Trovata morta e sepolta come suicida. Riaperte le indagini: ora il marito è indagato per omicidio

Giovedì 30 Maggio 2019 di Alessandro CELLINI

Si indaga per omicidio volontario nel caso della morte di Marianna Greco, la 37enne trovata senza vita nella sua abitazione di Novoli il 30 novembre di tre anni fa. E il nome iscritto nel registro degli indagati è quello del marito Emanuele Montinaro, 43 anni, di Campi Salentina. Il pubblico ministero Stefania Mininni ha modificato l'ipotesi di reato (il marito della donna era indagato per istigazione al suicidio) per permettere a Montinaro di nominare un proprio consulente che assisterà all'autopsia. Un passaggio di natura tecnica, dunque.

Il magistrato titolare delle indagini, infatti, ha disposto la riesumazione del cadavere: mercoledì prossimo sarà affidato l'incarico per l'esame medico-legale al dottore Roberto Vaglio e al professore Francesco Introna.
Il caso fu inizialmente classificato come suicidio. Solo la tenacia della famiglia di Marianna (la madre Luisa Metrangolo, il padre Francesco e la sorella gemella Giovanna) ha permesso di mantenere viva l'attenzione sulla vicenda. E proprio dalla loro perseveranza prende le mosse la decisione del pm di indagare per omicidio anziché per istigazione al suicidio.

Nel provvedimento con cui si comunica a Montinaro dell'iscrizione nel registro degli indagati, il pm Mininni dispone la modifica del titolo di reato «considerati gli sviluppi delle indagini ed in particolare lette le memorie, con i relativi allegati, depositate per conto» della famiglia della vittima. Ora, come detto, il marito della donna (difeso dall'avvocato Antonio De Mauro) avrà la possibilità di nominare un proprio consulente che possa prendere parte all'autopsia. L'altro ieri, intanto, l'uomo ha già avuto la possibilità di chiarire la sua posizione nel corso di un interrogatorio. Va sottolineato, in ogni caso, che l'accusa di omicidio volontario mossa nei confronti di Montinaro rappresenta, come lo stesso pubblico ministero sottolinea nel provvedimento, un «atto dovuto».

Marianna Greco fu trovata senza vita il 30 novembre del 2016, con profonde ferite alla gola. La morte - così come stabilito dal medico legale in seguito a un esame esterno del corpo - sopraggiunse per asfissia e in seguito alla recisione della gola mediante un comune coltello da cucina. La famiglia però (assistita dagli avvocati Francesca Conte e Tobia Caputo) non si arrese mai all'ipotesi del suicidio. E le memorie difensive depositate nel corso degli anni (l'ultima è del novembre scorso) sembrerebbero aver dato alle indagini un ulteriore impulso. Il convincimento dei genitori e della sorella è che Marianna sia stata uccisa. Qualcuno avrebbe prima tentato di soffocarla, poi si sarebbe accanito su di lei con il coltello.

A dimostrazione di questa ricostruzione, vi sarebbero le conclusioni cui è giunto il consulente di parte, il professore Giuseppe Fortuni, che, esaminando la documentazione medico-legale dell'epoca, ha messo in luce alcune presunte incongruenze. La presenza di alcune ferite sulle mani, ad esempio, che potrebbero essere ricondotte a dei tentativi di difesa; il fatto che nelle foto scattate subito dopo il ritrovamento del corpo, si noterebbe un capello, verosimilmente biondo, non appartenente alla vittima.

Non solo: sempre secondo i familiari, le indagini all'epoca non furono condotte con la dovuta attenzione: non furono prelevati dei campioni di materiale che si trovava sotto le unghie di Marianna, né fu prestata particolare attenzione alla posizione del corpo sul letto, ritenuta incompatibile con l'ipotesi del suicidio. E inoltre, mancherebbero all'appello anche alcuni messaggi dal cellulare della vittima, che dimostrerebbero - sempre a detta dei genitori e della sorella - i rapporti burrascosi tra lei e il marito.
Si tratta di elementi che, ovviamente, rappresentano solo una ricostruzione parziale dei fatti, e che andranno approfonditi da ulteriori indagini. Proprio a questo servirà l'autopsia.

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