Salento, parla il pentito: «Usura e parcheggi abusivi a 5 euro»

Salento, parla il pentito: «Usura e parcheggi abusivi a 5 euro»
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Sabato 10 Settembre 2022, 07:29 - Ultimo aggiornamento: 16:02

Usura: «Per cui su 1.000 euro prestato Calò pretendeva al mese 250 euro. Di questi corrispondeva 50 euro alla famiglia Coluccia per il tramite di Antonio Bianco». Estorsioni alle imprese: «Frequentavo D.G. e in una occasione l’ho sentito commentare un’estorsione compiuta ad danni di ...a cui M.L., su incarico di D.G., in quanto suo uomo, aveva incendiato il capannone nel quale aveva sede la sua attività di vendita di materiale edilizio. Nella stesa circostanza D.G. parlando con M.L. disse che aveva minacciato un altro imprenditore dicendogli che gli avrebbe fatto fare a....». e poi investimenti di 100mila in una azienda specializzata nelle vendita di bibite. Ed il coinvolgimento di affiliati nella vendita dei contratti di fornitura di energia elettrica a cui si sarebbe dedicato Antonio Coluccia. Una circostanza, quest’ultima, già contestata nell’inchiesta del blitz di febbraio, quella del pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Lecce, Carmen Ruggiero, e dei carabinieri del Nucleo investigativo. È quanto si legge nei verbali che riportano le dichiarazioni del nuovo collaboratore di giustizia, Dino Coluccia, 49 anni, nipote del boss. 

Gli interessi

Altri ancora gli interessi che avrebbe avuto il clan, sta raccontando il nuovo collaboratore di giustizia, Dino Coluccia: nel Palarock di Aradeo ed in una struttura per eventi fra Noha e Collepasso. Ed anche nella gestione di una azienda specializzata nella distribuzione di videogiochi. E dunque, le parole del collaboratore di giustizia vanno a confermare la tesi di quella parte dell’inchiesta che ha sostenuto il tentativo del clan di infiltrarsi nell’economia sana. A cominciare con l’esercitare la funzione di finanziaria: «Calò mi riferiva che a lui conveniva gestire l’attività partecipando al clan, perché grazie ai Coluccia era riuscito a praticare un tasso di interesse superiore rispetto al passato», le parole di Dino Coluccia. «So anche per averlo appreso da Calò, che quando lui prestava i soldi spendeva sempre il nome di Coluccia per intimorire le vittime. E costringerle, quando ritardavano nel pagamento, a restituirgli il denaro. 

Il riscontro

Una serie di dettagli e di circostanze da sottoporre a riscontro, Dino Coluccia li sta fornendo anche riguardo il presunto interessamento del clan nella distribuzione di videogiochi: «Sono a conoscenza che i...quando hanno ceduto la loro azienda di distribuzione di dispositivi da gioco, hanno corrisposto una percentuale anche a Coluccia e che si sono impegnati a corrispondere una percentuale sull’utile che avrebbero guadagnato mensilmente su una nuova attività di distribuzione di video poker che avrebbero avviato. Michele, poiché all’epoca era detenuto, diede disposizioni di mettere da parte tutto il denaro che gli sarebbe spettato e che gli avrebbe consegnato nel momento in cui fosse tornato in libertà».
Sul Palarock di Aradeo, Dino Coluccia ha raccontato della gestione dei parcheggi in mano al clan ma anche di quote appartenenti ad un parente dei Coluccia: «Antonio Bianco gestisce i parcheggi abusivi, si fa corrispondere 5 euro dalle singole autovetture. Diede ordine di lanciare una bottiglia incendiaria contro la porta di ingresso per intimidire gli altri soci».

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