Depositi di carburante in fiamme, la guerra arriva in Russia. Allarme Transnistria

Roghi in due stabilimenti oltre il confine ucraino

Martedì 26 Aprile 2022 di Mauro Evangelisti
Depositi di carburante in fiamme, la guerra arriva in Russia. Allarme Transnistria

Dopo l’attacco di Belgorod a inizio aprile, la guerra torna in Russia con le esplosioni di due depositi petroliferi, vicino alla frontiera con l’Ucraina, a Brjansk. Qui passa l’oleodotto che rifornisce anche l’Europa occidentale, qui c’è una base logistica per l’esercito di Putin. Ma ieri è successo anche altro che ha complicato lo scenario. I russi hanno bombardato in più punti le ferrovie ucraine, anche non lontano dal confine polacco, dopo il passaggio di Blinken e Austin, rispettivamente segretario di Stato Usa e capo del Pentagono, che per raggiungere Kiev hanno viaggiato in treno.

E c’è stato l’attacco con il lanciarazzi a Tiraspol, contro il palazzo del Ministero della Sicurezza dell’autoproclamata repubblica di Transnistria, fedele ai russi, nella striscia orientale del territorio della Moldavia. Il conflitto in Ucraina, giorno dopo giorno, diviene sempre meno comprensibile, con risvolti ambigui, difficili da decriptare. Sono stati gli ucraini a distruggere i depositi di carburante in territorio russo, minacciando l’oleodotto, visto che in un video, la cui veridicità è ovviamente da dimostrare, si intuisce che a colpire è stato un missile? I russi volevano lanciare un avvertimento agli americani bombardando i binari dove sono passati Blinken e Austin? E cosa sta succedendo in Transnistria, in questa anomalia nel cuore dell’Europa Orientale? Sono domande che arrivano in una giornata conclusa da una inquietante frase del ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, secondo cui «la terza guerra mondiale è un pericolo reale». Ha aggiunto: «Una guerra nucleare sarebbe inaccettabile».


FRONTIERA
Partiamo proprio da Brjansk, cittadina della Russia che si trova proprio all’incrocio dei confini con la Bielorussia e l’Ucraina. Un punto cruciale a 150 chilometri dalla frontiera. Ieri attorno alle 2 del mattino si sono sviluppati due enormi incendi che hanno causato torri di fumo gigantesche, che si vedevano anche da chilometri di distanza. Secondo i media russi il primo rogo ha interessato un deposito civile, con 10.000 tonnellate di carburante, il secondo uno militare, con 5.000 tonnellate. Subito si è pensato a un atto di sabotaggio degli ucraini. Un video di una telecamera di sorveglianza diffuso in rete mostra il passaggio di un missile. Anche il governo russo è stato prudente e ha parlato genericamente di incendi in «una struttura di proprietà della compagnia di oleodotti Transneft».

Alcuni media russi però hanno ipotizzato che gli incendi siano stati causati da droni russi. Va anche detto che da settimane in Russia si stanno verificando strani incendi, anche a Mosca, la cui origine appare misteriosa. La presenza dell’oleodotto di Druzhba, che rifornisce l’Europa occidentale a partire dalla Germania, sulla base di un rapporto commerciale mai interrotto e contestato dagli ucraini, rende ancora più complessa l’analisi di quanto successo.

 


Un caso analogo era stato registrato a Belgorod, sempre in Russia, sempre vicino al confine, ma 400 chilometri più a Sud rispetto a Brjansk, il primo aprile: anche allora fu colpito un deposito di carburante, in un video si vedeva chiaramente un elicottero che lanciava un missile. I russi hanno incolpato gli ucraini che però hanno respinto queste ricostruzioni. Infine, una settimana fa, proprio il governatore di Brjansk, ha accusato Kiev di avere mandato due elicotteri in territorio russo che hanno colpito edifici residenziali e causato sette feriti. Anche in questo caso, però, non ci sono conferme. Ciò che invece è certo è che ieri le forze armate russe hanno bombardato in sei punti differenti le infrastrutture ferroviarie nel Centro e nell’Ovest dell’Ucraina. Cinque i morti. Le aree colpite sono a ridosso di Leopoli, ma anche nella regione centrale di Vinnytsia. Qual era lo scopo di questa azione? Dal punto di vista militare è evidente. Secondo Kiev la Russia vuole ostacolare i rifornimenti diretti ai militari ucraini schierati a Est per contrastare l’avanzata dell’esercito di Putin nel Donbass. Non solo: distruggere le ferrovie serve a impedire ai Paesi occidentali di consegnare nuovo materiale bellico. E ieri sera il Ministero della Difesa russo ha confermato: i missili hanno distrutto «sei strutture che alimentavano le ferrovie utilizzate per rifornire le forze ucraine di armi dall’estero». C’è però altro: Blinken e Austin avevano raggiunto Kiev in treno, viaggiando, ovviamente, proprio da Ovest, dunque lungo l’asse delle infrastrutture ferroviarie poi prese di mira dai missili di Putin. Quelle bombe, dunque, possono avere anche il sapore dell’avvertimento, sembrano dire: potevamo colpirvi e possiamo impedirvi di mandare altre armi agli ucraini.


TIRASPOL
E poi c’è il fronte oscuro a occidente. Nel tardo pomeriggio di ieri, a Tiraspol, all’incrocio tra le strade Manoilov e Karl Marx, una brutta palazzina beige di quattro piani è stata danneggiata da alcune esplosioni. Nulla di catastrofico. Sono andate in frantumi le finestre da cui usciva del fumo. Nel palazzo c’è la sede del Ministero della sicurezza di Stato della Transnistria (che formalmente si chiama Repubblica Moldava di Pridniestrov). Il Ministero degli Affari Interni spiega: «I colpi sono stati sparati da un lanciagranate portatile anticarro». Dunque, non è stato un bombardamento vero e proprio. E vista l’anomalia di Tiraspol il fatto che qualcuno avesse un lanciagranate portatile è meno sorprendente che in altre parti d’Europa. Resta però una scia di domande. Da sapere: la Transnistria, controllata de facto da una holding chiamata Sheriff (da cui dipende tutto, dai media ai supermercati alla squadra di calcio), è legata a filo doppio alla Russia che ha una base militare con 1.500 uomini. Non è riconosciuta da altri Paesi, tanto meno dalla Moldavia di cui farebbe parte. Ma geograficamente ha un potenziale importante: se i russi decidessero di entrare in Ucraina da quella parte, potrebbero arrivare rapidamente alle porte di Odessa da cui Tiraspol dista appena 100 chilometri.

L’attentato di ieri è un’operazione russa per accusare gli ucraini e avere il pretesto per attaccare da Ovest? Al contrario è un avvertimento degli ucraini? È semplicemente un regolamento di conti interno in una pseudo repubblica in cui le turbolenze sono la normalità? Difficile rispondere proprio per le peculiarità della Transnistria. Il governo di Chisinau ha detto: l’obiettivo dell’attacco «è creare pretesti per compromettere la situazione della sicurezza nell’area». E se si sviluppasse un nuovo focolaio si rischierebbe un aumento della tensione di proporzioni imprevedibili: la Moldavia è davvero l’anticamera dell’Unione europea, pur non facendone parte (anche se ha presentato domanda di adesione). E i generali di Putin hanno già dichiarato che l’obiettivo dell’invasione non è solo prendere il Donbass, ma occupare tutto il Sud fino alla Transnistria. La guerra in Ucraina continua. E i corridoi umanitari per Mariupol (dove è stata individuata una nuova fossa comune) non sono stati attivati. Nuovi bombardamenti soprattutto nell’area di Kharkiv, a Est: tre vittime. A Sud i russi hanno occupato l’edificio del consiglio comunale di Kherson, non lontano da Mykolaiv, mentre a Odessa, c’è stato un nuovo attacco dalla Crimea, ma, secondo quanto raccontano le autorità locali, un missile è finito in acqua, l’altro è stato abbattuto dalla difesa aerea ucraina.
 

Ultimo aggiornamento: 27 Aprile, 09:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA