Russia, la guerra all'Ucraina costa 900 milioni di dollari al giorno (senza contare le sanzioni): Putin quanto può reggere?

Russia, la guerra all'Ucraina costa 900 milioni di dollari al giorno: Putin quanto può reggere?
Russia, la guerra all'Ucraina costa 900 milioni di dollari al giorno: Putin quanto può reggere?
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Sabato 7 Maggio 2022, 12:57 - Ultimo aggiornamento: 8 Maggio, 11:06

Al netto dei danni causati dalle sanzioni, l'operazione speciale, ovvero l'invasione dell'Ucraina, costa alla Russia 900 milioni di dollari al giorno. Per quanto tempo Putin potrà permetterselo? Detto anche che secondo stime preliminari del ministero degli Esteri russo, il Pil subirà una contrazione dell’8% al 10% e che l'inflazione potrebbe oscillare entro l'anno fra il 18% e il 23%: uno scenario che non renderebbe troppo agevole per il leader russo prendere la via più corta e stampare più rubli. Detto infine che il Pil nominale russo, espresso da una nazione di 150 milioni di abitanti, resta di poco sotto i 1.900 miliardi di dollari quando quello della Germania resiste attorno ai 3.300 miliardi e quello degli Usa attorno ai 18mila miliardi. 

 

La stima di 900 milioni di dollari al giorno per la guerra in Ucraina arriva da Sean Spoonts, caporedattore di Sofrep (Special Operations Forces Report). Come riportato da Newsweek, la lista dei costi comprende la diaria per i soldati  schierati in Ucraina che sono 150mila fra militari di leva e soldati professionisti: quelli di leva costano assai poco alle casse dello Stato, mentre quelli che si sono arruolati, spinti anche dalla crisi e dalla carenza di posti di lavoro, percepiscono, secondo i dati di Report Difesa relativi a quattro anni fa, 564 euro al mese quando il salario medio in Russia è di 461 euro (Forextradingitalia). Ovvero 564 euro al mese (e ancora meno, molto meno, se si è di leva) per morire in Ucraina: stime americane indicano in almeno 20mila i caduti russi dal 24 febbraio ad oggi, una cifra spaventosa. Fra i caduti vanno calcolati anche 12 generali, quota che riporta direttamente alle perdite della II guerra mondiale.

Chiaro che queste diarie non riguardano i mercenari ceceni o di altre nazionalità ingaggiati dalla Russia per le operazioni più pericolose e più "coperte" e anche più temute dagli ucraini. 

Per di più, se si pensa alle finanze dello Stato, proprio Putin ha invertito drasticamente il trend delle spese militari che negli anni 90 era in fase calante:  si era scesi dal 4,9% al 3% del Pil tra il 1992 (41.932 milioni di dollari) al 1998 (14 mila milioni di dollari). Ma poi con Putin alla guida del paese i fondi per le spese militari sono risaliti: nel 2014 fino al 4,5% del Pil e poi fino al 5,3% del Pil nel 2016.

Putin ha comunque ristretto i ranghi: meno uomini e più mezzi, All'inizio degli anni 2000 le forze armate raggiungevano quota 1,3 milioni, oggi dovrebbero essere 900mila, anche se non è facile calcolare a quanto ammonta la Riserva pronta a essere richiamata: i militari di ruolo sono 385 mila professionisti, gli altri sono coscritti. 

Spese militari per la campagna di Ucraina, l'elenco continua con i costi per gli armamenti leggeri e pesanti: cartucce, fucili, fucili-mitragliatori, lanciagranate, cannoni, mortai, batterie Katiuscia, divise, vettovaglie, carburante, pezzi di ricambio, spese mediche per i feriti.  

E poi, tra le voci, più pesanti, quelle per i missili da crociera (ne sono stati lanciati più di 2mila) servono 1,5 milioni di dollari per ciascuno. E gli aerei? Un'ora di volo di un jet militare costa almneo 20mila dollari con punte di 40mila, senza calcolare l'ammortamento del costo del velivolo.

E' vero che, come hanno lamentato gli stessi militari russi, molti degli armementi, soprattutto quelli leggeri, erano antiquati e poco efficienti e che quindi il costo non è così incisivo, ma per tentare di schiacciare la resistenza ucraina Putin e i suoi generali sono stati costretti a sfoderare anche le ultime armi dei gli arsenali, compresi mezzi ancora in fase sperimentale, vedi alcuni dei modelli di missili ipersonici. Non era certo fresca di varo (1979), ma solo l'affondamento della Moskva è costato almeno 750 milioni di dollari, oltre alla perdità di un numero imprecisato di marinai.

Quella che doveva essere un'operazione di pochi giorni si è trasformato in una guerra di logoramento e uno studio pubblicato due settimane dopo il 24 fabbraio ha stimato che le perdite dirette della guerra siano costate alla Russia circa 7 miliardi di dollari.

Spese che, sommate agli effetti delle sanzioni, potrebbe costare, secondo un un rapporto del network economico americano Cnbc "ritardi di 30 anni all'economia russa". L'Institute for International Finance, che riunisce esperti di 70 paesi, valuta che il prodotto interno lordo (Pil) diminuirà del 15%.  

Paolo Ricci Bitti

L'economia russa

Gli ultimi dati disponibili del Fondo monetario internazionale sono del 2019, ma, insomma, fa effetto vedere che la Russia di Putin - la Russia che invade il Donmbass, la Russia che chiude i rubinetti del gas per l'Europa, la Russia superpotenza termonucleare già dotata dei missili ipersonici inintercettabili - arranca dietro la Grecia e pure dietro la Romania e l'Ungheria se si paragona il Pil pro capite a parità di potere d'acquisto. In altre parole, come fa notare il Sole 24 Ore, la Russia è piccola in campo economico tanto quanto, all'opposto, gonfia i muscoli mostrando tank e jet di ultima generazione. 

Detto che per comprare un euro servono 90 rubli e che in un McDonald's di Mosca un Big Mac costa all'incirca la metà che in Italia, dalla tabella basata su dat Fmi 2019, si vede che il Pil pro capite equiparato in dollari in Russia vale poco più di 28mila dollari. 

La definizione

Il Prodotto interno lordo  pro capite di un Paese - di legge sul sito del Mef -  è "un indicatore statistico ottenuto quale rapporto tra il valore del Pil del Paese nel periodo considerato e il suo numero di abitanti. L'indicatore fornisce una misura del tenore di vita registrato in media nel Paese". Per dare un'idea questa classifica è dominata (dati 2018) dal Lussemburgo (115mila dollari) e chiusa dal Burundi (307). 

La Russia, in quanto a numeri, è fuoriscala: è il paese più vasto del mondo, oltre 17 milioni di chilometri quadrati (e no, la Cina non è secondo posto, è solo terza dopo il Canada) che ospitano circa 150 milioni di abitanti sottoposti a un prelievo fiscale che vale soltanto l'11% del Pil. Anche i redditi più alti sono tassati al massimo al 15% grazie alla possibilità di sfruttare le immense risorse del sottosuolo che limitano a gas, petrolio e carbone, ma anche ai diamanti. L'economia russa resta tuttavia zavorrata dalle limitazioni che affondano la loro origine nello statalismo dell'Unione delle repubbliche socialiste sovietiche disciolta nel 1991 e confluita nella Federazione Russa orba di tanti territori che un po' alla volta Putin riconquista.

Nella classifica allora del Prodotto interno lordo  pro capite a parità di potere d'acquisto gli Stati Uniti valgono più del doppio della Russia: 65.051 dollari contro 28.448, con la Germania che supera i 56mila dollari, la Francia i 49mila e l'Italia 44mila. Se poi si vuole paragonare la Russia con l'Europa, quest'ultima vale oltre 46mila dollari.

Ben sopra la Russia anche la Polonia e l'Ungheria (34mila dollari) e un gradino sopra Mosca persino Atene con oltre 30mila dollari. E la Cina, si dirà? Solo 16mila dollari, ma qui lo statalismo e il dato demografico restano ancora senza compromessi. 

La morale è che la Russia non si può definire una potenza economica. E' invece una potenza militare, ma anche in qui, se si fanno confronti, lo scenario a cavallo degli Urali ne esce assai ridimensionato. E' vero che nei silos russi restano migliaia di vettori intercontinentali degli anni Sessanta e che i nuovi missili ipersonici, anche armabili con testate nucleari, risultano al momento non abbattibili, ma al tempo stesso la "scarsa" economia russsa non permette in realtà a Putin di fare la voce grossa quanto vorrebbe. Può sì chiudere il rubinetti del gas strangolando l'Europa, ma poi senza i ricavi di questa voce gli investimenti bellici segnerebbero ancora di più il passo. 

Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri) nel 2020 in testa alla classifica restano saldamente di Stati Uniti  con 778 miliardi di dollari (+4,4% rispetto al 2019), ovvvero 4,8% del Pil. Segono la Cina con 252 miliardi e l'India con 73 miliardi. La Russia è quarta con 61,7 miliardi di dollari (+2,5% rispetto al 2019) pari a un ragguardevole 4,3% del Pil, ma, in assoluto poca cosa rispetto a 232 miliardi dei paesi dell'Unione europea fra i quali l'Italia vale 28 miliardi ovvero l'1.6% del Pil, ben dietro a Gran Bretagna (59 miliardi) e Germania e Francia (52). Se poi mettiamo insieme la potenza di fuoco economica della Nato (compresa quindi le spese militari degli Stati Uniti) si arriva a 1.103 miliardi di dollari, il 56% delle spese militari del mondo.

Detto che in Russia decide una persona sola, mentre nella Nato fioccano i distinguo che indeboliscono la schieramento, qual è allora la potenza militare più potente? 

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