Sedie, tavoli e armadi a misura di carcere: i detenuti arredano le celle dei penitenziari

Sedie, tavoli e armadi a misura di carcere: i detenuti arredano le celle dei penitenziari
di Andrea TAFURO
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Giovedì 24 Novembre 2022, 18:21 - Ultimo aggiornamento: 20:24

Sedie, tavoli e armadi a misura di carcere. Il penitenziario “Borgo San Nicola” di Lecce attraverso il lavoro degli stessi detenuti punta sulla produzione degli arredi con un sistema snello e avanzato tecnologicamente che risponda ad esigenze di spazio e sicurezza degli ambienti. Zero viti e chiodi nei prodotti, interamente realizzati in legno trattato per essere ignifugo e assemblati con particolari colle, per poi essere posizionati all’interno delle celle.

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Il progetto


Prende forma così il progetto M.i.l.i.a (modelli sperimentali di intervento per il lavoro e l'inclusione attiva delle persone in esecuzione penale), con la messa in pratica di una start up innovativa per la produzione di manufatti in legno che andranno a soddisfare, il fabbisogno nazionale di arredi carcerari. Sono 185 i detenuti che realizzeranno gli arredi per rinnovare gli interni degli istituti penitenziari italiani: 110 nella casa circondariale di Lecce e 75 nella casa di reclusione di Sulmona. In particolare a Lecce, 45 detenuti, selezionati fra quelli con fine pena inferiore a 5 anni, dopo colloqui con gli operatori del locale Centro per l'impiego stanno svolgendo attività formativa teorica, alla quale seguirà quella pratica all'interno della falegnameria.


Il progetto finanziato tramite il Pon Inclusione 2014-2020 è finalizzato al recupero e al rafforzamento delle competenze delle persone recluse e all'acquisizione di professionalità richieste dal mercato del lavoro. Il primo prototipo di stanza, con letto, armadio e sedia, presente nel blocco C del penitenziario leccese, è stato presentato questa mattina nella casa circondariale di Lecce, dove si è riunito il Comitato di pilotaggio del Progetto MILIA per fare il punto sullo stato di avanzamento del programma. «Un’iniziativa importante – ha dichiarato il capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Carlo Renoldi - che permette di realizzare attività di rete tra Enti e istituzioni che hanno competenza nell’ambito della formazione e dell’inclusione sociale. Si tratta quindi di un’iniziativa da consolidare nel tempo, a prescindere dai finanziamenti del Pon Inclusione, affinché l’idea si possa estendere ai bisogni di più amministrazioni penitenziarie».

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