Inflazione, aumentano i prezzi ma i salari no. Pa, nuove regole sui permessi

Lunedì 20 Marzo 2017 di Alessandra Severini

L'inflazione torna a crescere, i prezzi anche e gli economisti sorridono. Lo definiscono un buon segno per la ripresa economica ma per i consumatori le cose stanno un po' diversamente. Se infatti i prezzi crescono, gli stipendi continuano a rimanere al palo.

Secondo i dati contenuti nell'ultimo dossier dell'Istat sulle retribuzioni contrattuali, elaborati dall'Adnkronos, negli ultimi sei anni gli stipendi regolati dai ccnl sono aumentati solo del 7,1%, con notevoli differenze tra settore e settore. Nel settore pubblico, del resto, le retribuzioni sono bloccate dal 2010, mentre nel settore privato l'aumento è stato del 9,8%.

Per gli statali, dal comparto della scuola a quello delle forze dell'ordine, la variazione nel 2016 è dello zero rispetto a sei anni prima, con l'unica eccezione dei vigili del fuoco, che hanno ottenuto un aumento del 3,1%. Nel settore privato il comparto dove gli stipendi sono cresciuti di più è quello delle estrazioni minerali (+14%), seguito da quello dell'energia e petrolio (+13,9%), della gomma (+13,7%), della chimica (+13,6%), del tessile (+13,2%). Per gli statali inoltre si va profilando un'altra stretta, quella ai permessi retribuiti previsti dalla legge 104 del 1992 sulla tutela dei disabili e di chi li assiste.

La contrattazione fra governo e sindacati riguarderà, infatti, anche la materia delle malattie e dei permessi. I permessi non potranno essere spacchettati in minuti o frazioni di ora ma goduti o a giorni (tre al mese) o ad ore (18 al mese). Inoltre è possibile che siano previsti altri paletti', per esempio la necessità che il dipendente dia un minimo di preavviso prima di prendere il permesso e renda tracciabile' l'assenza.

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