Fortuna, il legale della famglia: «Ora le istituzioni trovino un lavoro al papà della piccola»

Sabato 30 Aprile 2016

A seguito dell’arresto di Raimondo Caputo per l’omicidio della piccola Fortuna Loffredo e dell’agghiacciante scenario emerso dall’ordinanza di custodia cautelare, l’avvocato Angelo Pisani, che con Sergio Pisani assiste il padre, i nonni ed i familiari della piccola, ripete il suo allarme sulla calamità criminale sui minori e racconta.

« L’orrore che suscita la lettura della minuziosa ordinanza (122 pagine) del gip Alessandro Buccino Grimaldi sull’omicidio della piccola Fortuna Loffredo - scrive Pisani - è pari solo allo sgomento che si prova dovendo accertare, oltre all'assenza delle istituzioni e mancanza di valori elementari, la coltre di connivenze e complicità familiari, talvolta anche da parte delle madri e nonne, dentro quello che emerge come un contesto sociale e criminale tra i più degradati e feroci dell’intero pianeta. Lo scenario entro cui si inserisce l’orrendo giro di pedofilia e criminalità che ieri ha portato in carcere Raimondo Caputo è quello tipico della nuova camorra, dove il disprezzo della vita umana rappresenta un elemento tipico del sistema criminale, anche quando si tratta di frantumare, per vizio o quasi per “gioco”, la vita dei bambini, compresa quella dei propri figli. Del resto, la miseria morale e materiale spinta a condizioni di estrema, quotidiana disperazione, sono da sempre l’humus più fertile dentro il quale attecchisce e cresce la pianta venefica del giogo camorristico e della moderna criminalità. Né sono serviti, come si può ampiamente constatare negli atti del gip e nelle rigorose ricostruzioni dei pm Domenico Airoma e Claudia Maone, i giustificativi rimedi istituzionali finora messi in campo dallo Stato, laddove è evidente che occorrono invece strumenti radicali, lavoro, cultura , sviluppo economico e luci per un rivolgimento a 360 gradi di assetti sociali come quello del Parco Verde di Caivano, quell’infernale negazione dei più elementari diritti umani così nitidamente descritto nell’ordinanza. A fronte di situazioni che sfidano perfino le leggi naturali e ci inducono a vergognarci di appartenere non solo all’umanità, ma perfino alla specie animale, ci vuole insomma ben altro. Ed è per questo che il mio ringraziamento per l’enorme e difficile lavoro svolto va alla magistratura, che ancora una volta sta svolgendo un ruolo essenziale, nelle nostre disastrate terre, anche dentro quel vuoto lasciato dagli altri presìdi dello Stato, tutti responsabili di aver lasciato che creature innocenti come Chicca e come forse altri bambini venissero letteralmente buttati via dopo essere stati ripetutamente abusati. Ma il primo, emozionato ringraziamento lo devo a Federico Bisceglia, il magistrato di Napoli Nord scomparso in un incidente stradale pochi mesi dopo, che fin dall’inizio accolse i miei sospetti sul fatto che la morte di Chicca non fosse dovuta ad una caduta accidentale, come tanti volevano affermare per chiudere il capitolo e come invece un anno prima era stata "raccontata" in primis da una diversa madre quella del piccolo Antonio, al quale era invece toccata un'atroce sorte. E fu proprio a Federico Bisceglia che nei primi giorni delle indagini , dopo aver raccontato le mie tristi sensazioni e sospetti poi rilevatisi fondati , consegnai i quaderni e i disegni delle bambine, poi risultati così determinanti per l’accertamento della verità. Così come dobbiamo essere grati alla mamma di Fortuna, Domenica Guardato, come al padre Pietro Loffredo che piangeva e gridava dal carcere dove era recluso per vendita di cd falsi, per aver preteso fin dal primo momento di conoscere la verità, sottoponendosi alle luci dei riflettori per chiedere giustizia sulla morte della sua bambina, ben consapevole, come oggi mostrano le carte giudiziarie, della sfida che stava lanciando alle omissioni e assenza delle istituzioni e ancor di più allo strapotere camorristico degli orchi assetati di sangue e di carne umana, anche quella dei bambini. Ancora una parola va detta per il papà di Fortuna, un giovane recluso da anni per contraffazione di CD, colpevole di essere nato in uno dei luoghi più degradati della terra, dove la deprivazione di futuro e speranza sono condizioni congenite all’esistenza umana. Per Pietro Loffredo rivolgo un accorato appello alle istituzioni affinché gli possa essere data la dignità di un lavoro per la crescita e la tutela della sua famiglia. Ha un altro figlio piccolo da crescere, ma la ragione principale è che Pietro possa diventare il simbolo di uno Stato che, seppure tante volte sconfitto, è ancora in grado di offrire una speranza, anche agli “ultimi” come lui».

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