Antimafia, il Tar conferma l'interdittiva per Sgm, la partecipata del Comune di Lecce

Giovedì 26 Marzo 2020
Resta l'interdittiva antimafia su Sgm, la società partecipata dal Comune di Lecce che, in città, gestisce il trasporto pubblico e la sosta a pagamento. Il Tar di Lecce, infatti, con una sentenza depositata questa mattina ha confermato la legittimità del provvedimento preso  dal prefetto Maria Teresa Cucinotta nel maggio 2019, cioè all'indomani dell'interdittiva (emessa dalla prefettura di Roma e confermata dal Tar Lazio) che aveva raggiunto, per vicende diverse, la Igeco, socio di minoranza di Sgm.

Nel provvedimento prefettizio relativo a Sgm si evidenziava, fra le altre cose, che al timone della Sgm c'era Ilaria Ricchiuto, figlia di Tommaso e rappresentante della Igeco e che, ancora, l’attività della partecipata sarebbe stata condizionata dalla presenza “ingombrante” di Igeco, ritenuta dominus di fatto per la specifica competenza tecnica nel settore dei trasporti e della sosta tariffata.

Sgm aveva impugnato quell'interdittiva e, nel ricorso proposto dalla società per il tramite del legale Pietro Quinto, sottolineava come Ricchiuto avesse già presentato le sue dimissioni, ancor prima dell'emazione del provvedimento romano su Igeco. E sempre Igeco aveva conferito una delega irrevocabile al socio di maggioranza, cioè al Comune, per l’esercizio di tutti i diritti in seno all’assemblea dei soci. «In pratica – ha
sostenuto Quinto – la Igeco non solo non aveva nessuna funzione nel consiglio di
amministrazione, ma non poteva neppure incidere sulla potestà deliberativa dell’assemblea della società. A ciò doveva aggiungersi la natura particolarmente qualificata dell’ente Comune di Lecce, quale socio di maggioranza e la incontestata professionalità degli amministratori della Sgm, nominati dallo stesso Comune. Tutto ciò escludeva ogni pericolo di infiltrazioni mafiose nella gestione societaria, in alcun modo dimostrata con riferimento a specifiche situazioni».

Il Tar ha invece ritenuto indimostrata l’impossibilità del socio Igeco di determinare gli indirizzi e le scelte della società Sgm e ha affermato che solo un’effettiva cessione delle quote azionarie «avrebbe potuto costituire una reale cesura tra la vecchia e la nuova gestione in grado di sovvertire il giudizio di influenza mafiosa a carico dell’impresa».

Sostanzialmente, per Sgm è prevalso il principio delle interdittive “a cascata”: sarebbe stata colpita da provvedimento prefettizio per motivi di prudenza e prevenzione, anche se investita «solo indirettamente da una presunzione derivante dalla posizione di un socio della compagine». In casi simili, hanno affermato i giudici, non sono necessarie prove o fatti specifici che indichino infiltrazioni, per emettere interdittiva. «Diversa - spiega l'avvocato - sarebbe stata la situazione di una società formata fra un'impresa già colpita da interdittiva e un'altra per così dire “pura”. Se invece l'interdittiva raggiunge una delle aziende di una società, a distanza di dieci anni dalla formazione della stessa e senza che vi sia prova alcuna di infiltrazioni nelle attività, allora c'è da riflettere». 

Sul verdetto, ha pesato anche la recente sentenza del Tar Lazio che ha affermato - ricorda Quinto - «la capacità di Igeco di di agire in molteplici settori commerciali ed imprenditoriali, anche attraverso amministrazioni di comodo. Sicchè la sola presenza di tale società nella compagine della Sgm lasciava presumere una influenza determinante nella vita della società».

Nella motivazione della sentenza si legge testualmente: «Tale circostanza comporta
l’impossibilità di escludere, secondo un criterio di prevenzione e di anticipazione della soglia di punibilità, un possibile – sia pur in termini futuristici e di normale “profilassi” – “contagio” nei confronti della società a partecipazione pubblica».

«Dovrà ora essere valutata - conclude l'avvocato - la possibilità concreta di un ricorso in appello anche in considerazione della circostanza che la Sgm, come società a partecipazione pubblica del Comune di Lecce, cesserà di operare il 31 dicembre di quest'anno. 
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