Salento, uliveti in fiamme: animali feriti e senza casa

Venerdì 2 Luglio 2021 di Anna Manuela VINCENTI

Nell'estate infuocata che stiamo vivendo il Salento brucia. A bruciare, però, non sono solo ettari di seminato o di uliveti secolari che gridano aiuto con i lori tronchi secchi. Bruciano anche gli animali e la biodiversità, quella salentina già tragicamente compromessa per via della monocoltura. Chilometri di uliveto che hanno impedito alla natura di riprodursi.
È difficile che un animale sopravviva ad un incendio, perché l'animale selvatico ha paura dell'uomo e tende a nascondersi. I problemi maggiori sono per gli animali più lenti come i ricci o i piccoli di lepre che si immobilizzano a terra per mimetizzarsi o i cuccioli di volpe che vivono nelle tane sotto terra e tutti i nidiacei, che sono sui i nidi sugli alberi o a terra e che stanno imparando i primi voli e non sono in grado di sfuggire al fuoco. Ma il pericolo, naturalmente, è per tutti gli uccelli, compresi gufi e civette.

La storia


E in questi giorni al centro di recupero fauna di Calimera è giunta una baby civettina, gli occhi spaventati e le piume annerite: la bestiola è scampata dall'incendio per miracolo, perché si trovava ai margini dell'incendio e saltellando è riuscita a salvarsi.
«La baby civettina proviene da un incendio di Gagliano del Capo - racconta la responsabile per mammiferi e volatili Simona Potenza - ma a sconvolgermi, nei giorni scorsi, è stata una mamma volpe, i suoi occhi erano la cosa più triste che abbia mai visto. È sfuggita al fuoco ed è stata investita e poi si è trascinata di nuovo verso l'incendio, alla ricerca dei sui cuccioli. È stata male per diversi giorni, non mangiava, i cuccioli di volpe per la paura si rifugiano nella tana e sono stati purtroppo divorati dalle fiamme».

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A perire negli incendi sono soprattutto i ricci e gli animali lenti che non riescono ad uscire velocemente dall'incendio che a volte si sviluppa per chilometri, al contrario di rettili o i topi che essendo più veloci riescono a mettersi in salvo. Stessa cosa per gli insetti che sono il cibo di questi animali. I falchi grillai, gli assioli i riccetti che sono insettivori si ritrovano poi ad avere un alimentare sempre ridotto.

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«Spesso - spiega Simona Potenza - ci lamentiamo che nel Salento ci sono pochi animali, la monocoltura prima e la Xylella che ha stroncato gli ulivi e molti animali che si cibavano di insetti legati a questi alberi scompaiono ed insieme a loro, una biodiversità, una ricchezza. Gli animali soffrono l'antropizzazione, non ci sono luoghi in cui gli animali possono stare per i fatti suoi, nel Salento l'uomo può arrivare ovunque. Quest'anno abbiamo avuto più di 500 ricoveri perché non c'è un posto dove gli animali possono starsene da soli. Non c'è un'educazione alla natura, gli animali vanno lasciati in pace. Lancio un appello ai cittadini: che siano più collaborativi e magari portino personalmente gli animali al centro, perché non riusciamo a recuperare tutti gli animali della provincia che sono in pericolo».
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