Usura e clan, è allarme: «Così le aziende in crisi cadono nella trappola»

Usura e clan, è allarme: «Così le aziende in crisi cadono nella trappola»
di Roberta GRASSI
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Mercoledì 20 Gennaio 2021, 07:39 - Ultimo aggiornamento: 09:34

L'usura serpeggia, silente, nei comuni del Salento. È una piaga dolente, una ferita che non si rimargina mai. Si nutre di povertà, di momenti di crisi. Di mancanza di liquidità. E rischia di esplodere quando con le emergenze, come una pandemia mondiale, la situazione si fa più difficile per tutti e per le imprese in particolare.
Il fenomeno esiste, i dati che vengono resi noti annualmente raccontano di una criticità diffusa, molto grave in Puglia. È il momento in cui si sta distribuendo denaro e non c'è la possibilità di monitorarne le modalità. Sono infatti pochissime le denunce formulate in questo periodo, prevale lo stato di bisogno. Ma ci sono anche storie che danno speranza. Come quella di un imprenditore del nord Salento, vessato dagli usurai, che un bel giorno, dopo tanto tribolare, ha deciso di salire in macchina e dirigersi a Lecce, dai carabinieri. Grazie a lui 25 persone sono state arrestate, molte condannate: «Le incontro per strada, so che alcune continuano a fare quello che hanno sempre fatto. Ma sono loro ad abbassare la testa, io cammino a testa alta».


La sua vicenda ha un inizio e un lieto fine. In mezzo ci sono anni di sofferenza, di paure. Una tensione continua per sé e per i propri cari. «Ero finito nei debiti con la mia azienda. Te ne accorgi quando non riesci più a garantirti le forniture. Non puoi lavorare, le banche non ti fanno credito se hai scoperture nei fidi. Allora arrivano loro. Per la verità mi ci sono rivolto io, anche se poi ho compreso che si tratta di gente che ottiene informazioni privilegiate. Sanno quando sei in difficoltà e allora li vedi arrivare al bar, mentre stai prendendo il caffè. Li incontri più frequentemente e ti sembra che possano aiutarti».


Mario (il nome è di fantasia), ha iniziato con un prestito di 5mila euro. Otto anni dopo ne doveva 500mila agli strozzini. Il meccanismo di restituzione può variare, a seconda delle modalità pattuite. Nel suo caso i contanti venivano consegnati sulla base della garanzia di un assegno postdatato. In caso di mancato incasso, e quindi di ulteriore differimento, lievitavano i tassi di interesse originariamente fissati a cerca il 10 percento mensile.
«In un primo momento pensi di farcela. Non ne parli con nessuno, sei sicuro di uscirne. Il buco diventa poi una voragine e comprendi che sei incastrato. Non c'è più un modo per chiudere. Le minacce sono continue. Ho subito dispetti, visite in cantiere. Ho detto basta quando mi hanno puntato una pistola in bocca. A quel punto ho pensato: o muoio io, o loro. E alla fine ho scelto».


La sua azienda stava per tracollare. Oggi è sana e salva. Ma ha dovuto trasferire i propri interessi altrove, sebbene Mario viva ancora nel suo paese d'origine: «Sono stato aiutato dallo Stato, sono rinato. E posso vivere dove ho sempre vissuto, con l'affetto dei miei famigliari. I miei figli sono orgogliosi del loro papà, anche se non è facile affrontare gli sguardi della gente. Nei comuni più piccoli, finisce che sei tu ad aver fatto qualcosa di strano. Ma non ci faccio caso». Rifarebbe tutto. Anzi chiarisce: «Se tornassi indietro lo farei molto prima».

Il vortice che rischiava di inghiottirlo aveva travolto anche la sua vita privata: «Non è stato facile spiega ma devo sottolineare l'umanità e la professionalità dei carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce. È grazie a loro se è andato tutto bene».


Così, Mario, si è rifatto una vita. Ha atteso un anno per vedere concluse le indagini, poi ha testimoniato durante il processo: «Non mi sono mai pentito, neppure per un secondo. E posso solo consigliare a chi si trova nelle stesse condizioni di denunciare. È l'unica via d'uscita, l'unico modo per combattere contro un nemico feroce».
L'usura è subdola, si inabissa, non si lascia scoprire facilmente se non attraverso il coraggio di chi riesce a ribellarsi. Le associazioni forniscono supporto alle vittime, in tutte le fasi del difficile percorso. In fondo al tunnel, c'è sempre la luce, per tutti. Lo sa bene Luigi Budano, il presidente di Contro la cultura socio mafiosa che da anni si batte al fianco di persone che chiedono aiuto: «Viviamo tempi drammatici. Non ci sono denunce, ma stanno maturando condizioni di insolvenza che prima o poi emergeranno tragicamente. Bisogna prestare ora la massima attenzione, accendere i riflettori sull'economia criminale che si insinua dove c'è debolezza».
La macro usura, ma non solo. C'è anche quella di quartiere. I prestiti di poco valore, 50 o 100 euro, a famiglie che hanno necessità di fare la spesa. Sono pratiche che raramente vengono rappresentate all'autorità giudiziaria, proprio per via degli importi irrisori di cui si parla. Spesso, quasi sempre in realtà, prevale la vergogna: «Quello che posso dire è che tutte le persone che ho seguito, nel tempo, ce l'hanno fatta. Oggi stanno bene, ne sono uscite».


Anche Mario si era rivolto a Budano: «Non avevo neppure un euro per pagare il caffè ricorda ero arrivato a questo punto, in condizioni veramente molto complicate. Sono andato dai carabinieri, ma mi sono reso conto che non avrei potuto permettermi un avvocato. Sono stato sostenuto in ogni momento, non sono mai stato lasciato solo».
E così i suoi aguzzini sono stati processati, poi condannati. Alcuni di loro, a quanto pare, non si sono fermati: «Una volta usciti hanno continuato a sfrecciare con le loro macchine. Il mio pensiero va a tutti coloro che ci sono dentro. Il consiglio è di liberarsi al più presto. C'è solo un modo per farlo».


In tempi di crisi c'è chi sta prestando fiumi di denaro, con interessi fuori mercato. Alle spalle, quasi sempre, c'è la criminalità organizzata. In Puglia, nel primo semestre 2020, sono 3.292 i reati commessi con metodo mafioso finalizzato all'usura, il 9,1 per cento in più rispetto al primo semestre 2019, secondo il dossier La tempesta perfetta pubblicato dalle associazioni Libera e Lavialibera. È tempo di contro misure e di un monito intramontabile: Denunciare conviene. Sempre.

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