Attentati ai sindaci: provincia di Lecce quinta in Italia, casi raddoppiati nel 2021

Attentati ai sindaci: provincia di Lecce quinta in Italia, casi raddoppiati nel 2021
di Giuseppe MARTELLA
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Giovedì 31 Marzo 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 20:39

Provincia di Lecce al quinto posto in Italia per atti intimidatori contro gli amministratori comunali (e provinciali). E casi più che raddoppiati rispetto al 2020. Se non è maglia nera poco ci manca. Sono ben 27 i casi di minacce e attentati registrati nel 2021: un dato allarmante e in crescita esponenziale se confrontato con le “sole” 13 denunce riferibili ai 12 mesi precedenti. 

 

Il rapporto del Viminale: 27 episodi, quasi la metà di tutta la Puglia


Il dato preoccupante e poco edificante dato emerge dal report annuale pubblicato dal Dipartimento della Publica Sicurezza e servizio Analisi Criminale del Ministero dell’Interno: un rapporto minuzioso che accende il faro su una evidenza spesso poco considerata del territorio del Salento. Che, se da un lato detiene il triste primato delle amministrazioni comunali sciolte per mafia, dall’altro mette in chiaro come chi si dedica alla cosa pubblica sempre più spesso e oggetto di minacce, aggressioni fisiche e morali e a tutte una serie di altre azioni punibili per legge. 
La provincia di Lecce ha avuto un balzo impressionante nel volgere di un solo anno, tanto che, assieme alla provincia di Cosenza, si piazza dietro le aree provinciali delle grandi metropoli italiane, in una graduatoria che vede davanti soltanto i territori di Torino, Milano, Napoli e Roma. L’escalation leccese porta avanti, del resto, anche la Puglia nella classifica dedicata alle regioni all’interno del report: con 66 casi denunciati, cinque in più del 2020 e quasi per la metà riconducibili alla provincia più a Sud, essa si attesta dietro a Lombardia, Campania e Calabria, per un quarto posto complessivo che poco lascia sereni. A spaventare è il trend di denunce presentate dagli amministratori salentini dopo avere subito una qualche minaccia. 
Nel 2019 il dato complessivo si fermava a 17, poi ridotte a 13 l’anno dopo, prima che il dato esplodesse nel 2021. Un aumento vertiginoso e superiore del 50% rispetto al 2020, con la percentuale di incremento che va ben oltre quella nazionale ferma a un più 15.7%, se è vero che negli ultimi due anni le denunce in Italia per minacce e atti intimidatori subiti da amministratori pubblici sono passati da 624 a 722. 

Sotto tiro anche assessori e consiglieri

 


Analizzando il report del Ministero dell’Interno, si nota come le violenze perpetrate ai danni di rappresentanti delle istituzioni amministrative sul territorio restino in larga misura di matrice ignota, percentuale ferma al 48.8% con 352 denunce, riconducibili a tensioni sociali per il 15.5% e 112 atti considerati. Seguono gli atti intimidatori legati alla sfera privata e professionale degli amministratori,110 denuncia per un 15.2%, casi legati a tensione di natura politica, 98 atti denunciati per un 13.6%, perpetrati da criminalità comune, 46 e 6.4%, e da quella non organizzata, quattro episodio per un complessivo 0.6 percentuale, mentre risulta essere praticamente sconosciuta la matrice terroristica. A pagare lo scotto maggiore delle minacce sono gli amministratori comunali, ai quali sono rivolte più delle metà di quelle denunciate: a subire gli attacchi più gravi sono sindaci, assessori e consiglieri.

La novità: minacce via social


Analizzando il cosiddetto modus operandi di chi si macchia di atti minatori nei riguardi di amministratori pubblici, il rapporto ministeriale per l’anno 2021 rimarca come nel 23% dei casi si tratti di differenti modalità differenti rispetto alla pubblicazione di contenuti ingiuriosi o minacciosi sui social network e sul web che si attesta al 20%, 97 quelli pubblicati su Facebook per una percentuale pari al 66% che schianta quelli degli altri strumenti social, da mail a commenti su testate online, Whatsapp e Telegram che non vanno oltre l’8%, Instagram fermo al 3%, Youtube e Twitter attestate a un duplice 1%. Si ferma al 18% l’invio di lettere presso le abitazioni e i luoghi di lavoro dei soggetti minacciati, all’11% le scritte sui muri e gli imbrattamenti “dedicati”. Rappresenta il 5% dei casi l’uso di materiali e liquidi infiammabili e incendiari. 

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