Musei, la riapertura parla al femminile: da Firenze a Roma l'omaggio all'arte di donna

Mercoledì 27 Gennaio 2021 di Laura Larcan

Un’ottima annata d’arte al femminile. L’agenda del 2021 sembra puntare proprio alla riscoperta della creatività “rosa”. Un fil rouge di estro e talento che intreccia alcuni degli appuntamenti espositivi più attesi. E se lo spettro dell’emergenza Covid aleggia sulle date d’inaugurazione (tenendo d’occhio i colori ballerini delle regioni), val la pena tenerle a mente. La bellezza, come dice il direttore degli Uffizi Eike Schmidt, è rimasta troppo tempo «sotto sequestro per la pandemia, e non succedeva dalla Seconda Guerra Mondiale». A Milano, Le Signore dell’Arte. Storie di donne tra ‘500 e ‘600 di Palazzo Reale è indubbiamente l’evento principe di questo anno da vivere “pericolosamente” al femminile. La pandemia ha fatto slittare il vernissage tra fine febbraio e i primi di marzo, ma già si prefigura come una rivelazione, tessendo insieme il racconto di ben 34 diverse artiste attraverso 150 opere. Appassionate e già moderne nel XVI secolo, stimate nelle corti ma non cortigiane: Artemisia Gentileschi, Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana, ma non solo. È questo il bello. Sotto la cura di Anna Maria Bava, Gioia Mori e Alain Tapié sfilano lavori e firme in grado di sorprendere, con prestiti pubblici e privati che mettono insieme tutta l’Italia (strategico, il sostegno della Fondazione Bracco).

«Nel ’500 e ’600 intraprendere la professione di artista per una donna comportava non soltanto determinazione e coraggio, ma oggettive difficoltà – spiega Irene Baldriga storica dell’arte e docente de La Sapienza – prima fra tutte l’apprendistato in un ambiente dominato dagli uomini. Da qui la ragione per cui molte donne pittrici erano figlie d’arte e si trovavano a recepire codici di comportamento nonché linguaggi riservati alla sola interpretazione maschile. Le donne pittrici che conosciamo – continua Baldriga – assimilano le pratiche maschili ma riescono comunque ad aprire degli squarci di assoluta originalità, rivelando la propria consapevolezza (di artiste e di donne) con autoritratti che svelano perizia e orgoglio, indugiando su temi che denunciano storie di violenza e discriminazione, ma anche affermando una qualità di mestiere e una vivacità culturale di eccezionale livello. Basti riflettere – conclude Baldriga – sul contributo delle donne pittrici all’osservazione della natura – Giovanna Garzoni in primis – in un contesto culturale che vedeva l’affermazione nella nuova scienza».

A Firenze, gli Uffizi riaperti sfoggiano l’arguta rassegna su Tutte le Donne dell’Impero. Imperatrici, matrone, liberte, un’indagine puntuale, intima e realistica sulla donna nell’antichità, che sia la madre di Nerone o la moglie di Domiziano (fino al 9 maggio). A Roma, pensa sistematicamente in termini di “quote rosa” la direttrice della Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea Cristiana Collu. L’aveva annunciato l’estate scorsa (non senza aprire un dibattito acceso) e lo conferma con il progetto Io dico Io – I say I, un evento dedicato completamente alle artiste donne italiane, di generazioni diverse, di stili e ricerche differenti (dal 27 febbraio).

Da ricordare ancora Regina. Della Scultura, l’omaggio di Bergamo e della Gamec ad aprile a Regina Cassolo Bracchi artista dimenticata da riscoprire che sarà protagonista anche della grande mostra collettiva al femminile Women in Abstraction in cantiere al Centre Pompidou di Parigi per maggio. E alcune donne che fanno la differenza sono presenti in mostre importanti come quella fiorentina a Palazzo Strozzi L’Arte moderna degli Stati Uniti che racconta Cindy Sherman e Barbara Kruger (dal 26 marzo). O i focus del romano Palazzo Barberini dedicati a Sofonisba Anguissola e Lavinia Fontana nella bellissima mostra L’ora dello spettatore.

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Ultimo aggiornamento: 2 Febbraio, 13:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA