Gasdotto, ristori da rivedere: c'è il via di Tap. Ma il fronte dei sindaci si spacca: no di Salvemini al tavolo allargato

Domenica 25 Ottobre 2020 di Pierpaolo SPADA

Il dossier compensazioni può essere rimodulato con le richieste dei sindaci. Tap conferma la volontà di un ristoro per il territorio salentino, sede di approdo del gasdotto ormai ultimato, e si dice disponibile a vagliare il supporto economico per ogni tipo di proposta delle comunità locali. E, appunto, in base a esse, a modificare il pacchetto di investimenti.

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Se, insomma, la scelta di alcuni Comuni (non tutti, il Salento è spaccato) è far valere il diritto al ristoro, la società del gasdotto fa sapere di essere pronta ad assecondarla, senza, tra l'altro, mettere in discussione le somme stanziate per questa causa. La multinazionale non rinuncia a mantenere aperto il dialogo con le istituzioni nazionali e territoriali per favorire investimenti. Efficientamento energetico, infrastrutture logistiche e di trasporto, progetti per il contrasto a xylella: per Tap non sembra fare differenza. L'obiettivo dichiarato è quello di focalizzare ogni iniziativa al perseguimento di un risultato concreto.


La partita è, dunque, riaperta. E che in tanti vogliono farne parte. Anche con visioni talvolta differenti. Il Comune di Lecce - su indirizzo del Consiglio comunale - vuole essere ristorato da Tap e Snam in considerazione degli «impatti ambientali rilevanti dell'interconnessione i cui lavori hanno attraversato il nostro territorio per 22 chilometri». Ma - prima che l'impegno del sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Mario Turco, di convocare l'apposito tavolo nazionale a Roma si concretizzi - il sindaco Carlo Salvemini mette i paletti. Che sono anche di tipo geografico. A suo avviso, non i Comuni, ma «il governo deve assumere su di sé la responsabilità esclusiva di trattare con le aziende, avendo, sulla base di interessi generali strategici per il Paese, imposto l'opera superando i pareri negativi degli enti locali. E deve farlo sulla base delle istanze condivise con i Comuni attraversati dall'opera, e solo essi».


Vale a dire - partendo da nord - Brindisi, San Pietro Vernotico, Torchiarolo, Lecce, Surbo, Lizzanello, Vernole, Castrì di Lecce e Melendugno che ospita il terminale di ricezione (Ptr) e l'approdo di San Foca. «Rispetto l'idea - aggiunge Salvemini - di chi ritiene necessario lanciare una vertenza Salento ma non mi sembra questa la sede nella quale possa trovare piena soddisfazione una vertenza territoriale che riguarderebbe 98 comuni in provincia di Lecce e decine di altri Comuni della provincia di Brindisi. I Comuni attraversati dal gasdotto non devono sedersi al tavolo con le aziende per trattare alcunché. Devono invece sedersi al tavolo con il Governo che con le sue scelte ha imposto l'opera ai territori».


Parole nette, quelle di Salvemini, che spaccano il fronte territoriale nella sua fase di costituzione (o, meglio, di ri-costituzione). Perché il primo cittadino di Lecce le pronuncia in risposta a chi - come il collega di Trepuzzi, Giuseppe Taurino - ha rilevato l'opportunità di sfruttare il nodo-ristori per avviare una vera e propria Vertenza-Salento per l'intera comunità. Nessun Comune escluso, dunque.
Ne scaturisce una nuova polemica. «Ho sostenuto la tesi dell'impatto ambientale sull'intero Salento - dice il sindaco Taurino - anche perché sono due i gasdotti. Se ospitiamo un hub dall'impatto così importante mi sembra che la questione ristori non possa essere ridotta a semplice attraversamento o al semplice passaggio del tubo. La questione è più ampia e per questo parlo di vertenza-Salento. Anche perché se il tubo passa a ridosso di Cerrate e Casalabate, sia pur non nel nostro territorio o in quello di Squinzano, mi sembra sbagliato ragionare in modo così millimetrico ai fini delle compensazioni. Mi dispiace che il mio amico Carlo Salvemini non lo condivida, ma - conclude il sindaco di Trepuzzi - credo che abbia preso una sbandata geografica».

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