Puglia, ipotesi in zona rossa, confronto col governo e attesa per il report. E intanto c'è chi chiude tutto alle 19: il caso

Mercoledì 18 Novembre 2020 di Francesco GIOFFREDI

Il filo è sottile. Da una parte numeri e indicatori-sentinella. Dall'altro lato le valutazioni di opportunità, forse di buon senso, a campo largo. Nel mezzo, in bilico, ci sono Regione e governo. La Puglia non esclude il salto nella fascia di rischio più alta, zona rossa dopo i 14 giorni in arancione. Perché la curva non accenna ad appiattirsi (le curve, in realtà: contagi, ricoveri e decessi) e perché pressione ospedaliera, appelli dei medici e valutazioni prudenziali portano probabilmente a suggerire il passaggio al rosso. La decisione definitiva spetta al governo, ma la stessa Regione può dare un decisivo impulso: Michele Emiliano e Pierluigi Lopalco già oggi potrebbero sottoporre l'ipotesi al ministro della Salute Roberto Speranza. L'idea, almeno quella di partenza, di governatore e assessore in pectore è la seguente: zona rossa quantomeno per le province di Foggia e Bat, dove l'avanzata del coronavirus (per numeri, andamento e quadro sociosanitario) spaventa più che altrove. Le relazioni dei due manager Asl confermano l'allarme. E intanto i medici pugliesi, pressoché compatti, invocano la zona rossa: ieri al coro si sono aggiunti i professionisti del settore Emergenza-urgenza della Fimmg.

Il caso. Ma ora c'è chi fa da sè e anticipa ogni decisione del governo. È il caso della sindaca di Andria Giovanna Bruno, nella Bat. Le quasi mille persone contagiate - una ogni cento abitanti - hanno convinto l'amministratice a correre ai ripari. A mezzo ordinanza firmata nelle scorse ore, Bruno ha stabilito la chiusura anticipata alle 19 di ogni attività commerciale, compresi supermercati e rivendite di generi alimentari e di prima necessità. Un tentativo in extremis per provare ad arginare l'avanzata del virus.


Le mosse della Puglia. Di sicuro suona quasi irrituale la richiesta, o comunque il gradimento, di una Regione in senso peggiorativo. Sulla base dei 21 indicatori-sentinella, la Puglia non dovrebbe infatti muoversi dall'arancione. Spiega però lo stesso Lopalco, lasciando trapelare un sostanziale via libera al passaggio alla fascia di maggior rischio: «Tutte le categorie di medici stanno spingendo per chiedere la zona rossa e limitare la circolazione del virus. Se ci atteniamo ai famosi 21 indicatori, noi siamo arancione. I dati sono quelli, c'è poco da fare. Gli operatori sanitari, però, sono stanchi, sono molto stressati, quindi qualunque iniziativa che possa allentare la morsa su ospedali e territorio è benvenuta».
Il giorno delle carte scoperte e delle scelte potrebbe essere venerdì, però: per dopodomani è atteso il nuovo report dell'Istituto superiore di sanità, cioè la griglia dei 21 indicatori. E per le regioni in queste due settimane stabilmente nella fascia d'iniziale assegnazione è una specie di esame di maturità: bisogna decidere se in che direzione spostarle, da rosso ad arancione o viceversa. L'ordinanza di Speranza fissava del resto in 15 giorni la forchetta di tempo necessaria per fare una prima valutazione e decidere eventuali spostamenti sulla mappa a tre colori.
Lopalco insiste: «La Germania, che ha terapie intensive dappertutto, sovradimensionate rispetto a qualunque altro sistema sanitario, ha fatto il lockdown. Purtroppo qualunque sistema sanitario, nel momento in cui cresce l'ondata pandemica, a un certo punto necessariamente si blocca. L'unico modo per bloccare l'avanzata del virus è quello di limitare i contatti sociali». L'epidemiologo raffredda ancora una volta gli entusiasmi su Rt in calo (l'indice di trasmissibilità del virus): in Puglia «ora siamo all'1,44», ma «per fare un esempio, in una stagione influenzale il picco si manifesta con un Rt di 1,2: noi siamo a 1,4 con una malattia che comunque provoca polmonite». «Mi metto nei panni di chi lavora nelle terapie intensive, nel 118, di chi sta in prima linea: dire che si sta cominciando a pensare al Natale un po' mi fa specie». «Bisogna concentrarsi ora dire alla gente adesso statevene a casa, statevene buonini, perché se stiamo buonini adesso è probabile che tra 14 giorni magari negli ospedali si possa cominciare a respirare». Conferma Nicola Gaballo, referente Fimmg per il settore Emergenza-urgenza: «Le chiamate continuano ad arrivare e i mezzi di emergenza non ce la fanno a stare dietro a tutte. I casi Covid sono in costante aumento e noi veniamo coinvolti anche nei trasporti secondari, di ospedale in ospedale. Il risultato è che il 118 non riesce più già oggi a coprire le emergenze di altro genere».


La saturazione delle terapie intensive e dei reparti Covid è lo spettro che più di tutti spaventa la Regione. A tal punto da suggerire la stretta, pur senza il supporto dei 21 indicatori-sentinella (che pure segnalano con preoccupazione il tasso di occupazione ospedaliera). A margine, c'è un altro fattore che pesa sui piatti della bilancia: a differenza di qualsiasi autonoma misura regionale, solo il passaggio formale (e decretato dal governo) in zona rossa garantirebbe agli esercizi commerciali danneggiati il pieno e totale godimento dei ristori. È quanto stabilisce l'ultimo Dpcm, che non lascia spazio a margini di elasticità. In buona sostanza, si rischia il limbo: una zona rossa di fatto, senza però i benefici che essa comporta.

Ultimo aggiornamento: 19 Novembre, 07:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA