Sanatoria dei locali nel centro storico: i residenti contro le “regole-farsa”

Giovedì 24 Settembre 2020 di Stefania DE CESARE
Centro storico e cambi di destinazione d'uso, la protesta dei residenti: «Così non va, troppi locali, bar e ristoranti nel cuore della città. Il Comune di Lecce faccia un passo indietro. Il quartiere è invivibile». E scatta la rivolta contro quelle che vengono definite «regole farsa».

I residenti dell'area antica sono sul piede di guerra. Motivo? Troppi bar e ristoranti nelle piazzette e nelle stradine del centro storico, nella zona dell'Ovale come dalle parti del Duomo e delle strade che portano verso Rudiae o verso Porta San Biagio: un proliferare di attività della movida che negli anni ha creato squilibri e problemi per chi vive la zona.
Per questo i residenti hanno preso carta e penna riportando nero su bianco i loro malumori e i problemi con cui devono quotidianamente fare i conti. Circa 200 le firme raccolte fino a oggi e che saranno fatte arrivare presto sul tavolo del sindaco Carlo Salvemini. È lui il destinatario dell'iniziativa che si sta concretizzando in queste ore.

A far scattare le proteste dei residenti è stata la delibera di modifica delle norme tecniche del Prg - approvata all'unanimità in Consiglio comunale il 30 giugno scorso dopo il passaggio in Giunta successivo ad un lungo lavoro messo a punto dagli uffici - per permettere nel centro storico la conversione dei negozi di vicinato in esercizi pubblici di somministrazione. Quelle che, in modo diretto, vengono definite salumerie e che, spesso, in questi anni hanno operato come piccoli ristoranti o luoghi dove poter mangiare e bere.
Le nuove regole varate dall'amministrazione Salvemini prevedono, appunto, che il cambio sarà possibile all'interno di locali che abbiano la destinazione urbanistica commerciale comprovata da un titolo edilizio e solo in presenza di adeguamenti di carattere igienico e sanitario. Un provvedimento che scontenta i residenti del centro storico secondo i quali la decisione «peggiorerà la vivibilità del centro, la qualità della vita dei suoi abitanti, il lavoro dei commercianti e dei ristoratori in regola».

Per i firmatari, infatti, il provvedimento altro non è che una «liberalizzazione delle licenze commerciali a favore esclusivo della somministrazione di cibo e bevande». Regole farsa, appunto, solo raramente rispettate con riferimento alla sanatoria. Una sorta di liberi tutti, a sentire chi è contrario.

Numerose le critiche contenute nella lettera accompagnata da 200 firme. «Già ora è stupefacente rilevare come siano stati aperti locali di somministrazione di cibo e bevande in edifici esplicitamente destinati esclusivamente alla residenza, stravolgendo la vita di piazzetta Santa Chiara, via dei Perroni, via Libertini, via degli Ammirati, via Paladini, deserti ormai di giorno, in quanto privi delle attività commerciali un tempo presenti, e vivi oltremisura soltanto di notte si legge nella lettera che sarà presentata anche al Prefetto, al Questore e alla Soprintendente -. Abbiamo letto che questa norma garantirà la regolarizzazione di più di cento attività attualmente non in regola. Allora ci chiediamo: come sono state autorizzate queste attività? E i ristoratori che hanno sempre rispettato le regole, che già subiscono questa concorrenza sleale, sono destinati a veder inflazionata la loro categoria commerciale? Tutto ciò appare una beffa».

La conversione dei negozi di vicinato in esercizi di somministrazione amplificherebbe, secondo i cittadini del centro storico, quelli che sono i problemi a oggi già esistenti: «Non dormiamo più per la musica; subiamo immissioni di fumi maleodoranti di cibo nelle nostre abitazioni; non riusciamo a rientrare con la macchina perché le strade sono un tappeto umano, con serio rischio per l'incolumità fisica per l'assenza di uno spazio minimo per il transito delle auto nelle piccole viuzze del centro storico, letteralmente invase da persone, sedie e tavoli; rischiamo di non poter essere soccorsi in caso di necessità perché la folla rende impossibile il passaggio di un'ambulanza».

Oltre al ritiro della delibera, i firmatari chiedono al Comune di predisporre un Piano del Commercio «con l'obiettivo di riequilibrare la distribuzione per tipologia degli esercizi commerciali», un potenziamento dei controlli di Polizia urbana «specie nelle ore notturne, sull'occupazione di suolo pubblico e l'effettivo rispetto delle concessioni sugli spazi ed orari autorizzati», un controllo dei titoli abilitativi degli esercizi pubblici e l'obbligo per i gestori dei locali di «effettuare un'adeguata pulizia degli spazi antistanti prima della chiusura notturna, compresa la costante pulizia dei bidoni della spazzatura». Ultimo aggiornamento: 09:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA