Salento preistorico: a Grotta Romanelli scoperti dipinti di pinguini e buoi. Così vivevano i nostri antenati

Sabato 23 Ottobre 2021 di Donato NUZZACI

Il mare del Salento e l’entroterra continuano ad offrire spunti di indagine agli esperti nazionali ed esteri di antichità. Alla notizia di pochi giorni fa del recupero negli abissi del Canale di Otranto, a 780 metri di profondità, del carico di una nave corinzia del VII secolo avanti Cristo, studiato nei laboratori della Soprintendenza nazionale per il patrimonio subacqueo - che ha gettato ulteriore luce sugli albori del commercio tra Corinto e la Magna Grecia -, si aggiunge quella del ritrovamento all’interno di Grotta Romanelli a Castro di nuove incisioni parietali di età Paleolitica. Scoperta che ha subito acceso il dibattito nella comunità scientifica internazionale e tra gli studiosi di questo sito, considerato come uno dei principali per la ricostruzione della Preistoria mediterranea. 

 

La campagna di scavo

 

I nuovi risultati della campagna di scavo condotta nella Romanelli, rientranti nell’ambito del progetto di ricerca coordinato dal professore Raffaele Sardella del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università Sapienza di Roma e supportato da anni dai finanziamenti del progetto “Grandi Scavi” dello stesso ateneo, hanno fatto emergere importanti novità sulle evidenze di arte parietale, finora completamente sconosciute, presenti in due aree dello spazio cavernario della Romanelli. In particolare, le scoperte includono nuove incisioni di età Paleolitica con segni geometrici, la figura di un bovide e una rara raffigurazione di uccello, si pensa una specie estinta di pinguino boreale l’Alca impenne (Pinguinus impennis). Figure che secondo i ricercatori, rivelano «affinità con altre evidenze presenti su un areale assai ampio che va dalla penisola iberica alle propaggini orientali del Caucaso». 

 

La pubblicazione sulla rivista internazionale

 

Un tesoro tutto salentino dunque, che ha fatto negli ultimi giorni il giro del mondo attraverso la presentazione degli scavi da parte della prestigiosa rivista inglese Antiquity edita da Cambridge University Press, e per un dato inedito: le attività di scavo infatti hanno permesso di ricavare nuovi riferimenti cronologici che confermano un’occupazione umana della Romanelli almeno tra 14mila e 11mila anni fa, suggerendo così che la grotta fu sfruttata in un periodo più lungo ed antico rispetto a quanto ritenuto finora, con diverse fasi di attività artistica. «Queste incisioni confermano la presenza di un patrimonio visuale condiviso, all’indomani dell’Ultimo Massimo Glaciale, su un territorio assai vasto aprendo a nuovi interrogativi circa le dinamiche sociali e la diffusione di simili motivi iconografici attorno al bacino del Mediterraneo» spiega Dario Sigari dell’Università di Ferrara e responsabile dello studio delle evidenze di arte parietale e mobiliare di Grotta Romanelli. 
«Tutta l’attività di caratterizzazione - continua - è stata possibile solo grazie al lavoro di squadra, composta da specialisti che hanno aiutato a interpretare i diversi segni. Un’opportunità unica per impostare una metodologia di documentazione e studio dell’arte rupestre e non solo». Per questo, altre sorprese sono dietro l’angolo, così come annuncia il professore Sardella: «I risultati ad oggi raggiunti costituiscono un primo fondamentale traguardo, frutto di un lavoro di anni e dell’appoggio costante della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi e Lecce. Le ricerche sono in corso e ulteriori importanti novità sulla storia della grotta, del territorio circostante e dei suoi abitanti saranno rese note nel prossimo futuro». 

 

Ultimo aggiornamento: 24 Ottobre, 19:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA