Ucraina, l'avviso di Biden: pronto a inviare i marines. Il Pentagono: «Mosca attacca a febbraio»

Kiev frena: evitiamo ulteriori tensioni. La mediazione di Francia e Germania

Domenica 30 Gennaio 2022 di Flavio Pompetti
Ucraina, l'avviso di Biden: pronto a inviare i marines. Il Pentagono: «Mosca attacca a febbraio»

Joe Biden è pronto a inviare marines nei paesi Nato in prossimità dell'Ucraina. «Non molti» ha specificato il presidente degli Stati Uniti venerdì sera, di ritorno da una visita in Pennsylvania, come a voler ribadire che non intende coinvolgere il suo Paese in un eventuale guerra tra la Russia e l'Ucraina. Nei giorni scorsi, la Casa Bianca aveva fatto sapere che 8.500 soldati erano stati mobilitati per un possibile dislocamento in Europa, mentre il conto dei militari russi, accampati intorno ai confini dell'ex repubblica dell'Unione Sovietica, ha raggiunto le 130.000 unità.

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«Date le forze in campo, un'eventuale invasione avrebbe conseguenze catastrofiche per il paese» secondo il generale Mark Milley, capo degli Stati maggiori statunitensi e ieri portavoce delle crescenti preoccupazioni degli Usa.

 

Come a voler bilanciare l'allarme, il ministro per la Difesa Lloyd Austin dice invece che, nella sua analisi, la guerra è ancora evitabile, ed è senz'altro la direzione sulla quale l'amministrazione Biden intende puntare con le armi del negoziato. L'Ucraina non vede di buon occhio la decisione di Washington, per quella che ritiene una pericolosa retorica militaristica.

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LA TENSIONE
Le denunce ripetute della prossimità di un attacco armato russo, lanciate dall'altro lato dell'Atlantico, negli ultimi giorni, hanno contribuito ad alzare la tensione politica intorno alla crisi che interessa i confini del paese, e il governo di Kiev teme che, in questo clima, Putin possa sentirsi forzato a lanciare l'invasione, anche solo per tenere fede alla minaccia che ha scatenato nell'ultimo mese, con la pressione dei suoi soldati intorno alle frontiere ucraine.
LA RUSSIA
I pochi messaggi provenienti da Mosca aprono in realtà un tenue spiraglio alla speranza che si possano fare dei passi indietro. Il ministro degli Esteri Lavrov ha detto negli ultimi giorni che la risposta degli Usa alle garanzie avanzate dal governo russo contiene «un granello di saggezza». Sappiamo che quel granello risiede nell'apertura a un negoziato sul dislocamento delle armi di difesa strategica nei paesi Nato, mentre invece non riguarda affatto la garanzia di una perenne esclusione dell'Ucraina dal Patto atlantico. Gli intensi scambi diplomatici in corso chiariranno presto se l'offerta è sufficiente ad evitare il peggio.

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L'EUROPA
Nei negoziati si sente finalmente una voce autonoma da parte dell'Europa, sotto l'egida dell'asse franco-tedesco. Il ministro degli Esteri francese Jaen Yves Le Drian ha incontrato ieri il suo omologo ucraino, Dmytro Kuleba. I due politici si sono detti «vigili e fermi» nell'analizzare la situazione, ma anche «attenti a non destabilizzarla con azioni che potrebbero compromettere la stabilità dell'Ucraina, a partire da quella finanziaria». Appoggio anche da parte del costituendo gruppo della destra europea, riunita ieri a Bruxelles. Nella dichiarazione congiunta firmata dai leader presenti, tra cui i premier di Ungheria e Polonia, Viktor Orbán e Mateusz Morawiecki, Mosca viene espressamente accusata dell'escalation in corso: «Le azioni militari della Russia - si legge - ci hanno portato sull'orlo della guerra». «Solidarietà, determinazione e cooperazione nella difesa tra le nazioni d'Europa sono necessarie di fronte a tali minacce», recita il testo, che denuncia «l'inefficacia della diplomazia Ue».

 

 

La ministra della Difesa francese Florence Parly conferma il prossimo invio di cento soldati in Romania, dopo che lo stesso Macron aveva dato il via libera all'iniziativa. Martedì prossimo il premier polacco Mateusz Morawiecki sarà in visita a Kiev, seguito il 7 e 8 febbraio da una delegazione mista francese e tedesca. I britannico Boris Johnson in settimana viaggerà nell'est dell'Europa e avrà una conversazione telefonica con Vladimir Putin. Niente contatti con il leader russo invece a Pechino in occasione dell'apertura dei giochi olimpici invernali. L'unico a vederlo sarà Xi Jimping, il quale è schierato al suo fianco nel denunciare il pericolo di un'espansione della Nato alla periferia della Russia, ma non ha nessuna intenzione di affiancare il paese amico in un'operazione militare.


Ultimo aggiornamento: 09:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA