Ucraina, sventato il rischio di una guerra o bluff di Putin? Il ruolo della Nato e le mosse di Mosca

Una partita a scacchi che va avanti da giorni, con l'incertezza sui movimenti del presidente russo

Ucraina, sventato il rischio di una guerra o è un bluff di Putin? Il ruolo della Nato e le mosse di Mosca
Ucraina, sventato il rischio di una guerra o è un bluff di Putin? Il ruolo della Nato e le mosse di Mosca
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Mercoledì 16 Febbraio 2022, 11:06 - Ultimo aggiornamento: 17 Febbraio, 18:46

Secondo la Cia l'invasione russa in Ucraina sarebbe dovuta avvenire oggi. Un'allerta - fatta volontariamente filtrare dall'intelligence Usa - che era stata letta come una strategia di Joe Biden per frenare Vladimir Putin svelando i suoi piani d'attacco anticipandone le mosse. Da Mosca la risposta, che si è ripetuta per giorni, è racchiusa nel termine «isteria», più volte utilizzato nei confronti dell'amministrazione americana. 

De-escalation russa o bluff di Putin?

Una partita a scacchi che va avanti da giorni, con l'incertezza sui movimenti di Putin. Sta realmente allentando la tensione al confine o si tratta di un bluff? Mentre il ministero della Difesa russo annunciava il ritiro di alcune truppe mostrando anche i filmati, la Cnn rispondeva pubblicandone altri che mostravano il contrario, ovvero l'avanzamento dei carri armati. Il meteo della crisi in Ucraina resta quindi ancora molto instabile nonostante i segnali di distensione inviati da Mosca che assicurava di non volere la guerra. Ma su questo la Nato si è espressa mostrando molti dubbi. Non credono a a una reale de-escalation sul terreno e sulla stessa linea di pensiero si è posizionato anche Biden secondo il quale un attacco russo resta ancora «una possibilità concreta». 

Un ritiro «pianificato», ha chiarito il ministro degli Esteri Serghei Lavrov, respingendo gli allarmi diffusi come «terrorismo mediatico», frutto «dell'isteria occidentale». Per la Nato però «non ci sono segnali sul terreno che la Russia stia riducendo le truppe ai confini dell'Ucraina», ha affermato il segretario generale Jens Stoltenberg. Che ha chiesto anche il ritiro dei mezzi pesanti e dell'equipaggiamento militare. A rafforzare lo scetticismo occidentale è arrivata la denuncia di Kiev di un cyberattacco ai siti del ministero della Difesa e di due banche pubbliche. Un segnale, se confermato, di un nuovo attacco ibrido con la probabile regia di Mosca.

 

Il nodo centrale: l'Ucraina e la Nato

Il nodo centrale è tutto nel braccio di ferro sull'ingresso di Kiev nella Nato. Per Mosca non dovrà accadere mai, ma gli occidentali non possono accettarlo, almeno formalmente e per iscritto, come vorrebbe il Cremlino. Biden ieri sera ha dato voce ai dubbi degli alleati ma anche alla loro cauta disponibilità: «Gli Usa sono preparati, a prescindere da quello che accade - ha spiegato parlando dalla Casa Bianca -. Un attacco all'Ucraina resta sempre possibile». Per il presidente, gli Stati Uniti «non hanno ancora verificato in questa fase» l'effettivo ritiro dei russi dal confine ucraino. Ma ha aggiunto: «Siamo desiderosi di negoziare accordi scritti con la Russia», di proporre «nuove misure sul controllo degli armamenti e sulla trasparenza». Alla diplomazia deve essere data «ogni possibilità di avere successo». «Non vogliamo destabilizzare la Russia», ha quindi assicurato, tendendo la mano a Putin.

«È necessario vedere una de-escalation verificabile, credibile e significativa». Ha dichiarato Antony Blinken nel corso di un colloquio con il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, secondo quanto riferisce, in una nota, il dipartimento di Stato. «Il segretario Blinken ha ribadito le nostre preoccupazioni riguardo al fatto che la Russia ha la capacità di invadere l'Ucraina in ogni momento», si legge nella nota prima della richiesta di segnali verificabili di distensione. Blinken sottolinea infine che «mentre ogni ulteriore aggressione della Russia contro l'Ucraina provocherebbe una rapida, severa ed unita risposta transatlantica, noi rimaniamo impegnati sul cammino diplomatico e crediamo che rimanga una finestra per risolvere la crisi pacificamente».

La lettera di Lavrov

«La Russia ha cercato di ignorare l'esistenza dell'Ue mandando il messaggio che ritiene che l'Ue non sia un interlocutore importante per la sicurezza in Europa. Per dividere il fronte europeo il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov infatti ha mandato lettere alle 27 capitali, sperando di riceve 27 risposte diverse ma ne ha ricevuta una sola a nome di tutti». Così l'Alto rappresentante Ue Josep Borrell, durante il suo intervento al Parlamento europeo nel dibattito sulla situazione in Ucraina. «Si è detto che l'Europa è stata assente, che solo gli Usa hanno guidato i negoziati, sono critiche ingiuste davanti a tutte le iniziative di dialogo portate avanti dagli Stati membri in pieno coordinamento e in piena trasparenza con il resto dell'Ue», ha aggiunto Borrell.

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L'incontro Putin-Scholz

Al Cremlino nel frattempo ieri è andato in scena il faccia a faccia tra Vladimir Putin e Olaf Scholz. Il cancelliere tedesco ha teso una mano, sottolineando che la sicurezza dell'Europa «non può essere costruita contro la Russia ma in cooperazione con la Russia». Putin ha apprezzato, spiegando che ci sono «elementi» su cui è pronto a lavorare e che «ovviamente - ha detto - non voglio la guerra». Ma gli spunti di ottimismo sono tutti qui. Il leader russo, come di consueto, ha mostrato i muscoli, avvertendo che i colloqui «non possono andare troppo per le lunghe». E non ha rinunciato ad una tirata contro gli occidentali: «Da 30 anni ci dicono che non allargheranno la Nato verso la Russia ma è sempre successo», ha accusato, rifiutando la tesi che l'adesione dell'Ucraina non sia al momento in agenda. «Che accadrà domani o dopodomani, per noi sarà lo stesso, la questione va risolta ora», ha avvertito. Su questo tema «non si negozia», è stata però la replica di Scholz.

La reazione delle Borse mondiali (in risalita)

Prosegue in Asia il rimbalzo delle Borse mondiali che assistono con sollievo all'attenuarsi delle tensioni in Ucraina, dai cui confini la Russia ha annunciato di aver ritirato migliaia di truppe rendendo, almeno per il momento, meno probabile l'ipotesi di un conflitto. Tokyo è salita del 2,2%, Seul del 2%, Sydney dell'1,1%, i listini cinesi di Shanghai e Shenzhen dello 0,6% mentre Hong Kong, ancora aperta, avanza dell'1,2%. Il petrolio texano sale dello 0,5% a 92,53 dollari al barile mentre il Brent dello 0,4% a 93,66 dollari. Poco mosso a 1.854 dollari l'oncia l'oro, bene rifugio per eccellenza, dopo il forte calo seguito all'apertura di spazi diplomatici per Kiev. Gli investitori restano comunque all'erta, in attesa di capire come evolverà la crisi Ucraina e quali saranno le prossime mosse del presidente russo Vladimir Putin, in un clima reso complesso dalla corsa dei prezzi che sta costringendo le banche centrali ad avviare politiche monetarie restrittive. In mattinata l'inflazione in Gran Bretagna è salita del 5,5% a gennaio, il massimo degli ultimi trent'anni. Grande attenzione, in serata, ci sarà sulle minute della Fed per capire tempistiche e intensità dell'aumento dei tassi e della riduzione degli acquisti di bond.

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