Ucraina, le news della guerra. Gli Usa contro l’escalation: stop missili a medio raggio. Erdogan a Putin: tavolo a 3

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Diretta guerra 30 maggio
Diretta guerra 30 maggio
di Marco Ventura
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Lunedì 30 Maggio 2022, 06:34 - Ultimo aggiornamento: 31 Maggio, 06:43

Tuonano i cannoni, sferragliano i carri armati e si combatte strada per strada a Severodonetsk, ultimo baluardo ucraino nella regione di Lugansk, a Est. I russi lanciano a ondate i loro gruppi di battaglioni tattici e per dirla con il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, la conquista del Donbass è per Mosca «una priorità assoluta». Ma prima di averla completata, è difficile che possa anche solo avviarsi un vero negoziato.

TEMPI

Per questo Putin ha detto no alla proposta di telefonata a tre col presidente ucraino Zelensky e con il mediatore più accreditato del momento, il leader turco Erdogan. Ma ha accettato di parlare ieri con Erdogan solo per dire che la crisi alimentare mondiale dipende dalla «imprudente politica finanziaria ed economica» dell’Occidente, non dal blocco navale russo nel Mar Nero. E ha assicurato, anzi, che la Russia è pronta a «facilitare il transito marittimo delle merci senza ostacoli, in collaborazione coi partner turchi», compreso quello del grano bloccato in Ucraina, e chiesto di «eliminare la minaccia delle mine» marine.

Tuttavia, pone una condizione: che vengano tolte le sanzioni alla Russia. È ancora una volta il confronto sul terreno a dettare i tempi della diplomazia, che non sono maturi. Il resto è un misto di prove di dialogo e decisioni complesse da Mosca a Bruxelles e a Washington. Come quella con cui il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, finora intransigente con Putin, ha tracciato ieri una sottile ma invalicabile linea rossa, annunciando alla Casa Bianca che «non manderemo in Ucraina sistemi lancia-missili che possano colpire dentro la Russia».

No, quindi, all’invio di armi capaci di penetrare nel territorio della Federazione putiniana: il Multiple Launch Rocket System (MLRS) che insieme all’High Mobility Artillery Rocket System (Himars), versione più leggera capace di sparare gli stessi micidiali razzi con raffiche contro bersagli terrestri fino a 300 chilometri di distanza, avrebbe fatto la differenza e provocato la reazione russa. L’annuncio di Biden viene definito «ragionevole» dal vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo e ex Presidente della Federazione, Dmitri Medvedev. In caso di attacchi alle città russe con armi fornite dagli americani, Mosca risponderebbe, avverte Medvedev, colpendo «i centri in cui si prendono decisioni criminali, ben oltre Kiev, e non serve specificare ulteriormente». Biden ha voluto, così, dare un segnale netto di non volere un’escalation che potrebbe coinvolgere l’Occidente nella guerra russo-ucraina.

 

Il fatto è che la sorprendente resistenza ucraina ha costretto già due volte i russi a fare marcia indietro e limitare i propri obiettivi. All’inizio, Putin mirava a far cadere il governo di Kiev, rovesciare Zelensky e instaurare al suo posto un regime retto da Yanukovich, l’ex presidente filo-russo di recente a Minsk, in Bielorussa, nella vana attesa di essere reinsediato col favore delle forze d’occupazione. Ma i russi hanno perso la battaglia di Kiev, si sono ritirati e hanno scatenato un’offensiva per la conquista dell’Ucraina orientale, puntando a accerchiare l’esercito ucraino a Est.

Ma anche questo obiettivo è risultato impraticabile e l’armata russa è focalizzata ora sulla conquista della sola regione di Lugansk, ma non è escluso che si possa “allungare” fino a Odessa. Severodonetsk è circondata da tutte le parti tranne che da Ovest, e la scelta di Zelensky dovrà essere quella di ordinare la ritirata o resistere a oltranza, come nell’acciaieria Azovstal di Mariupol. Quanto agli ucraini, aspettano altre armi pesanti da Usa e europei. Già sono arrivati dalla Danimarca missili da crociera anti-navi, mentre Josep Borrell, Alto rappresentante Ue per la politica estera, ribadisce che «la guerra è guerra, la Russia sta distruggendo il Donbass, dobbiamo sostenere l’Ucraina continuando a dare armi». Arriverà il momento in cui finalmente Putin riterrà di avere conquistato il conquistabile, e Kiev di non avere la forza di contrattaccare riprendendosi il maltolto. A quel punto decollerà il negoziato.

SCENARIO

Erdogan prepara il terreno. Ieri ha offerto al presidente russo la sede di Istanbul per colloqui russi-ucraini alla presenza delle Nazioni Unite, mettendo in piedi un meccanismo di osservazione o monitoraggio. Per l’Institute for the Study of War, l’autorevole think tank di analisi politico-militari con sede negli States, Putin ha scatenato una «disperata e sanguinosa offensiva per catturare una singola cittadina nell’Est, e intanto difendere fette importanti ma limitate di territorio conquistato nel Sud e nell’Est». Eppure, sbaglierebbe a ritenere di poter vincere la guerra solo occupando l’intero Lugansk: il dispendio di mezzi e uomini consentirà infatti agli ucraini di contrattaccare, come già stanno cominciando a fare attorno a Kherson, la prima città espugnata dai russi dopo l’invasione. Anche per questo il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, mette in guardia contro la «falsa disponibilità russa a trattare, perché fare cento dichiarazioni su quanto Mosca sia aperta ai negoziati è tutto un classico travestimento del KGB, un’operazione per mascherare le vere azioni: l’offensiva nel Donbass e il tentativo di stabilire un potere a tutti gli effetti nei territori temporaneamente occupati».

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