«Ho fatto una cosa terribile», la lettera del killer alla madre subito dopo l'omicidio

Venerdì 22 Gennaio 2021 di Erasmo MARINAZZO

Un'ora e mezzo dopo avere ammazzato e dilaniato a coltellate gli ex coinquilini Daniele De Santis ed Eleonora Manta, Antonio De Marco accese il computer portatile e scrisse una lettera alla madre. Non le disse di essere stato lui ad uccidere la coppia di fidanzati nella loro casa di via Montello, al 9, ma lasciò intendere senza mezzi termini di avere appena commesso qualcosa di terribile. È un grido di aiuto il documento spedito poi il giorno dopo nella chat di Whatsapp con cui comunicava con la madre. È un file trovato nel computer portatile sequestrato dai carabinieri nella stanza presa in affitto in via Fleming dove fece rientro poco dopo le 21.30 del 21 settembre dell'anno scorso (come mostra il fotogramma in alto) dopo avere ucciso i due fidanzati: attorno alle 20.47 le urla e le implorazioni di aiuto per le scale della palazzina di via Montello, collocano i frangenti della strage.
L'analisi dei carabinieri del reparto indagini telematiche del Ris di Roma indica le 22.22 di quel giorno l'orario della creazione della lettera destinata alla madre. Ed ha individuato anche un messaggio Whatsapp inviato due anni prima ad un amico in cui già allora dichiarava quella propensione ad uccidere ritrovata poi nei manoscritti sequestrati nel corso delle indagini.
Una ventina di righe, la lettera alla madre. Poca cosa per l'omicida reo confesso, alla luce delle 36 pagine del diario manoscritto fatto poi ritrovare dai suoi legali ed anche delle 24 lettere scritte nel primo mese trascorso in isolamento nel carcere di Borgo San Nicola.


«Mamma, fino a qualche tempo fa non avrei mai pensato di arrivare fino a questo punto... nessuno avrebbe mai pensato che fossi in grado di fare una cosa del genere, ma ormai è successo e non si più tornare indietro», l'incipit del 21enne di Casarano, a Lecce per seguire i corsi del secondo anno di Scienze infermieristiche all'ospedale Vito Fazzi. La lettera prosegue con l'invito anche al padre ed alla sorella a non crollare quando sarebbero venuti a sapere che fosse stato capace di ammazzare i due fidanzati con tanta ferocia. L'autore del delitto di cui stavano parlando tutte le testate giornalistiche. Anche la famiglia De Marco restò particolarmente colpita dalla strage di via Montello, ma non poteva avere alcun motivo di ritenere che potesse essere il suo Antonio l'assassino spietato. Nemmeno quelle parole scritte di getto insinuarono il minimo sospetto.
«Sono sicuro che sarete tutti sconvolti, ma c'è una cosa che devo dirvi: non lasciatevi andare! Non fate quello che ho fatto io! (tutto scritto in maiuscolo, il sollecito, ndr). Mamma, papà, Mariangela, nonni, zie... tutti voi non lasciatevi andare. Per il momento non pensate a me, pensate a voi, dovete riprendervi, dovete essere forti, vi prego, vi imploro, non lasciatevi andare, non perdetevi, aggrappatevi a qualcosa: gli affetti che vi sono rimasti, Dio, i ricordi, la speranza... qualunque cosa ma non perdetevi, non abbandonatevi, siate forti insieme».


La lettera chiude con una riflessione sulla trasformazione da ragazzo conosciuto come riservato, diligente ed educato, in assassino spietato. «Io ho fatto quello che ho fatto perché mi sono perso, anche se ero a pezzi ho cercato di non disturbare nessuno, ho sempre pianto in silenzio, urlavo ma nessuno poteva sentirmi. Ma voi non fatelo! Date voce al vostro dolore, il dolore che non parla, sussurra al cuore troppo gonfio e lo invita a spezzarsi. Non perdetevi e datevi forza a vicenda, fate un passo dopo l'altro, una alla volta. Insieme».
Questo stesso documento fu poi trasferito da De Marco sul suo smartphone - altro rilievo della perizia informatica - e trasmesso alla madre alle 14.35 del giorno dopo con l'applicazione Whatsapp Web. Quel giorno in cui De Marco si assentò dalle lezioni del corso di Scienze infermieristiche.
Non più toni concilianti e ragionevoli nel messaggio inviato ad un amico il 29 ottobre del 2018. Il primo indizio che nell'animo di De Marco covasse l'assassino spietato. Lo stesso linguaggio freddo e spietato ripreso poi nei manoscritti: «Uccidere senza pietà mi piace. Però dimenticare l'omicidio non mi piace. Un killer non dimentica mai i nomi delle vittime».
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Ultimo aggiornamento: 09:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA