Ucraina, bombe ai confini della Ue. «Bielorussia pronta a intervenire». I razzi di Mosca a cento chilometri dalla Polonia. Vicino l'attacco a Kiev

Razzi di Mosca a cento chilometri dalla Polonia. Vicino l’attacco a Kiev. Zelensky accusa, Minsk smentisce. Ucciso un terzo generale russo

Bombe ai confini della Ue. L'Ucraina: «Bielorussia pronta a intervenire»
Bombe ai confini della Ue. L'Ucraina: «Bielorussia pronta a intervenire»
di Cristiana Mangani
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Sabato 12 Marzo 2022, 00:55 - Ultimo aggiornamento: 13 Marzo, 09:40

Subito dopo le sei del sedicesimo giorno, la guerra arriva nell’Ovest dell’Ucraina, finora risparmiata dai missili di Putin. E lambisce i paesi della Ue. C’è un nuovo attacco complessivo dell’esercito russo, che sta ridistribuendo le sue imponenti forze di guerra attorno alla capitale Kiev, e ora ha toccato anche i due aeroporti a nord e a sud di Leopoli: Lutsk e Ivano-Frankivsk. Città a pochi chilometri dalla Bielorussia, i cui attacchi aprono un nuovo scenario, purtroppo non inaspettato. I dettagli vanno trovati nella guerra di comunicazione che si sta combattendo, oltre che con le armi, anche con l’informazione. Una informazione orientata, falsata, condizionata. Così come le operazioni “false flag”, dove la Russia detta legge.
In questo scenario si inserisce in pieno l’incontro che Vladimir Putin ha avuto ieri con il presidente bielorusso Alexander Lukashenko. Una vetrina che lo zar ha utilizzato per diffondere messaggi concilianti. «Ci sono dei progressi dei negoziati che sono condotti praticamente ogni giorno - ha dichiarato a conclusione della riunione -. Come mi hanno detto i nostri negoziatori, alcuni cambiamenti positivi sono stati raggiunti». Tesi totalmente smentita dal ministro degli Esteri ucraino, Kuleba: «Nessun passo avanti», ha ribadito.

L’effetto immediato delle parole di Putin, però, è stata una forte ripresa delle Borse che erano in caduta libera. Ma dal messaggio - secondo gli analisti - è emerso anche il patto indissolubile che la Russia ha con la Bielorussia. Qualcosa che ha fatto presagire al ministro della Difesa ucraino, Oleksiy Reznikov, che le forze russe stiano per sparare sulla Bielorussia dal territorio dell’Ucraina per trascinare in guerra l’alleato di Mosca. E secondo i media ucraini, i bombardamenti sarebbero già iniziati.

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La provocazione

Per il ministro, lo scopo della provocazione è costringere l’attuale leadership della Bielorussia a entrare in guerra contro l’Ucraina. Per questo Reznikov ha puntualizzato che l’esercito di Kiev non ha pianificato, non pianifica e non pianificherà alcuna azione aggressiva contro la Bielorussia. Anche se pure il ministero della Difesa di Minsk ha smentito l’attacco con un comunicato ufficiale. Mentre Putin ha continuato a soffiare sul fuoco e ha annunciato: «Forniremo armi di ultima generazione alla Bielorussia». E il riferimento potrebbe essere a quei bombardieri Tupolev TU22M3 Backfire, che avrebbe già deviato verso Minsk a pochi giorni dall’invasione dell’Ucraina. Due di questi jet a lunghissimo raggio sono stati scortati da una coppia di caccia Sukhoi Su-30. I Tupolev fanno parte del comando strategico nucleare, quello che mantiene vivo l’equilibrio del terrore atomico con gli Stati Uniti e che ora vogliono essere l’ennesima minaccia alla Nato.
Non c’è da meravigliarsi, quindi, se la battaglia verso Lutsk, a centocinquanta chilometri da Leopoli, stia allarmando la Polonia, che ha il suo confine a cento chilometri. Il raid aereo dei Mig russi ha centrato l’aeroporto, ucciso due soldati ucraini e ne ha feriti sei. Nel Sud-Ovest è stato colpito con missili a lungo raggio il piccolo aeroporto di Ivano-Frankivsk, che si trova a poco più di cento chilometri sotto Leopoli, la città che è il motore economico dell’Ucraina e la sua base di rifornimento per i soldati al fronte e le popolazioni stremate a oriente, ed è a centotrenta chilometri dal confine con la Romania. La Difesa russa ha confermato i raid e afferma di aver reso inutilizzabili gli aeroporti. I missili su Ivano-Frankivsk potrebbero essere partiti dalla Trasnistria, piccola énclave filorussa non riconosciuta dall’Onu che, come la Bielorussia, ha offerto il suo territorio come base di lancio balistico.

