Sicurezza sul lavoro, operaio sospeso nel vuoto. La Cgil: «Inaccettabile, solo nel Salento 400 infortuni ogni mese»

Martedì 14 Gennaio 2020
Quante vittime sul lavoro dovremo piangere ancora? Quante volte scrivere di sicurezza sui cantieri, denunciare la mancata osservanze delle regole e gli scarsi controlli? C'è da chiederselo, visto che - a fare un giro per la città e per i suoi cantieri - di caschi, tute e funi di protezione se ne incrociano poche.

Qualità della vita, la Puglia migliora: lavoro, sicurezza e servizi i punti deboli - ECCO DOVE SI VIVE MEGLIO
Lavoro nero: scocati 10 irregolari, uno di loro percipiva il redditi di cittadinanza

Lo scatto che condividiamo è di questa mattina, in una strada del quartiere Leuca, a Lecce: la foto parla da sé. Un operaio impegnato su un'autogru, senza casco, senza fune, senza tuta.



La sua vita affidata alla fortuna, alla speranza che abbia riposato a sufficienza per non distrarsi e mettere un piedi in fallo. E' sufficiente? Noi crediamo di no. 

Nel pomeriggio, l'intervento della segretaria generale Cgil, Valentina Fragassi: «Le immagini pubblicate oggi sul sito di informazione quotidianodipuglia.it sono emblematiche di una piaga della società contemporanea: la scarsa cultura della sicurezza sul lavoro. Per la Cgil il tema della sicurezza e della salute sul posto di lavoro è centrale. In Italia e nel Sud ancora nel 2020 si muore per portare a casa il salario. O ci si ammala. O si incorre in infortuni più o meno gravi. Gli ultimi dati disponibili dicono che in provincia di Lecce mediamente si verificano 400 infortuni al mese (dati Inail, elaborati da Anmil, ndr), spesso dovuti a stanchezza, ambienti insalubri e pressapochismo da parte delle aziende, ma anche dei singoli lavoratori. Tutto ciò è inaccettabile. E purtroppo andrà avanti così finché si considereranno salute e sicurezza come una voce di costo e finché si continuerà a credere che gli incidenti continueranno a coinvolgere sempre gli altri».

«La sottovalutazione su questo aspetto - prosegue Fragassi - è purtroppo palese. Mancano i controlli, ma bisogna fare ancora tanto anche sulla prevenzione. A tal proposito la Cgil lancerà a breve un progetto d’intesa con il Patronato Inca. Occorre rilanciare una grande azione di prevenzione e di contrattazione territoriale e di un’azione forte degli enti preposti alla vigilanza ed al controllo, in primis Spesal e Ispettorato. Vanno poi valorizzati i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriale e sui luoghi di lavoro (Rls ed Rlst). È bene chiarire che l’aumento di infortuni e malattie professionali non è inevitabile, ma è piuttosto il prodotto di comportamenti economici predatori, di leggi sbagliate, di sfruttamento e mercificazione dei lavoratori. Anche il Legislatore ci mette del suo: alcune leggi rischiano di provocare l’aumento degli incidenti sul lavoro. Penso al meccanismo delle gare al massimo ribasso, ma soprattutto al fenomeno del subappalto. I sindacati hanno lanciato l’idea di istituire una patente a punti che misuri la capacità di prevenzione e di sicurezza del lavoro delle singole aziende».

«Tutto ciò - conclude - è però insufficiente se i lavoratori per primi non si uniranno rifiutando la logica per la quale pur di lavorare, va bene qualsiasi condizione. Fino a quando i lavoratori tra loro creeranno condizioni di dumping sulla loro stessa vita e sicurezza lavorativa, finché saranno disposti per pochi euro l’ora a lavorare sospesi a decine di metri dal suolo senza casco né imbracature, fino a quando il lavoro sarà così precario e poco tutelato, la cultura della sicurezza sarà sempre una piaga sottovalutata e sarà rimpianta quando è troppo tardi». Ultimo aggiornamento: 15 Gennaio, 18:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA