Covid e chiusure, l'allarme del prefetto Trio: «Usura e infiltrazioni, aziende in crisi nel mirino dei clan. Denunciate»

Il prefetto Maria Rosa Trio
Il prefetto Maria Rosa Trio
di Valeria BLANCO
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Martedì 10 Novembre 2020, 17:42 - Ultimo aggiornamento: 18:37

«La tutela della salute è prioritaria». È un punto fermo, questo, per il prefetto Maria Rosa Trio, arrivata nel Salento da appena tre mesi e già alle prese con una delle situazioni sociali potenzialmente più esplosive che il territorio abbia mai conosciuto. Dopo il primo lockdown, famiglie e imprese sono allo stremo, il pericolo concreto è che la criminalità organizzata possa approfittarne. La proclamazione della zona arancione, appena una settimana fa, ha esasperato gli animi. Intorno, il caos: scuole in bilico tra lezioni in presenza, Did e Dad, spostamenti tra Comuni fortemente limitati, attività commerciali chiuse o costrette a ingranare il freno a mano. Mille emergenze da gestire, non ultime le manifestazioni di piazza contro il governo. Dal prefetto Trio arriva un appello al buon senso da parte di tutti. E una promessa: «Con il rispetto delle regole abbiamo il potere di determinare la discesa della curva epidemiologica e quindi di cambiare il colore della Regione, da arancione a giallo».

Prefetto Trio, sono settimane di superlavoro per le forze di polizia tra gestione dell'ordine pubblico e controlli. Qual è il primo bilancio?
«Sono in contatto costante con il questore, che materialmente coordina le forze sul territorio, e devo dire che, fatta eccezione per qualche isolata intemperanza, la situazione è abbastanza tranquilla. I salentini, dopo una prima settimana un po' indisciplinata, con il corso pieno di gente, hanno iniziato a rispettare orari e regole. Le sanzioni sono pochissime a fronte di controlli a persone ed esercizi commerciali che in una settimana sono passati da 1.181 a 1.843».

Si fa fatica ad accettare, per la seconda volta in pochi mesi, nuove restrizioni alla libertà personale e all'iniziativa economica. Come si affronta il malcontento?
«In questo momento la salute è il bene primario da tutelare. Per fortuna la Asl ci assicura che i focolai sono sotto controllo, ma abbiamo imparato che questo virus non fa alcun distinguo, può essere pericoloso anche per i giovani. Ecco perché faccio un appello al buon senso da parte di tutti: gli spostamenti vanno limitati all'indispensabile, e come chiarisce una circolare del ministro, la mobilità verso altri Comuni è possibile solo per svolgere attività o usufruire di servizi non disponibili nel Comune di residenza».

I problemi legati alla pandemia sono anche di tipo sociale: le manifestazioni delle ultime settimane parlano di una polveriera pronta a esplodere?
«I leccesi sono persone per bene, rispettose delle regole. A parte un unico episodio gestito magistralmente dalle forze di polizia, non ci sono state vetrine rotte o scontri come in altre città. Per parte mia, ho ricevuto tutti coloro che hanno manifestato nel rispetto delle regole, dando il preavviso al questore e indossando le mascherine. Ho incontrato Partite Iva, scuole di danza, Federaziende solo per citarne alcuni e tutti mi hanno rappresentato problemi, rimostranze e lamentele, che io comprendo in pieno».

Che risposte ha dato a chi teme di non sopravvivere alla crisi?
«Contemperare le esigenze di salute e lavoro non è semplice, e non sempre si può offrire quello che vorrebbe il nostro cuore. Adesso è prioritaria la tutela della salute e speriamo che arrivino presto i fondi del decreto Ristori: nessuno morirà di fame».

Il pericolo, per famiglie e imprese, è anche quello della criminalità, pronta a infiltrarsi nelle pieghe della crisi.
«Ci siamo attivati con una prima conferenza a cui seguiranno altri incontri tematici. Intanto, Abi e Inps hanno assicurato vicinanza alle imprese e procedure agevolate e veloci per i ristori. Bisogna resistere: alle associazioni antiracket e antiusura ho rivolto l'invito ad essere molto attive, ora più che mai. Ho chiesto loro di muoversi molto sul territorio, di convincere le vittime a denunciare perché lo Stato è vicino anche con i due fondi destinati alle vittime di racket e usura. Ma si può intervenire solo se a monte c'è la denuncia».

Chi rischia di più in questa situazione?
«Nel piccolo, le vittime dell'usura possono essere le famiglie che si sono impoverite. E poi ci sono le aziende, quelle del turismo e della ristorazione, ma anche di altri settori, che essendo in crisi di liquidità diventano prede facilissime in questo periodo di crisi. Ecco perché bisogna fare squadra e anche la società civile è chiamata a fare la sua parte».

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