Il capitano Schettino e la comandante Carola: quando anche l'odio social è questione di genere

Domenica 30 Giugno 2019 di Vanna Ugolini

ROMA - Meridionale, terrone incapace, grasso, codardo, per lui. Putt..., ti stupro, zecca schifosa, fatti scop... dai negri che porti, per lei. Altro che parità di genere. Per il capitano pauroso, Francesco Schettino, che scese dalla Costa Concordia che stava affondando mentre sulla nave stavano morendo 32 persone tra cui una bambino, il web è stato molto più magnanimo che nei confronti della Capitana, Carola Rackete. Eppure lei non ha fatto morire nessuno, non ha provocato allo Stato italiano un danno economico e di immagine di proporzioni gigantesche, non ha abbandonato la nave. Ha solo agito secondo coscienza e la legge del mare. Eppure l'odio - obiettivamente - prevale solo nei confronti di Carola. 

Carola Rackete, insulti e odio via web, stupratori da tastiera crescono senza vergogna
 

Quando accadde la tragedia della Costa Concordia forse i social non erano ancora così popolati dagli odiatori ma al comandante codardo le invettive non furono risparmiate.

Addirittura gli odiatori invasero anche la bacheca della pagina Facebook di un omonimo, Simone Schettino, un comico che dovette specificare di non essere il capitano della Concordia e nemmeno un suo parente. L'ondata di offese, però, non durò più tanto. Quel "terrone incapace" fece sollevare gli animi dei compaesani di Schettino, originario di Meta, Sorrento che non volevano che il nome del paese fosse infangato e invitarono pubblicamente gli odiatori a lasciare in pace Schettino e famiglia.

Su Schettino poco dopo cadde il silenzio social, ad eccezione di altri due momenti. Uno in cui l'ormai ex capitano si fece riprendere a una festa a Ischia, abbronzato e vestito di bianco,due anni dopo la tragedia. L'altro quando fu invitato a tenere una lezione sulla gestione del panico, alla Sapienza, nel 2014, lui che preso dal panico si era dato alla fuga alla prima goccia d'acqua di mare che entrava nella stiva. Alla fine fu il pm durante la requisitoria a usare, forse, l'epiteto più forte - "incauto incapace" lo definiì, facendo riferimento comunque a una figura giuridica.

Per la capitana Carola le violenze verbali invece si sprecano. E' colpevole di tutto, di aver studiato, di essere ricca, bianca, di non truccarsi, di avere i capelli rasta. Ma la maggior parte degli epiteti violenti riguardano la sfera sessuale, torna con frequenza la minaccia di stupro, il modo più violento per ripristinare un potere, quello dell'uomo sulla donna autonoma, che vuole uscire dagli stereotipi.

D'altra parte Carola è solo l'ultima vittima degli odiatori del web. Nel 2014 l'Agenzia per i diritti fondamentali dell'Unione europea fece una ricerca coinvolgendo 42mila donne europee proprio sul tema della violenza e sulle conseguenze che questa aveva nella vita delle donne. Già allora fu chiaro che i nuovi mezzi di comunicazione, in particolare i social, ma anche whatsapp, ad esempio, stavano diventando degli strumenti formidabili per un nuovo tipo di violenza di genere, quella social.

Il 23 per cento delle intervistate dichiarò di essere stata vittima di violenza via web ma, all'epoca - perchè da quella ricerca sono passati solo cinque anni ma tante cose sono cambiate - si trattava soprattutto di stalking fatto da un ex compagno o da una persona rifiutata. Se quella ricerca fosse rifatta oggi, probabilmente, le cose sarebbero molto diverse. Basti pensare che, dalla nomina di Laura Boldrini a presidente della Camera in poi, l'odio web si è riversato su tantissime donne, famose e non.

Michela Murgia ed Emma Marrone per la loro difesa dei migranti, Samatha Cristoforetti, per aver dato un nome straniero alla figlia e non passare il suo tempo a cucinare, ma anche ragazze che prima di esporre un cartello a una manifestazione erano semplici studentesse, come Giulia, messa alla gogna sul web dopo aver criticato Salvini.

 Sono stati circa 40mila i tweet negativi nel giro di tre mesi mettono le donne nel podio più alto degli odiatori del web, anche più che i gay, secondo i dati raccolti da Vox- osservatorio italiano sui diritti, probabilmente anche grazie alle tante manifestazioni e iniziative pubbliche che stanno cambiando l'orientamento culturale. Invece nei confronti delle donne non basta neppure la pietas che si prova quando vengono uccise: nei periodi in cui avvengono i femminicidiì, secondo Vox, si alzano ancora più forti le parole di odio nel web.

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