Guerra, Bruxelles frena Di Maio sul piano per la pace. Helsinki, stop gas russo

Borrell: «Sosteniamo qualsiasi sforzo ma prima gli occupanti devono ritirarsi». Draghi: «Con Putin ho trovato un muro». E Mosca chiude i rubinetti alla Finlandia

Guerra, Bruxelles frena Di Maio sul piano per la pace. Helsinki, stop gas russo
Guerra, Bruxelles frena Di Maio sul piano per la pace. Helsinki, stop gas russo
di Cristiana Mangani
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Sabato 21 Maggio 2022, 00:08

Due giorni fa con i parlamentari, ieri con gli studenti della scuola Dante Alighieri di Sommacampagna: il premier Mario Draghi li ha aggiornati sugli ultimi sviluppi del conflitto russo-ucraino. E ha ammesso quanto sia difficile tentare di dialogare con il presidente Vladimir Putin. «Quel che si deve fare è cercare la pace - ha spiegato il presidente del Consiglio -, far in modo che i due smettano di sparare e comincino a parlare. L’ultima volta che ho sentito Putin gli ho detto: “La chiamo per parlare di pace”, e lui mi ha risposto “non è il momento”. Ho insistito: “La chiamo perché vorrei un cessate il fuoco” La risposta sempre uguale: “Non è il momento”». 
Il premier italiano ha ricordato anche il tentativo di aprire un dialogo tra il presidente della Federazione e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky: «Forse i problemi li potete risolvere voi due - ha ripetuto a Putin -, perché non vi parlate? Alla fine ho avuto più fortuna a Washington parlando con il presidente Biden. Solo da lui Putin vuol sentire una parola e gli ho detto di telefonargli». Il suggerimento deve aver funzionato, perché «i loro ministri si sono sentiti» proprio il giorno dopo. Piccoli-grandi segnali che indicano come forse qualcosa si stia muovendo. Anche se per Draghi l’aggressione dell’Ucraina resta «un errore spaventoso».

Lo stop

Intanto nel tentativo di trovare una soluzione diplomatica al conflitto si sta continuando a lavorare. Qualche giorno fa il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha presentato all’Onu il piano italiano in quattro punti per ottenere il cessate il fuoco e riaprire la negoziazione. Un documento importante che, però, ha trovato una reazione molto tiepida da parte della Commissione europea. «Abbiamo preso nota del piano di pace dell’Italia per l’Ucraina - ha praticamente fermato l’iniziativa l’Alto rappresentante Ue, Josep Borrell - e come Ue sosteniamo qualsiasi sforzo volto a concludere il conflitto. Ma dal punto di vista europeo questo deve passare dall’immediata cessazione dell’aggressione e dal ritiro senza condizioni dell’esercito russo. Le condizioni per questo cessate il fuoco le dovrà decidere l’Ucraina», ha poi aggiunto il capo della diplomazia Ue, esortando i Paesi europei a mantenere l’unità su tutti i fronti, diplomatici e militari. «Vogliamo che, quando i negoziati avranno luogo, l’Ucraina ci arrivi in una posizione di forza».
Anche da Kiev grande cautela, sebbene ci sia una maggiore apertura. «L’Ucraina - ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, Oleh Nikolenko - sta studiando il piano e lo accoglie con favore, ma ribadisce che qualunque soluzione dovrà rispettare la sovranità e l’integrità territoriale del Paese». Dichiarazioni alle quali ha indirettamente risposto il ministro Di Maio nella conferenza stampa finale della presidenza italiana al Consiglio d’Europa. «Non esiste una pace imposta - ha spiegato -, si parte dalla disponibilità dell’Ucraina perché il loro popolo è stato invaso e il nostro obiettivo è agevolare il dialogo per step per arrivare al cessate il fuoco e poi alla pace». 
Nel frattempo, ieri, è suonato il primo campanello di allarme da Helsinki: in un paio di giorni tutti i rubinetti che portano il gas russo in Finlandia potrebbero essere chiusi. Ad affermarlo è stata Gasum, la società statale che importa e vende il gas naturale nel Paese scandinavo e che nei giorni scorsi ha detto a chiare lettere che non pagherà mai in rubli la bolletta in arrivo il 20 maggio. La stessa scadenza prevista nei contratti di altri Paesi europei, compresa l’Italia. In vista del weekend, dunque, è una corsa contro il tempo per evitare un’escalation della guerra del gas dalle conseguenze imprevedibili. 

La Cina

Tutto questo mentre la Cina sta continuando a importare energia dalla Russia, acquistando petrolio, gas e carbone con un aumento annuo del 75% a più di 6 miliardi di dollari, malgrado la domanda interna abbia subito un rallentamento a causa dei rigidi lockdown di contenimento dell’ondata di Covid-19 e il varo delle sanzioni occidentali contro la Russia per l’invasione dell’Ucraina. L’import di gas naturale liquefatto, in base ai dati delle Dogane cinesi, è salito dell’80% annuo a 463.000 tonnellate; quelle di greggio del 4% a 6,55 milioni di tonnellate, con la Russia nella seconda posizione di maggiore fornitore dietro l’Arabia Saudita.

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