E così mentre Putin mostra disponibilità alla negoziazione, colpisce duro in tutto il Paese, in modo da poter arrivare a una eventuale trattativa con un maggior potere contrattuale. Davanti alla strage che si sta consumando, ieri è intervenuto nuovamente il presidente americano Joe Biden, il quale ha ribadito che nessuno vuole la Terza guerra mondiale. E uno scontro Nato-Russia sarebbe la guerra mondiale. Per questo Putin deve avere ben chiaro - ha sottolineato - che «se userà armi chimiche sulla popolazione pagherà a caro prezzo. Daremo, comunque, il pieno sostegno agli alleati della Nato». E ancora: «Ci assicureremo che l’Ucraina abbia le armi per difendersi da una forza russa invasiva. Invieremo denaro e aiuti alimentari per salvare vite umane». Il portavoce del Pentagono, John Kirby, ha, poi, evidenziato che «il presidente russo può mettere fine alla guerra» in Ucraina «adesso». «Kiev non ha provocato nessuno, non ha attaccato nessuno», ha insistito, evidenziando che «gli Usa stanno lavorando con gli alleati per far arrivare armi agli ucraini».
Nel frattempo, il Cremlino cambia di continuo la strategia sul campo. I 60 chilometri di carri armati che viaggiavano in direzione della Capitale si sono ora dispersi tra i boschi, e questo è visto come un segnale di aggressione imminente. Le truppe russe sono sempre più vicine alla Capitale, dove militari e civili non si faranno trovare impreparati. Ma sarà un enorme spargimento di sangue. E lo stesso sta avvenendo su altri fronti del paese. Nella città martire di Mariupol sono ormai allo stremo: almeno 1.600 civili sono stati uccisi. Non hanno cibo, né acqua. Le vie di accesso sono state tutte bloccate e gli aiuti umanitari non sono riusciti ad arrivare. 

Le centrali

Stessa cosa a Kharkiv, a Mykolaiv, che ancora resistono. Si teme un’aggressione a Odessa, e ieri l’assalto ha toccato per la prima volta Dnipro, terza città del paese sul fiume omonimo, un centinaio di chilometri a nord della centrale nucleare di Zaporizhzhia, presa dai russi nei giorni scorsi e dove l’Aiea ha promesso «ispezioni fisiche», come a Chernobyl. Zone fortemente a rischio, sulla cui tenuta le autorità di emergenza ucraina avvertono: il mancato raffreddamento del combustibile nucleare usato (che si trova negli impianti nucleari) potrebbe creare una “nuvola radioattiva” che si diffonderà non soltanto in Ucraina, ma anche verso la Bielorussia, la Russia e l’intera Europa.
Almeno tre le esplosioni segnalate a Dnipro - in una fabbrica di scarpe e vicino a un asilo nido e a un condominio - con una vittima accertata. Il fronte più caldo resta il Donbass, dove le milizie filo-russe hanno rivendicato la conquista di Volnovakha, località strategica a nord di Mariupol. Quest’ultima resta il grande obiettivo di Mosca per garantire ai separatisti uno sbocco sul mare. 
Secondo la Difesa russa, la città portuale è adesso completamente circondata, con «tutti i ponti distrutti», mentre le autorità locali parlano «di blocco della città e bombardamenti spietati». E a Melitopol, 200 km più a ovest, le truppe dello zar sono già entrate e hanno sequestrato con un blitz di una decina di 007 il sindaco Ivan Fedorov, che aveva rifiutato di ammainare la bandiera, «portandolo via con un sacchetto di plastica in testa».

Drammatico il bilancio anche a Kharkiv, la seconda città ucraina nell’est al confine russo, dove le vittime segnalate tra la popolazione sono 201, compresi 11 bimbi. Ma anche per Mosca le perdite sono pesanti. Kiev ha riferito dell’uccisione di un terzo generale nemico, Andrey Kolesnikov. In tutto, i generali russi sul campo sarebbero una ventina: una cifra ritenuta particolarmente alta vicino alla linea del fronte e che, secondo l’intelligence occidentale, testimonierebbe le difficoltà strategiche degli assedianti.
Intanto, ieri, è intervenuta anche l’Organizzazione mondiale della Sanità che ha esortato l’Ucraina a distruggere gli agenti patogeni che causano malattie nei suoi laboratori di salute pubblica per evitare «potenziali fuoriuscite» durante l’invasione. L’offensiva mortale del Cremlino ha sollevato il rischio di una fuga di malattie pericolose se una qualsiasi delle strutture venisse danneggiata negli attentati.

La telefonata

Il Jerusalem post ha, poi, riferito di una telefonata avvenuta martedì scorso tra il primo ministro israeliano, Naftali Bennett, e il presidente ucraino Volodymyr Zelenksy, al quale avrebbe chiesto di arrendersi. «Accettate l’offerta fatta da Putin - avrebbe consigliato Bennett - anche se richiede molti sacrifici per l’Ucraina. Se fossi in te, penserei alla vita della mia gente e accetterei». Ma Zelensky avrebbe solo risposto: «Ti sento».

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