Mariupol, i mercatini per sopravvivere: pesci, uova e caricabatterie

Tra le bancarelle in cerca di cibo e c’è chi vende pigiami e t-shirt estive

Mariupol, i mercatini per sopravvivere: pesci, uova e caricabatterie
Mariupol, i mercatini per sopravvivere: pesci, uova e caricabatterie
di Cristiana Mangani
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Giovedì 21 Aprile 2022, 06:39 - Ultimo aggiornamento: 22 Aprile, 11:00

C'è una parte di Mariupol che resiste, combatte, non molla. E un'altra che, in mezzo alla distruzione e alle macerie, prova a vivere. Tra i palazzi carbonizzati della città martire che, da settimane è sotto bombardamenti pesantissimi, compaiono mercatini, bancarelle, spazi dove scambiare gli oggetti di prima necessità. Per qualche minuto non sembra nemmeno di trovarsi con la morte che ti insegue e le bombe pronte a fare strage.

È una scena quasi irreale, quella che si vede per le strade disastrate della città. Decine di persone aspettano di poter collegare l'alimentatore del loro cellulare a un generatore improvvisato. Qualche intraprendente meccanico ha tirato fuori dal suo garage una grossa batteria e l'ha collocata in mezzo a una strada dissestata collegandoci decine di prolunghe, con altrettanti telefoni attaccati. In epoca di guerra, di fame, ogni idea è buona per poter racimolare qualche soldo. E così, ricaricare il proprio smartphone, unico contatto con il resto del mondo, ha un costo piuttosto alto: 40 grivna ucraine (circa 1,25 euro). Un prezzo da pagare per sentirsi parte della comunità, per condividere le proprie esperienze, e pensare di poter ancora avere una vita normale, nonostante si viva in una città dove non esiste più niente. Pochi metri più in là, una decina di cassette di pesce sono il bottino di qualche pescatore. Un cibo più che prelibato da poter mangiare per chi ha ancora una casa. E poi, uova, patate, bistecche, pasta, cipolle, verdure miste e persino una bottiglia di limonata messa in vendita su un banchetto improvvisato.

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I banchetti

C'è anche chi ha provare ad aprire il proprio negozio e vende pigiami, magliette, camicie colorate, pantaloni più leggeri. Fa ancora un gran freddo in Ucraina, nonostante Mariupol sia una città di mare abituata ai turisti, al sole. E ora nessuno sembra ricordare più i periodi sereni. Vanno tutti veloci in questa gara per la sopravvivenza: comprano qualcosa e tornano al riparo, mentre non lontano da loro, all'acciaieria Azovstal, si continua a combattere per la libertà della città. E si muore.
Una bambina con un cappuccio rosa in testa tiene la mamma per mano e trascina una sorta di piccola carriola con all'interno una valigia rossa. In quanti potranno ancora rimanere nelle loro case? Ogni giorno si aprono ipotetici corridoi umanitari, di evacuazione di almeno centomila persone che sono rimaste bloccate nella città martire.

E nel frattempo, l'ingegnere Kostyantyn Ivashchenko, il sindaco filorusso nominato in punta di cannone, è già al lavoro per organizzare i festeggiamenti del 9 maggio. Una parata voluta da Vladimir Putin che metta il sigillo su una conquista considerata fondamentale per la Russia. Ed è per questo che sta ripulendo il percorso dell'esibizione dei prigionieri nella città conquistata. Lo ha fatto Stalin con i nazisti, ora vuole farlo anche Putin con gli ucraini.

Mariupol è il collegamento tra il territorio separatista filorusso del Donbass con la regione della Crimea che Mosca ha annesso nel 2014. Per questo la resa è estremamente importante per la Russia. In una città sotto assedio da circa otto settimane, i residenti rimasti sono costretti ad arrangiarsi come possono. Non c'è acqua né elettricità né gas. Si sopravvive. E va da sé che tra i beni essenziali rientri una presa di corrente: rara e garantita esclusivamente da generatori elettrici. Così i mercati allestiti in fretta e furia, insieme al cibo offrono energia.

I timori

La fila è lunga per chi vuole ricaricare il proprio cellulare. Nell'attesa ci si scambia qualche parola. Ma ogni rumore strano desta allarme. Gli sguardi si incupiscono, si teme qualche nuovo raid sulla città. E allora, i pochi acquisti si fanno in fretta, ci si guarda intorno con paura. Una saluto rapido prima di fuggire a casa, con la speranza di potersi presto rincontrare.

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