Bella, brava e single, hai deluso tutti e fai come ti pare. Sii fiera del cambio di vita

Bella, brava e single, hai deluso tutti e fai come ti pare. Sii fiera del cambio di vita
di Michela Andreozzi
6 Minuti di Lettura
Mercoledì 23 Novembre 2022, 12:19 - Ultimo aggiornamento: 25 Novembre, 14:01

LA LETTERA

Bella, bellissima, una modella, un’attrice.

Me lo dicono da quando sono piccola: ho grandi occhi cerulei e una massa di capelli color oro lisci lisci, sono alta, sono magra e felicemente single. Perfetta? No, grazie a Dio ho il naso un po’ grande di mio padre e da lui ho pure preso una certa indolenza ministeriale. Così un curriculum scolastico medio in un istituto privato della Balduina, amici, cotte e solita solfa, senza infamia e senza lode, un po’ come mio fratello, anche lui decisamente bello e anche lui decisamente indolente. Il contrario di mia madre, bellissima e bravissima, già da piccola e poi supermanager da grande, tanto da meritarsi il soprannome di “Carrarmato”. Il problema: sia io che mio fratello facciamo l’università alla grande, lui meglio di me subito assunto all’estero in una multinazionale miliardaria, anche io davvero bene, presa in un’altra azienda estera top five nel mondo ma a Roma. E tutto ha cominciato a girare vorticosamente: dalle 7 del mattino alle 11 di sera solo e solo e solo lavoro. Telefonate, call via pc, riunioni, slide, documenti, e ancora telefonate, riunioni, documenti ...un massacro. Si certo il posto è importante, la qualifica e lo stipendio anche, ma a 29 anni mi sono ritrovata schiacciata in un meccanismo assurdo in compagnia di nerd che volevano solo e solo lavorare. Dopo due anni mi sono licenziata. Preferisco vivere. I grandi capi della grande azienda scuotendo la testa hanno detto “poverina chissà cosa farai adesso”. Panico di mia madre che ha cominciato il fuoco di fila: «Mi hai deluso, ma perché l’hai fatto? Bisogna lavorare adesso che sei giovane poi dopo magari avrai altre priorità (sottinteso famiglia e figli) e adesso? Che farai? E poi perché non stai con qualcuno? Non hai neanche un fidanzato». Ci si sono messi pure nonni e zie: «Non si dà un calcio alla fortuna». E gli amici, che laureati sono ancora a spasso: «E dai non lo puoi fare, sputi in faccia al cielo» Ma io l’ho fatto e poi ho trovato lavoro in una altra grande azienda italiana dove lavoro dalle 8 alle 17, ho uno stipendio normale, accanto a me ho persone tranquille, laureati e non, alcuni anche decisamente grandi, persone che sorridono. E io quando finisco prendo la mia macchinetta e vado a fare un aperitivo con le mie amiche, progetto viaggi, vado a trovare mio fratello e vado anche a farmi massacrare da mia madre mentre mio padre mi guarda sornione dal divano. No, non sono fidanzata: avevo un amore ma alla lunga si è rivelato un mammone narcisista che amava solo il suo mondo. E io, bellissima, e sola con le mie amiche, sono finalmente felicissima. Cara Michela, perché la gente non capisce, la smette con la mistica del lavoro e della coppia, e comincia a vivere?

Ludovica, Roma 

LA RISPOSTA

Cara, Ludovica, mi pare che oltre ad una bellissima figura, una bellissima famiglia e un bellissimo futuro tu abbia anche una notevole dialettica. Sincera, mai inutilmente modesta, ma alla fine nemmeno presuntuosa. Scrivi bene, che per me significa: pensi bene. Sei lucida, cosciente, viva e in ascolto dei tuoi desideri e delle tue priorità. Ti ho letta una prima volta e mi sono fermata al racconto che fai di te stessa: ho visto i tuoi capelli, la Balduina, lo studio, il futuro già tracciato. Poi ho letto la tua lettera una seconda volta, tra le righe, e ho visto una madre sempre al lavoro, sempre al telefono, anche a casa, un padre che l’aspetta sul divano e si addormenta; i nonni e le zie che non risparmiano consigli, un fratello volato all’estero, chissà quanto felice di farlo, gli amici un po’ frustrati a cui la vita non regala le stesse occasioni. Ci sei tu, e ci sono loro. Tu: bionda e magra, sulla carta, una accoppiata vincente, nella vita, una etichetta che hai provato a sfuggire e ti capisco. Ho cambiato direzione diverse volte e non me ne sono mai pentita. Ma mi è costato in termini di incertezza, con la quale ho dovuto imparare a convivere. Ma tu, tu sei una principessa reale che abdica al trono. Senza distruggere, hai disinnescato una ad una, tutte le aspettative che loro avevano su di te, bella e brava, quel dannato binomio che ci ha inchiodate per secoli in ruoli preconfezionati. Se sei bionda e magra, sei bella, se sei bella sei buona ma, soprattutto, se sei buona sei brava. E se sei bella, devi fidanzarti, se sei buona devi fare ciò che ti viene detto, e se sei brava devi andarti a prendere il meglio. Ovviamente, non quel che è meglio per te, ma per loro: quel magma vischioso fatto di familiari, amici, colleghi che danno per scontato che tu desideri le stesse cose. Ma tu non sei loro. Mi sa che sei e resterai una pecora nera. Vanne fiera. Sono quelle che cambiano il corso delle storie familiari: quelle che, per esempio, cambiano lavoro rispetto ai genitori, che rompono le catene del passato. Disubbidienti, che la pensano diversamente da chi li ha precedute. Impudenti che vanno controcorrente, che fanno scelte incomprensibili… Come quella di rinunciare a una certa carriera, al prestigio e al denaro in favore di una esistenza vivibile. Il problema è solo che a te importa ancora moltissimo la loro opinione. Cerchi risposte alle loro domande. Vorresti che loro la pensassero come te (un po’ come stanno facendo loro nei tuoi confronti). Ti anticipo che non accadrà. Resterai quella che ha fatto le scelte non condivise. Non ti basta vivere come hai deciso di vivere? Sii fiera della tua disubbidienza. Nel bene e nel male, tu somigli a te stessa. E a tuo padre, che forse ha trovato il modo di sottrarsi alle pressioni restando defilato, senza farsi notare, senza farsi chiedere troppo. Non è indolenza ministeriale, è savoir-vivre. Quello che serve ad affrontare mogli supermanager, o madri, nonne e zie che ti vogliono come loro: che poi, forse, non c’è alcuna malizia, semplicemente, conoscono soltanto quella felicità. Ma tu hai lo stesso naso di papà, lo stesso fiuto per la sopravvivenza. Tienilo caro, quel naso, ti aiuterà ad andare, a essere onesta con te stessa, a scegliere una vita a forma di te, o il tempo piuttosto che il denaro, gli affetti invece che le passioni, i viaggi al posto di una carriera. Ma prova a fare con loro ciò che vorresti facessero con te: rispettali. Rispetta la loro vita faticosa, e le loro scelte sbagliate. La loro difficoltà a cambiare, il loro dissenso, per ignorarlo davvero. E continua a vivere, anche per chi non sa farlo: a volte un esempio funziona più di mille parole. Ho sempre pensato che è meglio succedere che avere successo. 

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