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Salento, il baby prof si racconta: «Insegnare era il mio sogno. Studenti quasi coetanei? Mi rispettano»

Salento, il baby prof si racconta: «Insegnare era il mio sogno. Studenti quasi coetanei? Mi rispettano»
di Anna Manuela VINCENTI
4 Minuti di Lettura
Lunedì 2 Maggio 2022, 12:45 - Ultimo aggiornamento: 3 Maggio, 14:17

Classe 1998, Andrea Alessandrelli è il nuovo docente di matematica al liceo scientifico Da Vinci di Maglie. Ventiquattro anni non ancora compiuti (festeggerà il compleanno il prossimo 30 maggio) per la prima volta si ritrova dietro la cattedra invece che sui banchi di scuola. Solo cinque anni gli anni di differenza con i suoi studenti di quinto anno e dieci con quelli delle due prime.
 

Professore Alessandrelli, cosa si prova a passare dal banco di studente direttamente dall'altra parte, in cattedra?
«Una grandissima emozione. È strano vedere gli studenti che ti osservano mentre spieghi e parli. È una sensazione davvero particolare».

Quando ha capito che voleva fare l'insegnante?
«Per me, con questa supplenza, si realizza un sogno che avevo sin da bambino. Appena ho iniziato la scuola superiore ho capito che volevo fare l'insegnante ma anche il mondo della ricerca mi ha sempre affascinato».

Dalla laurea alla chiamata a scuola: emozioni forti e in così poco tempo.
«Sì, è davvero incredibile, emozioni forti da cui ancora mi devo riprendere. Quando ho visto la convocazione non mi sembrava vero. Sono figlio di insegnanti e per me l'insegnamento è di casa. Anche mio zio insegna fisica all'Università in Brasile. Per me sono sempre stati dei modelli da seguire e quindi sono contento di aver cominciato sin da subito».

Com'è andato il primo di scuola con gli studenti?
«Seppure stupiti, gli studenti sono stati molto attenti. In quinta abbiamo fatto un ripasso delle derivate. E i ragazzi sono venuti, uno per uno, alla lavagna. Ma abbiamo già pianificato il lavoro dei prossimi giorni».

Crede che, passato l'entusiasmo del primo giorno, farà fatica a farti seguire proprio perché è quasi un loro coetaneo?
«La poca differenza di età può sicuramente agevolare l'insegnamento. So bene cosa significa stare dall'altra parte, non riuscire a capire alcuni argomenti. E ho osservato l'approccio dei docenti e il modo di porsi nei confronti degli studenti. Sapere cosa si prova magari mi permetterà, in maniera empatica, di essere in sintonia con loro durante la lezione, soprattutto con quelli di quinta che hanno l'età di mio fratello e dei suoi amici a cui spesso davo ripetizioni».

Trovarsi alla prima esperienza con una quinta è un impegno che spaventa?
«È difficile cominciare col botto con una quinta: la responsabilità della maturità, degli esami ma cercherò di tener corda, di fare del mio meglio, per prepararli e per aiutarli a raggiungere l'obiettivo. Anche l'esperienza degli esami, stare dall'altra parte, aiutare gli studenti nella preparazione mi è sempre piaciuto. E poi lo stress, le ansie da esame le ho vissute anch'io da poco, perciò so cosa significa».

E prima di entrare aveva qualche timore?
«Il timore di non essere rispettato, certo. Ma la prima impressione è stata molto buona».

Prima dei giorni scorsi conosceva il liceo Da Vinci?
«Conoscevo già la scuola perché ho molti amici che l'hanno frequentata. E da studente ho partecipato a diverse gare sia sportive che di matematica».

Progetti per il futuro? Ha intenzione di andare via dalla Puglia?
«No, credo di rimanere al Sud. Non so ancora se proseguire con l'insegnamento a scuola o prendermi un po' di tempo e concludere gli studi con un dottorato di ricerca in Fisica teorica con l'applicazione sull'intelligenza artificiale, che però partirebbe da novembre. Per adesso mi dedico a questo sogno che si è realizzato, poi quest'estate decido».

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