tutti sotto choc. Non riusciamo a spiegarci perché sia accaduto....».

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Ha ucciso il capo e ha confessato, poi la verità.

Posted by Leggo - Il sito ufficiale on Mercoledì 8 aprile 2015

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