Spiaggia libera a due lidi: indagati dirigente e funzionario comunale e due imprenditori

Spiaggia libera a due lidi: indagati dirigente e funzionario comunale e due imprenditori
Spiaggia libera concessa per un mese a due stabilimenti balneari, violando le procedure? Un favore ai lidi Pachamama di San Cataldo e Pole Pole Beach di Spiaggiabella? Questa l'ipotesi che sta facendo da filo conduttore all'inchiesta della Procura di Lecce che ha visto, due giorni fa, la notifica dell'avviso di garanzia ai gestori dei due lidi, nonché al dirigente dell'ufficio Urbanistica ed al responsabile dell'ufficio Demanio Marittimo Giampiero Imparato, del Pachamama; Andrea Caretto, del Pole Pole Beach; l'ingegnere Maurizio Guido, dirigente dell'Urbanistica; e il geometra Giancarlo Pantaleo, dell'Ufficio Demanio Marittimo.

Una vicenda complessa poiché passata già attraverso il vaglio della giustizia amministrativa: Imparato del Pachamama ha ottenuto quella concessione solo dopo avere vinto nel merito un ricorso al Tar. Al Pole Pole il proprietario ha presentato ed ottenuto l'estensione temporanea della concessione solo dopo un parere legale favorevole.
Per capire se e quali responsabilità ci siano a capo degli indagati, l'inchiesta del pubblico ministero Alessandro Prontera e della Guardia costiera contesta le ipotesi di reato di abuso di ufficio, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici ed occupazione del demanio marittimo.

Quelle concessioni di 880 metri quadrati al Pachamama e di 1544 metri quadrati al Pole Pole Beach per un periodo di 30 giorni, non potevano essere autorizzate, la pista seguita dalla Procura in questa fase. Perché violano - lo dice la Guardia costiera in un comunicato stampa - le disposizioni regionali. Che prevedono il rilascio dei permessi temporanei solo per lo svolgimento di manifestazioni sportive, musicali, feste patronali, fiere ed altre iniziative simili. E con il pagamento del canone.

Una procedura più complessa è prevista - dice ancora la Guardia costiera nel comunicato - quando il demanio viene usato a fini lucrativi. Ossia quando l'imprenditore balneare trae profitto dall'uso dello stesso. Come è il caso dei due stabilimenti balneari. E non potrebbe essere diversamente: «L'istanza di concessione deve essere oggetto di pubblicazione sull'albo comunale, ai fini dell'acquisizione di eventuali istanze concorrenti e/o osservazioni da parte di terzi interessati», l'ipotesi al vaglio dell'inchiesta.

Tutt'altra vicenda racconta invece Imparato del Pachamama. Per fare presente che più che un ipotetico autore del reato si sente una vittima. Non fosse altro perché quegli 880 metri quadrati di estensione, per un mese, non gli sono stati regalati. Ma è dovuto ricorrere alla giustizia amministrativa: «La prima richiesta risale al 2013 con l'istanza presentata all'Ufficio Tecnico per ampliare la concessione demaniale», la ricostruzione di Imparato. «Siccome il permesso ci fu negato, presentammo ricorso al Tar. E lo vincemmo, nel merito, ci tengo a sottolineare. Tuttavia abbiamo avuto bisogno di inviare delle diffide per fare rispettare quella sentenza. Fino a raggiungere un accordo: sì alla concessione, ma da rinnovare ogni anno. Siamo andati avanti così fino a quest'anno quando l'autorizzazione è diventata ancora più restrittiva: un solo mese, a partire dal 25 luglio. Ora mi chiedo: cosa altro avremmo potuto fare una volta ottenuto l'avallo della giustizia amministrativa? Non lo so, so solo che oggi mi trovo indagato e che questa vicenda non dà certo una buona immagine allo stabilimento. Mi sento vittima di un sistema le cui regole le abbiamo seguite a puntino, ma che oggi sinceramente non riesco più a comprendere».
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Mercoledì 14 Agosto 2019 - Ultimo aggiornamento: 15:28