Salento, chiesti 23 milioni di euro per fermare l'erosione costiera. I fondi Cis

Porto Miggiano
Porto Miggiano
di Maurizio Tarantino
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Lunedì 21 Marzo 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 14:39

Una maxirichiesta da quasi 23 milioni di euro per fermare l’erosione costiera. La Provincia di Lecce nei giorni scorsi ha inviato al ministero per il Sud le schede delle amministrazioni della costa adriatica del Salento interessate al fenomeno, nel tentativo di intercettare i fondi del Cis necessari per evitare la scomparsa dei litorali rocciosi e per sostenere il ripascimento di quelli sabbiosi. A partecipare però solo i Comuni di Squinzano e Trepuzzi con la marina di Casalabate, Melendugno con San Foca e Torre dell’Orso e Santa Cesarea Terme con Porto Miggiano: la Provincia infatti ha solo fatto da raccordo, inoltrando le schede già realizzate e interloquendo con il Ministero, senza operare un intervento specifico come nel caso della ciclopedonale da Otranto a Leuca, obiettivi scelti anche coerentemente con le previsioni del Piano territoriale di coordinamento provinciale. 

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Porto Miggiano

Il progetto più oneroso è quello di Porto Miggiano per il quale è stato previsto, per il momento, solo uno studio di fattibilità. L’obiettivo è quello di mettere in sicurezza la falesia che va dalla torre fino alla baia al porticciolo comprendendo lo scalo d’alaggio, per poi proseguire dal caratteristico faraglione fino al muraglione che sovrasta la discesa dei cento scalini, senza interessare la spiaggetta. Al largo saranno messe delle barriere soffolte per prevenire l’erosione costiera della falesia. C’è anche l’idea di valorizzare lo scalo d’alaggio realizzando un molo in legno, in modalità ecosostenibile, per attirare la nautica diportistica. Nel rispetto dei luoghi si cercherà di eliminare i massi pericolanti e valutare l’impiego di tiranti, ma questo sarà chiaro dopo le indagini geologiche. Altro aspetto interessante, il recupero della cava presente sotto la torre, molto antica. 

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Casalabate: ripascimento

Squinzano invece ha chiesto un milione e 800mila euro per la messa in sicurezza dei tratti di falesia di Casalabate visti i ripetuti crolli. In questo modo si potrà anche garantire la libera fruizione degli spazi in condizioni di sicurezza ridando vita al lungomare di Casalabate: nell’area interessata ci sono valenze storico architettonici come Torre Specchiolla e il cordone dunale che arriva a Masseria Canuta. In continuità anche Trepuzzi ha presentato delle schede su Casalabate per un impegno di 5 milioni e 200mila euro. Un tratto di costa dove l’arretramento della linea di riva è stato notevole è quello del promontorio in località “I Bacini” a Nord di Torre Chianca. Il progetto di fattibilità tecnica ed economica ha preso in considerazione, fra le varie possibili strutture di difesa, la realizzazione di dighe a scogliera frangiflutti, continue o discontinue, sommerse a sezione omogenea in massi naturali di cava. Ad essere interessati saranno due tratti di litorale protetti con dighe a scogliera distanziate. Ad oggi quasi tutto il litorale, con eccezione di due pennelli realizzati a monte di Torre Chianca, non presenta opere a mare. Per conservare questo stato di fatto delle opere e per far fronte al persistere dell’erosione, saranno effettuati interventi di ripascimento protetti, realizzati a partire dalle cale più critiche poste a nord. 

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Melendugno: le falesie

Previsione di spesa da 5 milioni e 100mila euro quella del Comune di Melendugno che punterà a mitigare i fenomeni di erosione costiera che interessano alcuni tratti del litorale sabbioso, cioè la spiaggia in località “Li Marangi”, la spiaggia di Torre dell’Orso ed alcune porzioni di spiagge sabbiose ubicate al piede di costoni rocciosi in falesia ubicati a nord di San Foca. Le aree di intervento hanno subito negli ultimi anni un sensibile arretramento della linea di riva. Problematiche recenti che si sommano al trend iniziato a partire dagli anni ’60 quando, a causa della sempre maggiore antropizzazione del territorio, ed in particolare della fascia costiera, è stato impedito l’afflusso alle spiagge del materiale da terra provocando un grave deficit sedimentario, tuttora irrisolto. La soluzione prevede un ripascimento artificiale con sabbie provenienti da un bacino sommerso ubicato al largo di Otranto.
 

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