Tecnologia 5G, levata di scudi dei sindaci: «Non sui nostri territori». Il parlamantare: «Ma non ci sono rischi»

Tecnologia 5G, levata di scudi dei sindaci: «Non sui nostri territori». Il parlamantare: «Ma non ci sono rischi»
di Matteo CAIONE
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 8 Aprile 2020, 08:59
E anche nel Salento c'è chi dice no alla tecnologia 5G, ovvero la rete mobile ultraveloce che rappresenta la quinta generazione della telecomunicazione. Un salto nel futuro che porta fino alla connessione tra gli oggetti, dando vita al cosiddetto internet delle cose. Intanto, c'è chi dice no: la levata di scudi vede in prima linea alcuni sindaci, proprio mentre circolano tesi su presunte (e non dimostrate) correlazioni tra 5G e diffusione del coronavirus.

A guidare la crociata ci sono già una decina di comuni salentini. Di tutt'altro avviso il deputato cinquestelle Diego De Lorenzis, vicepresidente della commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera, che cita pareri di scienziati e studi dell'Istituto superiore della sanità e intravede invece una grande opportunità, a partire dalle applicazioni nel campo della telemedicina.

Al cospetto dei piani di installazione, che i giganti delle telefonia mobile in queste settimane hanno depositato nei municipi, numerosi sindaci hanno dunque risposto con le ordinanze per mettere al bando la sperimentazione. Dopo lo stop di Racale, Neviano, Parabita, Morciano di Leuca, Nociglia e Aradeo, ieri si è aggiunto il diniego dei comuni di Alezio, Muro Leccese e Galatone. Il 5G prevede anche l'impiego di onde millimetriche (oltre 30 GHz) e i timori quindi riguardano soprattutto le radiazioni elettromagnetiche e i potenziali rischi per la salute. Al momento non ci sono evidenze scientifiche. Le ordinanze dei sindaci, quindi, puntano tutto sul principio di precauzione: vietano la sperimentazione sui loro territori «in attesa della nuova classificazione della cancerogenesi annunciata dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro».

«Le radiofrequenze del 5G sono del tutto inesplorate, mancando qualsiasi studio preliminare sulla valutazione del rischio sanitario e per l'ecosistema derivabile dall'installazione di milioni di nuove antenne», scrive il primo cittadino di Galatone, Flavio Filoni, nella sua ordinanza di divieto. I primi cittadini richiamano poi il documento pubblicato nel 2019 dal Comitato scientifico sui rischi sanitari ambientali ed emergenti della Commissione Europea, che ha lanciato un «chiaro segnale sui pericoli derivabili dalla nuova tecnologia».

E proprio nel corso di questa epocale pandemia da coronavirus, la rete capace di mettere in comunicazione gli oggetti è stata messa al servizio della medicina. È il caso della Cina: in due ospedali di Wuhan, il personale sanitario può infatti contare sull'ausilio di alcuni robot connessi tramite il 5G. «Su questa tecnologia, i cui meccanismi di interazione con gli esseri viventi sono noti, proliferano preoccupazioni - dichiara il deputato De Lorenzis - spesso alimentate da disinformazione e fake news. Questa generazione potrà essere applicata in diversi ambiti, dalla telemedicina per la chirurgia a distanza o la diagnostica di precisione da remoto, ai trasporti per la guida autonoma dei mezzi di trasporto, con ricadute positive per tutti».

Per quanto riguarda i timori sulla salute «l'attenzione delle istituzioni è massima - sostiene il deputato M5S - tanto che anche la Camera ha svolto un'indagine con l'audizione di esperti e massime autorità scientifiche. Per l'Istituto superiore di sanità, che ha pubblicato uno studio relativo all'esposizione ai campi elettromagnetici, non emergono nuovi motivi di preoccupazione sugli effetti a lungo termine e i principi adottati per proteggere la popolazione sono validi».

De Lorenzis replica, poi, citando studi e dati. «Trovo irragionevole - afferma - la decisione di alcuni sindaci. Non affidarsi alla scienza è assurdo, tanto più in questo momento storico, in cui abbiamo bisogno di fiducia e non di paura infondata. Comprendo la legittima preoccupazione, ma le frequenze del 5G sono già usate per la tv con il digitale terrestre e per il collegamento di casa con la banda ultralarga tramite onde radio. Rispetto al 4G c'è semmai una riduzione delle emissioni, non un aumento, perché le antenne del 5G sono più efficienti: dirigono il fascio di onde - dichiara il vicepresidente della commissione telecomunicazioni di Montecitorio - solo nella direzione necessaria, riducendo quindi l'intensità, ed hanno minore potere di penetrazione in qualsiasi materiale e pertanto il loro effetto sull'organismo non oltrepassa l'epidermide».

De Lorenzis sottolinea poi che «la normativa italiana ha limiti molto più stringenti rispetto a quelli internazionali» e che l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro al momento «identifica le radiofrequenze allo stesso livello di caffè e sottaceti, cioè come possibili, e non probabili, sostanze cancerogene».
© RIPRODUZIONE RISERVATA