Elezioni Francia, il sollievo di Bruxelles. Draghi: «La vittoria di Marcon è una splendida notizia per l'Europa»

Pericolo scampato per von der Leyen e Michel: «Si può continuare a lavorare insieme». Parigi è presidente di turno dell’Unione e riprende in mano i dossier principali

Domenica 24 Aprile 2022 di Gabriele Rosana
Elezioni Francia, Draghi: «La vittoria di Marcon è una splendida notizia per l'Europa»

«Pericolo scampato». Nelle istituzioni Ue si tira un sospiro di sollievo mentre i primi voti reali affluiscono dando a Emmanuel Macron la certezza di un bis all’Eliseo. Dal Recovery di guerra al nuovo round di sanzioni contro la Russia di Vladimir Putin, l’alba del secondo mandato presidenziale del leader francese è anche una schiarita all’orizzonte per l’Unione europea, che ha guardato agli ultimi tornanti dell’appuntamento elettorale d’Oltralpe con il fiato sospeso. 

 

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«In un periodo tormentato come questo, abbiamo bisogno di un’Europa forte e di una Francia pienamente impegnata per un’Ue più sovrana e più strategica», ha twittato il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, congratulandosi con Macron, seguito a ruota dalla numero uno della Commissione Ursula von der Leyen, impegnata in un viaggio in India: «Felice di poter continuare la nostra eccellente collaborazione». La riconferma del leader francese «è una splendida notizia per tutta l’Europa», ha commentato il premier italiano Mario Draghi, che ha ricordato come «Italia e Francia sono impegnate fianco a fianco, insieme a tutti gli altri partner, per la costruzione di un’Ue più forte, coesa, giusta e capace di essere protagonista nel superamento delle grandi sfide dei nostri tempi, a partire dalla guerra in Ucraina». «È solo con una forte spinta europeista che potremo continuare a portare avanti, tutti insieme, le battaglie a sostegno dei cittadini anche in Europa», ha fatto eco il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

 

La coincidenza

Archiviata la partita elettorale, adesso Macron può tornare a dare le carte del grande gioco Ue, complice pure l’insolita coincidenza per cui il suo Paese è al momento (e fino al 30 giugno) alla guida semestrale del Consiglio dell’Unione. Posto di comando da cui, ancora nelle ultime settimane e negli ultimi giorni, ha messo a segno importanti successi: dall’approvazione del pacchetto digitale che definisce nuove regole per le Big Tech americane all’ambizione di creare un’industria europea dei microchip. Iniziative che sono parte di quell’agenda per l’autonomia strategica Ue che ispira, sin dalle origini, la sua azione europea. 
Macron riprende in mano i dossier Ue lì dove li aveva temporaneamente lasciati, da padrone di casa. Negli sfarzosi saloni di Versailles, dove il 10 e 11 marzo scorsi aveva ospitato un summit straordinario dei capi di Stato e di governo, in occasione del quale aveva lanciato l’idea di un nuovo Recovery Plan, stavolta calibrato sull’impatto della guerra e non più sulla lotta alla pandemia, per contrastare il caro-energia e finanziare gli investimenti nella difesa comune. Se ne tornerà a parlare tra un mese a Bruxelles; un dibattito che inevitabilmente si intreccerà con la spinta di Parigi e Roma per una riforma del Patto di stabilità e delle regole sui conti pubblici per favorire crescita e investimenti e tagliare con il passato dell’austerità Ue. 

 

Le tappe

Ma il prossimo appuntamento sul tavolo riguarda la messa a punto del sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia, mentre da una parte il cancelliere tedesco Olaf Scholz continua a puntare i piedi su uno stop immediato alle forniture energetiche e, dall’altra, il Fondo monetario internazionale suona l’allarme di una recessione in Europa in caso di blocco radicale a petrolio e gas russi. Nel nuovo round di misure rientrerebbe uno stop «intelligente» al greggio, che Parigi sostiene senza mezzi termini: Bruxelles ha tuttavia tenuto finora le bocce ferme nel timore di poter fornire assist preziosi a Le Pen, che attorno ai rischi per il potere d’acquisto dei francesi aveva costruito la sua campagna, nel ricordo delle rivolte dei gilet gialli. Del resto, l’allarme di un suo avvicinamento inesorabile all’Eliseo era stato preso sul serio nei palazzi Ue. Pur avendo escluso di volere la Frexit, l’uscita della Francia sul modello Brexit, la leader dell’ultradestra aveva illustrato i piani per smantellare l’Unione stessa dall’interno, mandando in soffitta le libertà di movimento su cui si regge il mercato unico Ue, dalle persone alle merci. Uno scenario, scongiurato nella serata di ieri, che avrebbe visto Parigi e Bruxelles impegnate in un inedito braccio di ferro simile a quello che da anni contrappone l’Ungheria e le istituzioni Ue. Finendo per affossare tutto l’impianto delle riforme Ue. 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 26 Aprile, 09:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA