I femminicidi e la tragedia dei figli, le famiglie hanno urgente bisogno di aiuto

I femminicidi e la tragedia dei figli, le famiglie hanno urgente bisogno di aiuto
di Maria Latella
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 22 Giugno 2022, 14:44 - Ultimo aggiornamento: 23 Giugno, 08:08

In realtà, a leggere le cronache quotidiane, verrebbe da chiedersi se in Italia più che asili per i bambini non siano urgenti comunità di recupero per genitori.

Genitori relativamente giovani, come Matteo Verdesca, 38 anni, che il 18 giugno scorso, in Puglia, ha ucciso a coltellate la moglie coetanea, Donatella Micoli, per poi darsi fuoco nell’auto sulla quale era scappato. Matteo e Donatella erano genitori di due bambini di sette e due anni, affidati ai nonni la notte in cui tutto è andato in pezzi. Postavano di continuo foto di coppia, lei consapevole di essere una donna graziosa, lui possessivo. Selfie, citazioni di testi rapper-romantici “Insieme siamo la fine del mondo”, «Vi voglio bene» scrive lui, «anche noi» risponde lei con foto sua e dei bambini, una esibizione di felicità familiare ad uso social che tanto solida non doveva essere se, hanno raccontato in paese, Matteo Verdesca passava per essere cupo e molto geloso. Il matrimonio era in crisi, forse proprio per questa ossessiva gelosia. Chissà quale sguardo posatosi sulla “sua” Donatella, quale incontro nella festa di paese allestita per la fiera di San Luigi ha decretato la sentenza di morte per la madre dei suoi figli e, subito dopo, anche la fine della sua propria vita. Prima di uccidersi, Matteo Verdesca ha chiamato la madre consegnandole la frase con la quale quasi tutti i maschi che uccidono comunicano l’accaduto: «Ho fatto un casino».

TRAGICA ARROGANZA

Un casino? No, una tragedia. Verdesca ha tolto i genitori ai due bambini procreati con Donatella, ha tolto il padre al figlio diciottenne nato da una relazione giovanile. Quale tragica arroganza, quale assoluta mancanza di un minimo senso di responsabilità gli ha fatto credere di poter ipotecare il futuro di tre esseri umani uccidendone altri due, se stesso e la moglie? Verdesca e gli altri che uccidono le loro compagne, trentuno soltanto in questi primi sei mesi del 2022, appaiono del tutto immemori di quel che significa diventare genitori. Significa assumere una responsabilità che non ha scadenza. Significa proteggerli, quei figli. Non scaraventarli nella tragedia segnandoli per sempre. Per questo, tornando alla prima riga di questo commento, giorno dopo giorno mi sto convincendo che è indispensabile una seria riflessione sullo stato attuale delle famiglie italiane. Quella che è stata la colonna portante della nostra società, il punto fermo che ha consentito di sopravvivere ai cambiamenti tumultuosi vissuti dall’Italia, passata, nel Dopoguerra, dalla cultura contadina alla cultura della società dei consumi.

FRAGILITÀ

 Quella famiglia oggi appare più che mai fragile. Ci sono figli che uccidono le madri, madri che uccidono le figlie bambine, in un crescendo da tragedia greca in cui si può trovare di tutto, da Medea a Edipo. E ogni volta si legge (e si scrive) che l’omicida aveva “problemi psichici”. Che era “in cura dallo psicologo”. Ora, visto il numero di delitti a sfondo familiare, possibile che nessuno rifletta su come stanno messe le famiglie italiane? Sulla solitudine, l’incapacità di esprimere i disagi, la certezza di non poter trovare soluzioni diverse che non siano la morte, la dissoluzione, la fine che però lascia vivi (non sempre ahimè) bambini e ragazzi feriti a loro volta per sempre. Come sta la famiglia italiana? Male, malissimo si direbbe. E non è vero che questi delitti ci sono sempre stati. No, non in questo numero. E soprattutto, prima, un genitore aveva paletti che non avrebbe mai osato superare: il timor di Dio, certo, ma anche la consapevolezza che non si poteva sottrarre ai figli bambini una madre. Neanche questo baluardo è rimasto. Trenta anni fa, nei paesi o anche in città, era il parroco che raccoglieva gli sfoghi, troncava e sopiva o, invece, riportava con severità alla ragione. Un ruolo che uno psicologo non può e non vuole svolgere. Trenta anni fa erano i suoceri, i fratelli maggiori, ad intervenire quando le cose in una coppia non andavano bene. Ma oggi i suoceri si separano a 75 anni e alla stessa età uccidono le mogli per poi costituirsi: è appena successo a Roma, nell’elegante quartiere Trieste dove un assicuratore in pensione ha sparato alla moglie coetanea.

L’EUROPA

Siamo di fronte a qualcosa di più grande ed esplosivo dell’annosa questione degli “aiuti alla famiglia”. Certo, c’è urgente bisogno anche di quello, e invece di continuare a parlarne si dovrebbe semplicemente copiare il modello francese: taglio sostanzioso delle tasse a chi ha tre figli e scuola a tempo pieno, per tutti e per tutti i redditi. O capire perché pure la Germania (fino a poco tempo fa poco incline alla parità di genere) è corsa ai ripari per dare un boost alle nascite e consentire alle donne di tornare al lavoro anche dopo essere diventate madri. In Germania scuole materne ed asili sono gratuiti (ma nella capitale Berlino di bambini ne nascono più di quanti asili possano accoglierli). I genitori che decidono di rimanere a casa dopo la nascita hanno diritto ad un assegno parentale pari al 67 per cento del reddito percepito. Per ogni figlio si ricevono ogni mese 219 euro (kindergeld)che salgono a 250 euro alla quarta nascita. La dimensione economica è certamente essenziale alle dinamiche familiari. Molte tensioni esplodono nella coppia quando i soldi cominciano a mancare. E dunque primum vivere e aiutare i giovani che una famiglia la vorrebbero e quelli che una famiglia l’hanno già formata. Ma, acclarata questa esigenza di base, non sarà il caso di aiutarli anche psicologicamente questi genitori in potenza e pure quelli già in atto? Si dice spesso che in Italia i figli non nascono perché chi dovrebbe farli “fugge dalle responsabilità”. Purtroppo le cronache ci dicono che a fuggire tragicamente dalle responsabilità sono anche quelli che, dopo averli fatti nascere, irresponsabilmente li abbandonano.

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