Allarme migranti, nel 2014 triplicati sbarchi e
vittime: il Mediterraneo è la 'strada della morte'

Giovedì 11 Dicembre 2014 di Valeria Arnaldi

ROMA - Il mar Mediterraneo è la “strada più mortale del mondo”. Sono almeno 3419 i migranti che, da gennaio, vi hanno perso la vita. Oltre 207mila quelli che hanno tentato di attraversarlo, un numero quasi tre volte superiore al precedente del 2011 dei 70mila fuggiti dai loro Paesi durante la primavera araba.

L'annuncio è dell'Agenzia Onu per i Rifugiati, nel giorno di apertura di un forum di discussione a Ginevra, organizzato dall'Alto commissario dell'Onu per i rifugiati, António Guterres. Tema di quest'anno, la protezione dei migranti nel mare. Sono numeri record quelli registrati, forse anche sottostimati per le stime che mantengono il “sommerso” di un potenziale non precisamente calcolabile. Numeri che raccontano la drammaticità del fenomeno e le sue trasformazioni, tra rotte e motivazioni. A far salire vertiginosamente le cifre di migranti e vittime sono stati i conflitti in Libia, Ucraina e Siria-Iraq.

La geografia della guerra ha determinato quella dei flussi, eleggendo l'Europa a meta principale dei migranti via mare. Movimenti e conseguenti pericoli, però, riguardano tutto il mondo. Nel 2014, circa 348mila persone hanno rischiato la vita in mare per migrare o cercare asilo in altri Paesi. Almeno 4727 sono morte in questo tentativo, secondo le stime dell'Alto Commissario Onu per i rifugiati.

Proprio i rifugiati, per la prima volta, sono diventati una «componente essenziale di questo tragico flusso», di cui rappresentano quasi il 50%. Se il Mediterraneo rimane la rotta principale dei cosiddetti “viaggi della speranza”, non è l'unica. Nella regione del Corno d'Africa, sono oltre 82mila le persone che hanno attraversato il Golfo di Aden e il Mar Rosso nell'anno che si sta chiudendo. Circa 54mila, invece, quelle partite dal Bangladesh o dalla Birmania, nel sud-est asiatico, per raggiungere la Tailandia e la Malesia. Quasi 5mila i migranti nei Caraibi.

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