Ulivi infetti, i numeri e gli errori. Nardone: «Lettura sbagliata, ecco perché scrivono falsità»

Sabato 7 Settembre 2019 di Maria Claudia MINERVA
La Decisione di esecuzione Ue numero 789 del 2015, che ha imposto le misure di eradicazione del batterio xylella fastidiosa, attuate dall'ex commissario per l'emergenza Giuseppe Silletti, sarà modificata. Già si sta lavorando per farlo, come testimonia l'incontro di qualche giorno fa tra il direttore del Dipartimento regionale all'Agricoltura, Gianluca Nardone, gli ispettori e i tecnici della Dg Sante (Direzione generale per la salute e la sicurezza alimentare) e gli esponenti dei servizi fitosanitari europei. Il motivo della modifica di una norma-cardine contro la batteriosi sta nel fatto che così com'è ora quel provvedimento non va bene. Lo ha confermato anche la sentenza dell'altro ieri della Corte di Giustizia europea, che ha accolto il ricorso presentato dalla Commissione Ue sulla mancata applicazione degli obblighi per impedire la propagazione del contagio della batteriosi. Già contro quel ricorso l'Italia si era difesa contestando alcune prescrizioni della Decisione - come la prevista immediatezza degli abbattimenti (impossibili da realizzare perché come minimo bisogna avere il tempo di informare i proprietari dei terreni con una notifica che prevede termini temporali ben precisi) - perché appunto non applicabili così come previste. Da mesi se ne parla in diverse sedi e la nuova decisione sta prendendo forma, solo per caso contemporaneamente alla sentenza della Corte che sottolinea le inadempienze dell'Italia. La Puglia, seduta al tavolo della trattativa con la Dg Sante, prepara la controffensiva, cercando di far prevalere le sue ragioni per contribuire a cambiare un testo normativo problematico e di fatto inapplicabile nella sua interezza. Motivo delle inadempienze che, in ogni caso, stando alle affermazioni di Emiliano, non sono attribuili al suo governo, considerato che sotto la sua gestione - ha detto - «sono stati abbattuti cinquemila piante». La scelta di modificare il testo della Decisione parte dalla stessa Europa. «È Bruxelles che si è resa conto che quella Decisione poteva essere migliorata in tanti aspetti, sulla base delle nuove conoscenze scientifiche acquisite, dell'esperienza soprattutto della Puglia, che è la più grossa che c'è in giro, sul parere di Efsa che è stato prodotto ad aprile» conferma il direttore Nardone.
Ora come ora mancano all'appello altre 600 piante che dovrebbero essere abbattute entro la fine di questo mese. Il condizionale è d'obbligo perché ora bisogna fare i conti anche con le dimissioni del commissario straordinario dell'Arif, Oronzo Milillo. Una decisione sta scompaginando i piani e che potrebbe portare ad ulteriori ritardi dei tagli degli ulivi malati.
E a proposito di numeri, al direttore si chiede di fare chiarezza sul balletto di cifre pubblicato in questi giorni. «Qualcuno ha scritto che c'è solo l'1,5% di piante infette in tutta l'area colpita da xylella. Non è così, perché quei numeri si riferiscono solo alla zona di contenimento e non in tutta l'area infetta - ha risposto il professor Nardone -. C'è una differenza tra misure di eradicazione e approccio al contenimento. L'approccio all'eradicazione presuppone che il controllo si faccia in tutta la zona infetta, invece l'approccio al contenimento presuppone che il controllo si faccia solo negli ultimi 20 chilometri della zona infetta. La restante parte del territorio è escluso dal monitoraggio e il batterio si ritiene insediato e non più eradicabile. Quindi le piante se sono già malate o lo diventeranno non si potrà sapere. Nel contenimento oggi ci sono poche piante infette - aggiunge il professor Nardone - e questo è un bene, l'obiettivo è mantenerle sempre basse. Quindi, ricapitolando, è vero che solo l'1,5% delle piante campionarie sono infette ma circoscritte all'area di contenimento, e nemmeno di tutte le piante ivi presenti. In nessun modo si può pensare che quel dato è riferibile a tutta l'area infetta. Così non è». Nardone chiarisce: «Così come può essere ritenuta attendibile la stima di 21 milioni di ulivi infetti fatta da Coldiretti, perché è un dato molto vicino a quello reale, considerando che la zona infetta non più monitorata contiene quel numero di ulivi che, in assenza di misure di eradicazione porteranno tutte le piante, eccetto quelle resistenti si spera, ad ammalarsi». © RIPRODUZIONE RISERVATA