Iran, giallo sulla lettera Usa: «Via dall'Iraq». E Angela Merkel telefona a Conte

Lunedì 6 Gennaio 2020
Iran, Khamenei piange sulla bara di Soleimani: milioni di iraniani al corteo funebre

Svolta in Iraq. I vertici militari Usa in Iraq hanno informato la loro controparte irachena che le truppe statunitense stanno iniziano i preparativi per «lasciare» il Paese. Il generale di brigata William Seely, capo della task force Usa in Iraq ha scritto una lettera al capo iracheno delle operazioni congiunte, visionata dall'agenzia Afp. Ieri il Parlamento iracheno, in reazione all'uccisione del generale iraniano Qasem Soleimani, aveva votato in favore della partenza delle truppe straniere nel Paese. Nella lettera si afferma che forze della coalizione guidata dagli Usa «si riposizioneranno nei prossimi giorni e settimane per prepararsi ad un successivo spostamento». «Per svolgere questa operazione, le forze della coalizione devono prendere alcune misure affinché il trasferimento fuori dall'Iraq avvenga in modo sicuro ed efficiente», prosegue la lettera. Non è chiaro se il messaggio indichi solo un ritiro americano, o di altri paesi della Coalizione, che sono 76. Circa 5.200 militari Usa sono di stanza in Iraq.

Ma il capo del Pentagono Mark Esper ha detto che gli Usa non pianificano di ritirarsi dall'Iraq. «Non c'è stata assolutamente alcuna decisione di lasciare l'Iraq», ha dichiarato Esper, rispondendo ai cronisti in merito ad una lettera citata da alcuni media in cui si parla di ritiro. «Non so cosa sia quella lettera. Stiamo cercando di capire da dove venga, cosa sia, ma non c'è stata alcuna decisione di lasciare l'Iraq. Punto». Un generale americano ha spiegato che la lettera citata da alcuni media in cui si parla di ritiro Usa dall'Iraq era una bozza non firmata e mal formulata che mirava a sottolineare l'aumentato livello del movimento di truppe, ma che non doveva essere inviata. Secondo il capo del comando interforze Mark Milley, «è stato un errore di McKenzie», ovvero il comandante del Comando centrale Usa, generale Frank McKenzie. «Non doveva essere inviata».

Donald Trump continua a difendere l'attacco aereo che ha ucciso il generale iraniano Qassam Soleimani, affermando in una intervista con un conduttore conservatore che il blitz ha reso gli Usa «molto più sicuri» e che «avrebbe dovuto essere stato fatto negli ultimi 15 o 20 anni». Il tycoon ha accusato nuovamente Barack Obama per aver designato Soleimani come «terrorista» ma non aver poi fatto nulla. Quanto alla minaccia di ritorsione di Teheran, il presidente ha risposto «vedremo che risposta sarà, se ce ne sarà una».

Secondo Al Arabiya - emittente televisiva degli Emirati Arabi Uniti - le forze del generale Khalifa Haftar sarebbero entrate a Sirte in Libia scacciando le milizie che sostengono l'esecutivo del premier Fayez al-Sarraj. «Le milizie del Governo di accordo nazionale si ritirano da Sirte. L'Esercito arabo libico entra a Sirte», scrive un tweet dell'emittente di sole notizie al-Hadath del gruppo Al-Arabiya citando il proprio corrispondente e riferendosi all'importante città libica sull'omonimo Golfo.

Iran, milioni di iraniani hanno sfilato a Teheran al corteo funebre del generale Soleimani e il leader iraniano Ali Khamenei ha pregato in lacrime sulle bare di Soleimani e degli altri ufficiali uccisi nel raid americano, durante la cerimonia funebre all'università di Teheran. Milioni di persone hanno continuato a sfilare in processione nella piazza Azadi. L'effigie del presidente Donald Trump è stata esposta in Enghelab Street con una corda al collo.

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Telefonata Merkel-Conte. «Si è svolta oggi una lunga conversazione telefonica tra il Presidente del Consiglio e la Cancelliera della Repubblica Federale tedesca Merkel, nel corso della quale sono stati esaminati in modo approfondito i dossier relativi alla Libia e all'Iran/Iraq. Sulla Libia è stata ribadita la necessità di elevare al massimo la pressione diplomatica per promuovere quella soluzione politica che si vorrebbe affrontare nel corso della programmata Conferenza di Berlino». Lo rende noto Palazzo Chigi. Nel corso della telefonata di oggi tra il premier Giuseppe Conte e la cancelliera Angela Merkel «sulla crisi Iraq-Iran »è stata condivisa l'importanza di mantenere il necessario impegno a favore della stabilizzazione della Regione e del contrasto al terrorismo, nel rispetto della sovranità irachena. Il Presidente e la Cancelliera Merkel si sono riservati di mantenere uno stretto contatto anche nei prossimi giorni«. Lo rende noto palazzo Chigi. 

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Merkel telefona a Mahdi. La cancelliera Angela Merkel ha avuto un colloquio telefonico con il capo del governo iracheno Adel Abdel Mahdi, lo riferisce il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert. I due leader hanno parlato, tra l'altro, della recente decisione del parlamento iracheno di smantellare la presenza internazionale nel paese. A causa delle tensioni tra Usa e Iran il governo tedesco non manderà altri soldati in missione in Iraq, oltre le 120 unità attualmente presenti, ha spiegato poi un portavoce del ministero della Difesa tedesco.

L'accordo sul nucleare. Intanto Trump torna a parlare del nucleare dopo il ritiro dell'Iran dagli accordi che ha decretato di fatto la fine dell'accordo, deplorata anche dai leader europei. «L'Iran non avrà mai un'arma atomica», scrive in maiuscolo su Twitter. 

Riunione straordinaria per l'Ue. I ministri degli Esteri dell'Unione europea si riuniranno venerdì prossimo a Bruxelles in un vertice straordinario per discutere della crisi in Iran e Iraq. In base a quanto si apprende a Bruxelles non è escluso che si discuterà anche della questione libica.

Il successore di Soleimani riceve i leader di Hamas.
La leadership di Hamas è stata ricevuta oggi a Teheran da Ismail Qaani, il successore del generale iraniano Qassem Soleimani. All'incontro - riferiscono fonti stampa palestinesi - hanno preso parte il leader di Hamas Ismail Haniyeh, il suo vice Sallah al-Aruri, nonchè Ezzat a-Rishk, Mussa Abu Marzuk e Osama Hamdan. Di essi solo Haniyeh risiede in permanenza a Gaza. Israele segue intanto da vicino le attività di Haniyeh, nella preoccupazione che esse possano in seguito avere riflessi sulla situazione al confine con la Striscia di Gaza. «L'eliminazione di Soleimani - ha detto oggi il comandante della regione militare meridionale di Israele, generale Hertzi Halevi - influenza anche noi. Dobbiamo seguire gli sviluppi da vicino». 

 

Il generale: nemmeno la morte di Trump vendicherà Soleimani.
«Anche se colpissimo tutte le basi Usa, o uccidessimo Trump o il suo ministro della Difesa, non sarebbe sufficiente a vendicare l'uccisione di Qassem (Soleimani). Solo l'espulsione degli americani dalla regione lo sarà». Lo ha detto il brigadiere generale Amir Ali Hajizadeh, comandante delle unità aerospaziali dei Pasdaran, durante i funerali delle generale Soleimani a Teheran.

Il consigliere di Khamenei: «Per gli Usa sarà un altro Vietnam». «Se gli Stati Uniti non ritirano le forze dalla regione, affronteranno un altro Vietnam». Lo ha detto Ali Akbar Velayati, consigliere del leader iraniano Ali Khamenei, citato da Farsnews. «Nonostante le vanterie dell'ignorante presidente degli Stati Uniti, l'Iran intraprenderà un'azione di ritorsione contro la stupida mossa degli americani che li farà pentire», ha sottolineato.

La figlia di Soleimani: «Americani vedranno i loro figli morti». Le famiglie dei soldati statunitensi di stanza in Medio Oriente «dovrebbero aspettarsi la morte dei loro figli». Lo ha detto la figlia del generale Qassem Soleimani, Zeinab, durante la cerimonia funebre per suo padre all'università di Teheran. Sottolineando la necessità di una vendetta immediata verso gli Stati Uniti, ha definito Trump, come fece una volta il padre, un «giocatore d'azzardo». «Hai fatto un errore storico - ha aggiunto - non potrai seminare discordia tra Iran e Iraq». Anche il leader politico di Hamas, Ismail Haniyeh, ha tenuto un discorso durante la cerimonia.
 

 

I leader di Hamas e Jihad islamica ai funerali di Soleimani. Ai funerali del generale iraniano Qassem Soleimani hanno partecipato anche il leader di Hamas Ismail Haniyeh, il suo vice Salah al-Aruri ed il leader della Jihad islamica Ziad Nakhale. Lo riferiscono i media di Gaza secondo cui la loro presenza alle esequie rischia ora di provocare frizioni con i principali Paesi sunniti: Egitto ed Arabia Saudita. Con un implicito riferimento ad aiuti assicurati dall'Iran alle milizie palestinesi, Haniyeh ha affermato: «Il progetto delle resistenza nella terra di Palestina e nella Regione non sarà indebolito né retrocederà. Le eliminazioni hanno il solo risultato di infonderci nuova forza per la liberazione di Gerusalemme. Qassem Soleimani ha dedicato la vita alla resistenza ed è un martire di al-Quds», il nome arabo di Gerusalemme. «La resistenza è uscita vittoriosa in Libano e a Gaza e avrà ragione del progetto sionista». A quanto risulta, Haniyeh sarà ricevuto dal leader supremo dell'Iran Ali Khamenei.
 

Ultimo aggiornamento: 7 Gennaio, 17:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA