Russi, l'arma degli stupri, la testimonianza di un modenese: «A Kherson ragazzina violentata in mezzo alla strada»

L'esercito di Putin non organizza corridoi umanitari

Russi, l'arma degli stupri, la testimonianza di un modenese: «A Kherson ragazzina violentata in mezzo alla strada»
Russi, l'arma degli stupri, la testimonianza di un modenese: «A Kherson ragazzina violentata in mezzo alla strada»
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Martedì 5 Aprile 2022, 20:07 - Ultimo aggiornamento: 20:10

«Qualcuno deve dire quello che sta accadendo in quei luoghi occupati dai russi», si sfoga così un modenese che denuncia all'Ansa le atrocità che stanno avvenendo in Ucraina. Oltre 2.400 chilometri annullati da una telefonata che indirettamente lo ha messo di fronte a violenze che i militari russi starebbero commettendo in Ucraina. Anche stupri.  «L'hanno violentata proprio qui davanti, poi ho chiuso la finestra perché non riuscivo più a guardare», le parole che lui, imprenditore, ha voluto diffondere pubblicamente dall'Emilia. Domenica l'uomo, di San Felice sul Panaro, in provincia di Modena, ha infatti ricevuto una telefonata sul cellulare dalla compagna originaria dell' Ucraina, e con la quale ha una relazione da sei anni, che si trovava a Kherson, bloccata ormai da settimane dalla guerra lì dove era andata per riportare in Italia la figlia studentessa, nella speranza di riuscire ad anticipare un conflitto ormai nell'aria da giorni.

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«Anche se è molto pericoloso farlo - spiega - voglio diffondere quello che la mia compagna mi ha raccontato in quella telefonata, ovvero quello che lei ha visto direttamente con i propri occhi». Fatti così riassunti: «Mi ha raccontato che - le parole dell'imprenditore di San Felice sul Panaro che ha preferito non diffondere le proprie generalità e soprattutto quelle della donna - a Kherson un gruppo di militari russi ubriachi si è fatto aprire la porta di un'abitazione poco distante e ha fatto uscire la famiglia che si trovava al suo interno. C'erano marito e moglie, sui 50 anni, una ragazzina di 15 e un altro signore».

Dopo una verifica dei telefoni cellulari e le perquisizioni, ai civili sarebbe stato ordinato di denudarsi in mezzo alla strada, questo, a detta della testimone, per verificare la presenza di tatuaggi che potevano condurre a legami con il battaglione Azov.

«La mia compagna mi ha spiegato che prima hanno sparato al capofamiglia, che è rimasto steso a terra ferito, poi si sono rivolti verso la ragazzina, l'hanno spinta a terra e violentata sempre lì in mezzo alla strada. La mia compagna - rimarca l'imprenditore - non riusciva a parlare, era allucinata, mentre tentava di spiegarmi la dinamica dei fatti».

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Un film dell'orrore, nel filo diretto con l' Ucraina invasa, a cui la donna avrebbe assistito direttamente dalla finestra della casa in cui si trovava in quel momento. «A Kherson - continua l'imprenditore del Modenese - da quello che mi sta riferendo via telefono, e ci sentiamo tutti i giorni via Whatsapp, la popolazione locale è completamente in balia dell'armata di Putin, che fa quello che vuole. A differenza di altre realtà non vengono organizzati corridoi umanitari. I soccorsi non possono né entrare né uscire. I civili fanno quello che possono, mangiano quello che trovano».

Una situazione che, spiega sempre l'imprenditore, «mi vede particolarmente preoccupato per il destino della mia compagna e di sua figlia. Qualcuno deve dire quello che sta accadendo in quei luoghi occupati dai russi».

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