Mariupol presa e assalto al Donbass, a che punto è la guerra di Putin? Cosa succede ora (e quando si sentirà vincitore)

Lo zar ha definito un successo l'operazione di Mariupol, dove però ha annullato per ora l'assalto all'acciaieria. Ecco la strategia e i prossimi passi

Giovedì 21 Aprile 2022 di Marco Prestisimone
Mariupol presa e assalto al Donbass, a che punto è la guerra di Putin? Cosa succede ora (e quando si sentirà vincitore)

L'assedio all'acciaieria Azovstal di Mariupol avrà bisogno di altri 3-4 giorni per essere completato. Perché è quello l'ultimo baluardo della resistenza della città che secondo Mosca è stata conquistata. Intanto Putin ha interrotto l'assalto per la necessità di salvare le proprie truppe. Il Cremlino però rivendica quello che lo zar definisce un successo: «Oltre 4mila dei circa 8mila soldati, tra reggimenti ucraini, battaglioni nazionalisti e mercenari stranieri presenti a Mariupol al momento dell'accerchiamento russo, sono stati eliminati durante la liberazione della città, altri 1.478 si sono arresi», ha detto il ministro della Difesa russo Sergej Shoigu. Ma allora a che punto è la guerra di Putin? Quando potrà dirsi soddisfatto e potrà definirsi vincitore della guerra? Più facile rispondere alla prima domanda, meno alla seconda visto che rispetto ai piani iniziali, lo zar ha dovuto cambiare in corsa e rinunciare per esempio a Kiev. 

 

 

 

A che punto è la situazione nel Donbass

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha annunciato l'inizio della «Fase 2 dell'operazione militare speciale», che ha come obiettivo dichiarato la completa liberazione delle repubbliche di Donetsk e Lugansk. Nelle ultime ore gli attacchi nell'Est si sono fatti più intensi, con oltre 100.000 soldati lungo un fronte di 480 chilometri. A Est, lunedì scorso, i russi hanno preso Kreminna, circa 30 chilometri a nordest di Kramatorsk. La prossima puntata russa sarà su Kramatorsk, già pesantemente bombardata con missili, per tentare di sfondare le linee. I russi sarebbero però ancora esposti più a Sud, dalla persistenza di un movimento partigiano nel retroterra di Melitopol e dalla possibilità che unità ucraine tentino di puntare su Berdyansk, riguadagnando, anche solo simbolicamente, un punto della costa del Mar d'Azov e vanificando gli immensi sforzi per spezzare le ultime resistenze a Mariupol.

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Resta importante Mariupol, perché distrae circa 10.000 soldati russi e filorussi che, finché impegnati contro le ultime sacche di resistenza, non possono convergere a Nord per gettarsi nella mischia della grande battaglia per il Donbass, dove le milizie filorusse delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk vengono equipaggiate con mezzi e armi di preda bellica, cioè catturati alle truppe di Kiev e, quando necessario, rimessi in sesto da officine mobili dell'esercito russo. Ieri il governatore dell'Amministrazione militare regionale di Lugansk, Serhii Haidai, ha ammesso che l'80 per cento del territorio della regione di Luhansk è sotto il controllo russo. Intanto in Ucraina sono arrivati nei giorni scorsi altri 17 gruppi tattici di battaglioni russi, quattro dei quali nelle ultime 24 ore, che indicano in 82 il numero totale dei gruppi tattici dispiegati. Secondo le fonti, tre dei quattro gruppi arrivati nelle ultime 24 ore «sono andati a est», nella regione del Donbass, dove è iniziata la seconda fase dell'offensiva russa.

L'attacco a Kramatorsk

E proprio in mattinata è cominciata l'avanzata a Kramatorsk. «Le forze russe vogliono probabilmente dimostrare di aver compiuto successi significativi prima delle loro celebrazioni annuali del giorno della Vittoria il 9 maggio», ha spiegato l'intelligence britannica, precisando che «questo potrebbe condizionare la velocità e la forza con cui tentano di condurre le operazioni nel periodo che precede questa data». In questo scenario proseguono da parte dei russi attività aeree per fornire un supporto ravvicinato dai cieli all'offensiva nell'Ucraina orientale, «per sopprimere e distruggere le capacità della difesa aerea ucraina».

 

 

 

 

Bandiera rossa sventola in aree occupate

La bandiera rossa sovietica della vittoria della Seconda Guerra mondiale sta cominciando ad apparire in alcune zone occupate dell'Ucraina in vista della celebrazione del 9 maggio del Giorno della Vittoria. Le truppe russe hanno alzato una grande bandiera rossa a Kherson e Kreminna, occupate dall'esercito di Mosca. Alcuni video pubblicati dai separatisti sostenuti dalla Russia hanno mostrato le truppe che fissano la bandiera della vittoria a un edificio del governo ucraino. La bandiera è stata anche issata in cima all'edificio del consiglio regionale nella città di Henichesk, nella provincia di Kherson (Ucraina meridionale). La bandiera rossa fu fatta sventolare sopra il Reichstag di Berlino il 9 maggio 1945, quando i nazisti si arresero ai sovietici. Il 9 maggio è diventato da allora una festa venerata in Russia e la bandiera un'importante icona. Secondo Kiev, Mosca terrà uno "pseudo-referendum" nella città di Kherson (sud) il 27 aprile. Per il Comando operativo meridionale ucraino, si tratterà di una «messa in scena»: la Russia non è interessata a dar voce ai cittadini poiché i falsi risultati del sondaggio popolare a favore dell'occupazione sono «già noti». Lunedì scorso il portavoce dell'amministrazione militare regionale di Odessa, Serhy Bratchuk, aveva detto che le forze russe stavano pianificano un'operazione sotto falsa bandiera a Kherson per giustificare il «salvataggio della città» attraverso un referendum.

 

 

Ultimo aggiornamento: 16:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA