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Salento, la mamma muore e il maglione resta a metà. Mobilitazione per finirlo a maglia

Il maglione
Il maglione
di Anna Manuela VINCENTI
5 Minuti di Lettura
Giovedì 16 Giugno 2022, 18:19 - Ultimo aggiornamento: 17 Giugno, 00:20

Fili di lana diventano fili di memoria e intessono passato e futuro, creano amicizia e fanno scoprire il lato umano, la condivisione e la gioia di riscoprirsi comunità. Da Cutrofiano, comune della Grecìa Salentina, una storia che emoziona e fa capire che anche se i nostri cari non ci sono più, si può trovare il modo per portare a compimento un lavoro iniziato da chi non può più farlo.
Una storia che arriva da lontano, fuori dalla Puglia, che racconta di una vita stroncata troppo presto da una malattia, quella di una mamma che deve lasciare la propria famiglia e volare in cielo.
Una mamma fisioterapista, ma dai mille hobby oltre il lavoro, che usava le sue abili mani per curare e per creare. Una mamma che ricamava il punto gigliuccio, il chiacchierino, l’uncinetto, la maglia, che purtroppo lascia, oltre alla famiglia, anche molti dei suoi lavoretti incompiuti.

Il maglione


Quando si perde una persona cara si vorrebbe lasciare tutto com’è, ma arriva sempre un momento in cui bisogna andare avanti ed è necessario raccogliere tutto in un pacco per avere la forza di elaborare il lutto. Come ha fatto la giovane ragazza rimasta orfana della sua mamma. Ha messo tutto in un pacco e da Roma, dove viveva con la sua famiglia, lo ha spedito a Cutrofiano, dove vive la zia Maria, con una raccomandazione “Se riesci a finire quello che ha iniziato la mamma ci renderesti felici”. Tra le lacrime Maria ritrova: i cotoni, i gomitoli di lana, i lavori lasciati a metà dalla sorella e decide di fare il possibile per portarli a termine.

La sorella: «Volevo completare, ma avevo bisogno di una mano»


«Io non sono così brava come mia sorella –racconta- lei nonostante il lavoro riusciva a fare tante cose. Ho cercato di completare quello che potevo, per i ricami più complicati mi sono rivolta a delle ricamatrici anche dei paesi vicini. Nello scatolone tra i tanti gomitoli di lana c’era un maglione bianco in pelo d’angora con una bordura blu bellissima, in parte già iniziato ed imbastito, ma con maniche e polsi da completare. Una bordura meravigliosa, ma senza lo schema per me era impossibile da completare. Ho provato a chiedere in giro, ma nessuno sapeva fare questo tipo di lavorazione ai ferri. Io ero dispiaciuta- spiega Maria- perché avevo capito che mia nipote ci teneva particolarmente ad avere il maglione finito. Era l’ultimo lavoro ai ferri a cui stava lavorando mia sorella, l’ultimo ricordo della sua mamma. Ma nonostante chiedessi nessuno sapeva il punto.

La mobilitazione

Finchè un giorno la mia amica che ha una lavanderia, a cui avevo raccontato la mia storia e a cui avevo chiesto di spargere la voce tra le sue clienti, mi dice che sua cugina Paola potrebbe aiutarmi. Paola è consulente del lavoro nonché la moglie del sindaco di Cutrofiano, non l’avevo mai vista né lei conosceva me. Ma ha accettato di completare le maniche ed il collo del maglione, quando l’ho visto finito mi sono commossa. Non la ringrazierò mai abbastanza per il suo grande gesto d’amore. Mia nipote appena l’ha visto ha fatto salti di gioia, non finiva mai di ringraziarmi e di ripetere che era il maglione che le ha fatto sua mamma. Dopo questa storia è iniziata l’amicizia con Paola, una persona stupenda. Quando ho scoperto che era così brava le ho detto che avrei voluto imparare a lavorare meglio la maglia. Sono nati così gli incontri in biblioteca, mia sorella è stata da tramite per creare un gruppo di lavoro e di amicizia davvero straordinario.»

L'aiuto della moglie del sindaco


Dal canto suo Paola Paiano racconta: «Completare il maglione per Maria mi ha permesso di realizzare un’idea che avevo da tempo. In biblioteca c’era una poltrona che mi ha ricordato quando da giovani ci riunivamo per fare ricami e lavori manuali, erano bei momenti di condivisione che ora mancano. La biblioteca mi è sembrato il luogo ideale per promuovere la cultura e lo stare insieme. È nato così il nostro gruppo, siamo circa 13 donne di tutte l’età, da quasi un anno ci incontriamo il mercoledì dalla maglia siamo passati al ricamo e all’uncinetto. Con l’avvento della guerra abbiamo deciso di fare una grande bandiera della pace, è quasi finita. È sei metri per tre, vorremmo appenderla in piazza, stiamo cercato un sostegno idoneo. Infine nell’ultimo tempo una di noi legge un libro ad alta voce mentre lavoriamo. È bello ritrovarsi si trascorre del tempo insieme, si condividono racconti e ci riscopre comunità».

 

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