Salento, avvocato assolto dall'accusa di estorsione. L'accusa: pretese 110mila euro. Il giudice: il fatto non sussiste

Il Tribunale di Lecce
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Giovedì 12 Maggio 2022, 17:13 - Ultimo aggiornamento: 18:49

Assolto il noto avvocato civilista di Galatina, Carmelo Lazari, 70 anni, dall’accusa di avere preteso 110mila euro da due dei quattro soci di una azienda immobiliare del Salento per dare il via alla vendita di un immobile di prestigio, acquistato anni prima con un finanziamento di due milioni e mezzo di euro concesso da una banca. "Il fatto non sussiste", ha stabilito il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Alcide Maritati, per l'ipotesi di reato di estorsione. Accolte le richieste del pubblico ministero Maria Vallefuoco e degli avvocati difensori Donato Mellone e Francesco Galluccio Mezio. Con l'assoluzione il giudice - come atto dovuto in questi casi - ha disposto la trasmissione degli atti al Consiglio dell'ordine degli Avvocati per valutare eventuali profili disciplinari ed alla Procura perchè veritfichi la regolarità fiscale e tributaria di questa operazione.

I due soci

La condanna è stata invocata dall'avvocato Pantaleo Cannoletta, nelle vesti di legale dei due soci dell'impresa immobiliare che diedero il via all'inchiesta con la denuncia-querela in cui sostennero che l'avvocato Lazari aveva posto tre condizioni per consentire la vendita di quell'immobile di prestigio ed impedire così che la la banca potesse incassare i quasi 880mila euro pretesi a titolo di fideiussione del finanziamento: il versamento di  110mila euro, la rinuncia ai crediti vantati nei confronti del sodalizio e la cessione delle loro quote.

No al sequestro

Questa vicenda era intanto passata al vaglio del Tribunale civile che in prima istanza non aveva accolto la richiesta di sequestro dei titoli consegnati all'avvocato Lazari dai due soci a pagamento dei 110mila euro. In seguito il reclamo al collegio giudicante era stato rigettato con condanna alle spese. 

Archiviazione respinta

Sul fronte penale l’inchiesta è passata attraverso una richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero Giovanni Gallone (passato poi al Tar) e respinta dal giudice per le indagini preliminari Giovanni Gallo (passato poi nel collegio del Riesame e delle Misure personali e patrimoniali): il gip ritenne che la cifra che sarebbe stata chiesta dall'avvocato Lazari non troverebbe alcuna giustificazione nella prestazione professione poiché negli atti non c’era traccia di quale apporto avesse dato alla vendita di quell’immobile. E non solo: se l’inchiesta meritava di essere approfondita e non archiviata era anche dovuto - rilevò il gip - alla scelta dei due soci di consegnare dieci titoli cambiari da 11mila euro ciascuno, alla cessione delle loro quote societarie ed alla rinuncia dei credito maturati con la stessa società immobiliare. Tanto per consentire la vendita dell’immobile e non vedersi costretti a versare alla banca la fidejussione.

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