Ucraina, una nave turca per evacuare Azovstal. «Fuori i 60 feriti più gravi»

Piano per portare in salvo alcuni dei soldati bloccati nell’acciaieria

Ucraina, una nave turca per evacuare Azovstal. «Fuori i 60 feriti più gravi»
Ucraina, una nave turca per evacuare Azovstal. «Fuori i 60 feriti più gravi»
di Claudia Guasco e Marco Ventura
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Domenica 15 Maggio 2022, 00:01

Fuoco russo a volontà, con ogni mezzo, sulle acciaierie Azovstal di Mariupol, ultima ridotta di combattenti ucraini nel porto sud-orientale che impedisce a Putin di proclamare il controllo totale del corridoio di terra tra Crimea e Donbass. Fervono i colloqui per una mediazione che consenta di portare in salvo almeno i soldati feriti (sarebbero 600) e civili asserragliati nei sotterranei del gigantesco impianto ridotto a scheletro e macerie. La novità di ieri è che la Turchia offre una nave per l’evacuazione attraverso Ibrahim Kalim, portavoce del presidente Erdogan, in un’intervista alla Reuters. «Il nostro piano prevede che le persone evacuate dall’acciaieria siano portate via terra al porto di Berdyansk, che si trova come Mariupol sul Mare d’Azov, e poi che una nostra nave li conduca a Istanbul».

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LA RESISTENZA
Ma la trattativa, come ha ribadito il leader ucraino Volodymyr Zelensky, resta «molto complessa». Quel migliaio di combattenti per lo più inquadrati nel Reggimento d’Azov sono infatti candidati a essere uccisi o torturati appena mettono il naso fuori dai tunnel di Azovstal. Sono loro, ogni giorno, a umiliare con la loro resistenza l’esercito di Putin che pur essendo entrato in alcune gallerie, ancora non riesce a domarli. «Continuiamo a resistere e a obbedire all’ordine dei nostri capi politici di mantenere la posizione. Continueremo a combattere nonostante tutto», promette dalle viscere dell’acciaieria il numero 2 del Reggimento, Sviatoslav Palamar. In queste ore si tratta per l’evacuazione di 60 persone. «I soldati senza arti giacciono uno accanto all’altro, tra mosche, urla e puzzo, senza medicine, e un tavolo contro un muro come sala operatoria», riferisce un testimone citato da “The Kiev Indipendent”. Per la vicepremier ucraina, Iryna Vereshchuk, sarebbe benvenuta la mediazione turca come quella cinese di Xi Jinping, a cui si appellano anche gli uomini dell’Azov.

Per tutti gli abitanti di Mariupol la vita è un’agonia. Il consigliere del sindaco, Petro Andriushchenko, racconta che l’acqua continua a scarseggiare e in un video su Telegram riferisce di 150-170 mila persone diventate «ostaggio delle autorità di occupazione». La maggior parte dei residenti non ha accesso alle risorse idriche, il cibo è poco e le cantine sono allagate. Anche scappare dalla città è una lotta di sopravvivenza: solo ieri un migliaio di auto con a bordo residenti in fuga, in attesa da tre giorni, sono state autorizzate a entrare a Zaporizhia. La morsa di Mosca attorno a Mariupol non si allenta, invece più a nord - a Kharkiv – l’attacco è fallito e ora i militari «cercano di mantenere le loro posizioni, controllare le strade di rifornimento così da non far avanzare i nostri uomini verso il confine con la Russia», informa il sindaco Ihor Terekhov. Adesso il «principale obiettivo» del Cremlino «è stabilire il pieno controllo dei territori delle province di Donetsk e Lugansk (nell’est) e di Kherson (nel sud)» e assicurare «la stabilità del corridoio di terra con la Crimea», sottolinea il quartier generale delle forze armate ucraine.

I MASSACRI
A est la tensione è al limite. «Più di 40.000 residenti non sono ancora stata evacuati. La situazione si complica e la regione di Lugansk sta diventando la seconda Mariupol», avverte la commissaria per i diritti umani del Parlamento ucraino, Lyudmyla Denisova, denunciando che «la regione è rimasta senza acqua, gas e comunicazioni». Sul fronte opposto le forze di Kiev hanno lanciato una controffensiva a Izyum, zona chiave che i russi occupano dall’inizio di aprile, fondamentale per le linee di rifornimento di Mosca verso il Donbass. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky comunica che 1.115 insediamenti sono stati liberati: «Non lasceremo nessuno nelle mani del nemico». Dall’intelligence filtra che la guerra finirà entro dicembre, i civili però hanno già pagato un prezzo fin troppo alto. Circa 500 persone sono state trovate in una fossa comune con le mani legate e una pallottola in testa, fa sapere l’arcivescovo di Kiev Sviatoslav Shevchuk. «Assassinate in un modo crudele, nello stesso modo in cui ai tempi di Stalin assassinarono gente innocente», le sue durissime parole.
 

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