Dior accende la passione per il tombolo: «Così il ricamo può diventare occasione di lavoro»

Lunedì 14 Settembre 2020 di Maria Grazia FASIELLO

Come entra uno spillo o come vengono arrotolati i petali. Basta un dettaglio per rendere ogni rosa un pezzo unico al mondo. «Non potremmo mai realizzarle in serie, non è industria, ma arte», spiega Marco Fersino Ribeiro Amorim, cui è stata tramandata l'arte antica del tombolo, rifiorita sull'abito più importante della sfilata Cruise Dior 2021 in Piazza Duomo a Lecce, il 22 luglio scorso. Rose e farfalle ecrù venute fuori dalle mani di Marilena Sparasci, 74 anni, e del suo socio e allievo, Marco, 39, poi cucite a mano su corpetto e gonna lunga color cipria.

A distanza di due mesi da quell'evento internazionale, le associazioni di categoria si interrogano su come far nascere una nuova generazione di ricamatrici. Se ne parlerà oggi a Gallipoli, in un convegno organizzato dalla Uiltec di Lecce, sindacato dei lavoratori tessili, dell'energia e della chimica, in collaborazione con il Coordinamento regionale Pari opportunità della categoria. Si rifletterà anche sul futuro del settore moda pugliese, dopo il successo della sfilata Dior, e sulla possibilità di creare una nuova generazione di imprenditorialità femminile. Partendo dall'esperienza di Marilena Sparasci, di Tricase, che con le sue creazioni è riuscita ad incantare la direttrice creativa di Dior, Maria Grazia Chiuri.

«Marilena è la mia insegnante - racconta Marco Fersino - a lei devo tutto quel che so di questa antica arte. La collaborazione con Dior è nata quasi per caso: Chiuri, originaria del Salento, cercava delle merlettaie e si è imbattuta in Marilena, grazie alla segnalazione di una giornalista. È venuta a incontrarla, a vedere i suoi manufatti ed è rimasta a bocca aperta. L'ordine è arrivato dopo tre giorni. Abbiamo cominciato a lavorare proprio nel periodo di lockdown, dal primo marzo fino all'ultima consegna, il 19 luglio: tre giorni prima della sfilata abbiamo consegnato gli ultimi pezzi». Un lavoro che ha portato via molte ore al giorno, realizzato in casa. «Le nostre rose, farfalle e foglie, circa 250 pezzi, sono state applicate su un abito speciale, ispirato al celebre giardino di Christian Dior e ad un magnifico abito del 1949». Quattro mani non sono bastate a rispondere a tutte le richieste della Casa di Moda che avrebbe voluto molti più pezzi. Per questo l'idea di una scuola del tombolo è tornata prepotentemente. È il sogno di Marilena da più di 20 anni. E da più di 20 anni sa bene quanto possa essere difficile trasformarlo in azione.

«Formare nuove generazioni è senza dubbio un'idea positiva - commenta Marilena Sparasci - ma senza un progetto serio, pensato e formato da persone competenti, si finirebbe per creare un laboratorio di illusioni. Bisogna sapere di cosa si parla e conoscere non solo il mestiere degli artigiani, ma lo stesso valore del duro lavoro». Lei, che si definisce una cultrice del tombolo, ha iniziato molto presto ad avvicinarsi a questo mondo. Durante le vacanze estive, la mamma la portava dalle maestre, cosiddette mescie. A lei non piaceva, ma poi le cose sono cambiate: una volta tornata nel Salento, dopo un periodo vissuto fuori, è diventata una passione. Ha iniziato a studiare, a fare ricerche, ad approfondire le tecniche di tutto il mondo. Ha viaggiato, ha insegnato, ha creato un'associazione insieme ad altre donne di Ruffano perché la memoria del tombolo non si perdesse nel tempo.

Fersino è arrivato nei primi anni 2000: agrario, portava curriculum in giro finché si è imbattuto in questa signora forte e diretta, che aveva tanto da insegnare. Le ha chiesto di diventare suo allievo e così è stato. «Ha sempre cercato di far capire a tutti che il tombolo poteva aprire molte strade - aggiunge Fersino, suo socio in Ribeiro Art - purtroppo non è mai stata ascoltata, ha trovato solo muri di gomma. Lavoriamo già da tempo a idee nuove, cerco di portare il tombolo nell'arte. Vorremmo creare un laboratorio a Tricase. Il tombolo - conclude - non può essere riprodotto in serie, non c'entra con l'industria, il bello dell'artigianalità sta nell'unicità dei pezzi, ma è legato a doppio filo con la moda. E l'interesse di brand internazionali come Dior lo ha dimostrato. Questo potrebbe essere il momento giusto per riprendere in mano quei progetti».

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